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Legittima difesa: promulgata la legge

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Il presidente della Repubblica Mattarella ha firmato la legge di riforma sulla legittima difesa inviando però subito dopo una missiva ai presidenti di Camera e Senato e al premier
palazzo del Quirinale sede  del capo dello Stato italiano

di Gabriella Lax - Ha messo la firma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e ha così promulgato la legge di riforma della legittima difesa. Contemporaneamente però, il Capo dello Stato ha inviato una missiva indirizzata ai presidenti del Senato e della Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, e al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Legittima difesa, Mattarella firma e poi scrive alle Camere

Come riferisce una nota del Quirinale: «Ho promulgato in data odierna la legge recante: 'Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa' - afferma il presidente nella lettera - il provvedimento si propone di ampliare il regime di non punibilità a favore di chi reagisce legittimamente a un'offesa ingiusta, realizzata all'interno del domicilio e dei luoghi ad esso assimilati, il cui fondamento costituzionale è rappresentato dall'esistenza di una condizione di necessità».

In premessa, evidenzia Mattarella: «La nuova normativa non indebolisce né attenua la primaria ed esclusiva responsabilità dello Stato nella tutela della incolumità e della sicurezza dei cittadini, esercitata e assicurata attraverso l'azione generosa ed efficace delle Forze di Polizia - si tratta invece di un provvedimento che - si propone di ampliare il regime di non punibilità a favore di chi reagisce legittimamente a un'offesa ingiusta, realizzata all'interno del domicilio e dei luoghi ad esso assimilati, il cui fondamento costituzionale è rappresentato dall'esistenza di una condizione di necessità».

Qualche precisazione la merita la nozione di "grave turbamento". Per il presidente della Repubblica: «L'articolo 2 della legge, modificando l'articolo 55 del codice penale, attribuisce rilievo decisivo "allo stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo in atto": è evidente che la nuova normativa presuppone, in senso conforme alla Costituzione, una portata obiettiva del grave turbamento e che questo sia effettivamente determinato dalla concreta situazione in cui si manifesta». Quindi se fosse una scriminante applicabile sempre e comunque, chiunque abbia sparato potrebbe asserire di essere in stato di grave turbamento per evitare il processo per eccesso di legittima difesa.

Secondo Mattarella nella legge sono presenti due errori materiali rispetto alle garanzie riconosciute a chi si è avvalso della legittima difesa. In primis, nei procedimenti penali nei quali venga loro riconosciuta la legittima difesa "domiciliare", le spese del giudizio per le persone interessate sono poste a carico dello Stato, ma la stessa previsione non riguarda le ipotesi di legittima difesa in luoghi diversi dal domicilio. E poi ancora, «l'articolo 3 della legge subordina al risarcimento del danno la possibilità di concedere la sospensione condizionale della pena, nel caso di condanna per furto in appartamento o per furto con strappo, ma lo stesso non è previsto per il delitto di rapina», più grave di furto e scippo. Secondo Mattarella «Un trattamento differenziato non ragionevole poiché, come indicato dalla Corte costituzionale, nella sentenza n. 125 del 2016 - "gli indici di pericolosità che possono ravvisarsi nel furto con strappo si rinvengono, incrementati, anche nella rapina"».

Le parole del presidente trovano un risconto immediato nel pensiero del presidente dell'Associazione nazionale magistrati Pasquale Grasso, che come riporta Adnkronos, spiega «È legge dello Stato. Nella concreta applicazione, se emergeranno dubbi di costituzionalità saranno sottoposti al vaglio della Consulta».

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(27/04/2019 - Gabriella Lax) Foto: studiocataldi.it
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