Sei in: Home » Articoli

Gdpr: addio codice privacy dal 25 maggio

Approvato dal Governo lo schema di decreto che adegua la privacy italiana a quella europea. Le nuove disposizioni, unitamente a quelle del regolamento UE, sostituiranno il codice privacy, che sarà presto abrogato
drone spia che intercetta dal cielo concetto violazione privacy

di Valeria Zeppilli – Il percorso verso l'adeguamento dell'Italia al nuovo regolamento europeo sulla privacy in vigore dal prossimo 25 maggio 2018 prosegue a grandi passi: nei giorni scorsi è infatti stato approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo volto ad allineare il quadro normativo nazionale alle disposizioni dell'Unione Europea (qui sotto allegato). Il prossimo passaggio è quello dell'invio del testo alle Commissioni parlamentari e al Garante della privacy, per acquisirne i rispettivi pareri, indispensabili per la definitiva approvazione.

Leggi: GDPR: tutto quello che c'è da sapere

Finalità del decreto

Il decreto persegue, nella sostanza, due finalità: quella di abrogare le norme nazionali che sono incompatibili con il regolamento europeo e quella di definire i margini di discrezionalità lasciati dal GDPR agli Stati membri, sempre nel rispetto dei principi e delle norme dallo stesso dettati.

Inoltre, come si evince anche dal comunicato stampa ufficiale del Governo che ha accompagnato l'approvazione preliminare del decreto, questo'ultimo si sostituirà ufficialmente, insieme al regolamento UE, all'attuale codice privacy di cui al decreto legislativo numero 196/2003, che sarà quindi abrogato a far data dal 25 maggio 2018.

Disposizioni generali

Il decreto si apre con un'ampia regolamentazione delle nuove disposizioni generali in materia di tutela e protezione dei dati personali, che individua esattamente i principi e le regole deontologiche da seguire nel trattamento, le modalità con le quali è possibile acquisire il consenso dei minori in relazione ai servizi della società dell'informazione e quelle con le quali vanno trattate certe categorie di dati personali in caso di motivi di interesse pubblico rilevante.

Lo schema di decreto si occupa poi delle misure di garanzia per il trattamento dei dati genetici, biometrici e relativi alla salute e dei principi per il trattamento dei dati relativi a condanne penali e a reati.

Vengono inoltre riscritti alla luce del GDPR i diritti dell'interessato, con apposite previsioni per le persone decedute, e le limitazioni alle quali possono soggiacere.

La prima parte del decreto si chiude con la regolamentazione delle figure del titolare del trattamento e del responsabile del trattamento, con una serie di norme che ridisegnano il ruolo, la funzione, i compiti e i poteri del Garante e con la definizione dei diversi mezzi di ricorso a tutela dei dati personali, delle sanzioni applicabili e dei casi in cui la violazione della privacy assume invece rilevanza penale.

Obblighi legali e compiti di interesse pubblico

La nuova regolamentazione nazionale sulla privacy prosegue con la definizione di disposizioni specifiche per i trattamenti dei dati personali che si rendano necessari o per adempiere a un obbligo legale o per eseguire un compito di interesse pubblico o connesso all'esercizio di poteri pubblici.

In questa parte, ad esempio, si affrontano le problematiche inerenti ai trattamenti in ambito giudiziario e ai trattamenti fatti per fini di sicurezza nazionale o difesa.

Particolarmente dettagliata, poi, è la disciplina del trattamento di dati in ambito sanitario, seguita da alcune disposizioni specifiche per le assicurazioni e per il campo dell'istruzione.

Specifiche situazioni di trattamento

Sulla scia di quanto stabilito dal capo IX del GDPR, lo schema di decreto di adeguamento dell'Italia a tale normativa si occupa in maniera puntuale della privacy nel giornalismo, in considerazione della libertà di informazione e di espressione. Norme specifiche vengono dettate, poi, per la regolamentazione dei rapporti tra la tutela dei dati personali e l'accesso ai documenti amministrativi, dei trattamenti nell'ambito del rapporto di lavoro e dei trattamenti a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici.

Comunicazioni elettroniche

Una parte sostanziosa del decreto è infine dedicata alle comunicazioni elettroniche, per il ruolo di primo piano che rivestono nella società moderna e per la conseguenze posizione di rilievo che hanno assunto nel nuovo impianto privacy.

È nel testo approvato nei giorni scorsi che, ad esempio, si trovano le disposizioni sulle chiamate di disturbo e di emergenza e sulle comunicazioni indesiderate.

Schema decreto privacy
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(02/04/2018 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
In evidenza oggi:
» Telefono: i costi di disattivazione sono illegittimi
» Il credito dell'avvocato distrattario non è un credito di lavoro
» Carabinieri, concorso per 2.000 posti
» Avvocati: il vademecum sulla privacy
» Pensioni: via la Fornero e tagli a quelle d'oro


Puoi trovare o lasciare commenti anche nei post che trovi nella nostra Pagina Facebook
Newsletter f g+ t in Rss