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Avvocati e gestione separata Inps: l'istanza del Movimento Forense

Il Movimento forense presenta istanza al Ministero del Lavoro, al Cnf, alla Cassa e all'Ocf, affinchè provvedano a far cessare le pretese dell'Inps di iscrizione alla gestione separata
uomo di affari con guantoni

di Gabriella Lax - E' partita dal Movimento forense (per un'avvocatura indipendente autonoma e libera) lo scorso 28 marzo, un'istanza formale, i cui destinatari sono il Ministero del Lavoro, il Consiglio Nazionale Forense, la Cassa Forense e l'Organismo Congressuale Forense, perché provvedano ciascuno per la propria competenza, a fare in modo che, nell'ordine, l'Inps cessi immediatamente ogni pretesa di iscrizione alla Gestione Separata, con i provvedimenti consequenziali, compresa la revoca di provvedimenti già adottati; in secondo ordine, venga superata la situazione scaturita dalle richieste dell'Inps dopo l'operazione "Poseidone" e siano, da subito, soppresse le pretese impositive nei confronti degli avvocati e le correlate sanzioni, con la previsione della possibilità di operare la ricongiunzione gratuita dei contributi già versati alla gestione separata Inps; infine venga offerto "ogni sostegno e supporto ai Colleghi, loro malgrado coinvolti nell'operazione "Poseidone". E' quanto riporta il MF in una nota sul proprio sito.

Avvocati e gestione separata all'Inps, l'istanza del Movimento forense

Ricordiamo che il Movimento Forense nasce più di dieci anni fa, con l'obiettivo di far interagire l'avvocatura con le istituzioni e la politica al fine di migliorare la professione ed incidere concretamente nel processo di miglioramento del sistema giustizia del Paese.

Nel caso di specie, il Movimento si riferisce alle pretese avanzate dalla gestione separata dell'Inps, rispetto agli avvocati che, prima dell'entrata in vigore della legge professionale, non risultavano iscritti alla Cassa Forense per motivi relativi al reddito, come stabilito dal sistema previdenziale forense che vigeva in precedenza. «E' inaccettabile – si legge - il fatto che gli avvocati, i quali abbiano fruito della facoltatività di iscrizione alla cassa forense per motivi reddituali applicando una normativa vigente (e comunque versando il dovuto a titolo di contributo integrativo), vengano oggi trattati alla stregua di evasori, con conseguente applicazione di sanzioni». Agli stessi avvocati spettava comunque la compilazione e l'invio del Modello 5 e il versamento del contributo integrativo del 4% sull'imponibile Iva.

Movimento forense: «Pretese dell'Inps incongrue e gravemente vessatorie»

E chiarisce il Movimento: «i colleghi coinvolti nella sopra descritta vicenda hanno dovuto affrontare da soli l'inevitabile contenzioso per resistere avverso le pretese dell'Inps, sostenendone costi economici e psicologici, con conseguenze personali, familiari e professionali immaginabili e spesso gravose».

Le pretese dell'Inps sono ritenute non conformi al disposto normativo nonché «incongrue e gravemente vessatorie» alla luce della norma di interpretazione autentica fornita dal legislatore in materia, la vicenda, a questo punto, va riportata «nei binari del buon senso e della legittimità».

(11/04/2018 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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