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Discariche, la Corte europea condanna l'Italia

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La sentenza riguarda le discariche aperte prima del 2001 e che avrebbero dovuto essere chiuse oppure adeguate alle nuove norme di sicurezza Ue introdotte nel 1999
uomo che ridisegna nuovo mondo concetto tutela ambiente

di Gabriella Lax - Per 44 discariche del nostro Paese arriva la condanna della Corte europea. L'Italia è responsabile di non aver adeguato 44 discariche sparse nel territorio alle disposizioni previste dall'apposita direttiva 31 del 1999 entro la scadenza fissata dalla Commissione, il 19 ottobre del 2015.

Cedu condanna Italia per discariche

Come evidenzia in una nota la Corte europea, la direttiva mirava a «prevenire o ridurre per quanto possibile gli effetti negativi per l'ambiente e la salute umana dell'interramento di rifiuti introducendo severi requisiti tecnici».

Il nostro Paese, alla fine di una procedura d'infrazione aperta nel 2012, era stato deferito alla Corte nel 2017. Nella lettera di diffida la Commissione aveva rilevato la presenza di 102 discariche in violazione della direttiva 1999/31. La normativa stabiliva requisiti tecnici più severi con l'obiettivo di ridurre gli effetti negativi dell'interramento dei rifiuti per l'ambiente e per la salute pubblica. Mentre gli Stati membri avrebbero dovuto, entro il 16 luglio 2009, chiudere o adeguare a questi nuovi standard le discariche (in funzione prima del 16 luglio 2001), l'Italia dopo una trattativa, era riuscita ad ottenere un termine più lungo, ossia il 19 ottobre 2015. Ben si comprende perché nel 2017, la Commissione europea ha proposto dinanzi alla Corte di giustizia un ricorso per inadempimento contro il nostro Paese per non aver ottemperato a quanto richiesto. La commissione ha contestato: la presenza di 31 discariche su 44 non erano state chiuse entro il 19 ottobre 2015 e, alla data della proposizione del ricorso non erano ancora state adeguate; i lavori per rendere conformi alla direttiva altre 7 discariche erano stati completati nel corso del 2017 e del 2018 (fuori tempo massimo); per altre 6 discariche invece la Commissione non avrebbe avuto modo di consultare i documenti che provavano il completamento dei lavori e la conformità alla direttiva.

Dal mese di novembre 2018, l'Italia ha comunicato l'avvenuto completamento di interventi necessari a sanare la posizione di 13 delle 44 discariche che formano l'oggetto del giudizio.

Come riferisce l'Ansa, il ministro dell'Ambiente Sergio Costa si è impegnato per la risoluzione della questione discariche. «Negli ultimi mesi - ha specificato - ho richiesto a ciascuna delle cinque Regioni interessate dalla procedura un cronoprogramma di dettaglio dei lavori per il completamento della chiusura delle discariche diffidando, ove opportuno, gli enti regionali a concludere i procedimenti. Al fine di evitare un'ulteriore condanna con l'imposizione di sanzioni pecuniarie, non escludo il ricorso ai poteri sostitutivi. Bisogna fare presto, non solo perché ce lo chiede l'Europa, ma perché il nostro obiettivo primario è tutelare i cittadini e l'ambiente». Solo qualche settimana fa, la stessa Commissione europea ha archiviato la procedura di infrazione verso l'Italia in merito all'applicazione della Direttiva quadro sull'acqua (Eu pilot 73041/15/ENVI). Un risultato importante per la tutela delle acque e dell'ambiente del nostro Paese e in termini di credibilità internazionale, frutto dell'impegno dell'Italia per essere in piena conformità con le direttive europee.

Le discariche fuori legge

Di seguito invece l'elenco delle 31 discariche dichiarate non conformi nell'ottobre 2015: Avigliano (località Serre Le Brecce); Ferrandina (località Venita); Genzano di Lucania (località Matinella); Latronico (località Torre); Lauria (località Carpineto); Maratea (località Montescuro); Moliterno (località Tempa La Guarella); Potenza (località Montegrosso-Pallareta); Rapolla (localité Albero in Piano); Sant'Angelo Le Fratte (località Farisi); Capistrello (località Trasolero); Francavilla (Valle Anzuca); L'Aquila (località Ponte delle Grotte); Canosa (CO.BE.MA); Torviscosa (società Caffaro); Corleto Perticara (località Tempa Masone); Marsico Nuovo (località Galaino); Matera (località La Martella); Rionero in Volture (località Ventaruolo); Salandra (località Piano del Governo); Senise (località Palombara); Tito (località Aia dei Monaci); Capestrano (località Tirassegno); Castellalto (località Colle Coccu); Castelvecchio Calvisio (località Termine); Corfinio (località Cannucce); Corfinio (località Case querceto); Mosciano S. Angelo (località Santa Assunta); S. Omero (località Ficcadenti); Montecorvino Pugliano (località Parapoti) e di Torviscosa (località La Valletta). Le 7 discariche in cui i lavori per renderle conformi alla direttiva sono stati completati nel corso del 2017 e del 2018 sono: Andria (D'Oria G. & C. Snc), Bisceglie (CO.GE.SER), Andria (F.lli Acquaviva), Trani (BAT-Igea srl), Atella (località Cafaro), Pescopagano (località Domacchia), Tito (località Valle del Forno). Le altre 6 per le quali non è stato possibile verificare la conformità alle disposizioni della direttiva o i lavori di adeguamento sono stati fatti dopo il 2015 sono quelle di: Potenza (località Montegrosso-Pallareta), Roccanova (località Serre), Campotosto (località Reperduso), San Mauro Forte (località Priati), San Bartolomeo in Galdo (località Serra Pastore) e Trivigano (ex Cava Zof).

(23/03/2019 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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