Fisco: imprese e partite Iva maggiori evasori

Scende di 6 miliardi di euro l'evasione, ma ammonta a 93 miliardi l'imponibile imputabile a imprese e liberi professionisti. I dati della Cgia
mano con guanto che trattiene soldi concetto evasione fiscale

di Marina Crisafi – Ammonta a oltre 93 miliardi di euro l'evasione imputabile a imprese e liberi professionisti. A rivelarlo l'ufficio studi della Cgia di Mestre sull'imponibile evaso in Italia. Nello specifico, secondo i dati, pur essendo diminuita di oltre 6 miliardi di euro, rispetto allo scorso anno, è presente un imponibile evaso in Italia (a seguito di non corretta dichiarazione dei redditi) di 93,2 miliardi di euro direttamente attribuibile a imprese e partite Iva, su un valore complessivo dell'"economia non osservata" (data dalla somma dell'evasione da sotto-dichiarazione, lavoro irregolare, ecc.) di 207,5 miliardi di euro.

Evasione, imprese e liberi professionisti al top

L'incidenza "dell'evasione attribuibile alle aziende sul totale del valore aggiunto prodotto dall'economia non osservata (207,5 miliardi) – spiegano gli artigiani - è pari al 44,9%. Un altro 37,3% dell'evasione è riconducibile al lavoro irregolare (pari ad un valore aggiunto di 77,4 miliardi) e, infine, un ulteriore 17,8% è ascrivibile alle attività illegali e ai fitti in nero (36,9 miliardi)". Nell'ambito della quota in capo alle aziende, il macrosettore più propenso ad evadere è proprio quello dei servizi professionali e, in particolare, "attività legali e di contabilità, attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale, studi di architettura e di ingegneria, collaudi e analisi tecniche, altre attività professionali, scientifiche e tecniche e servizi veterinari".

Incrociando i dati Istat, infatti, rileva ancora la Cgia, "l'incidenza della sotto-dichiarazione del reddito di impresa sul valore aggiunto totale prodotto dal mondo delle libere professioni è la più elevata tra tutti i macro settori presi in esame (16,2%)". Seguono il commercio all'ingrosso e al dettaglio, il settore dei trasporti, alloggi e ristorazione (12,8%) e le costruzioni (12,3%). Rischio evasione più contenuto, invece, nel comparto dei servizi alle persone (8,8%), nella produzione di beni alimentari e di consumo (7,7%), nella sanità e nell'istruzione (3,9%), nella produzione di beni di investimento (2,3%), di beni intermedi, energia e rifiuti (0,5%).

Evasione: dati per regione

Quanto alla ripartizione geografica dei dati sull'evasione, la percentuale maggiore del non dichiarato (o del sotto-dichiarato), secondo i dati Cgia, si registra al Sud Italia (7,6%). A seguire il Centro (6,5%), il Nordest (6%), il Nordovest (5,4%). A livello di singole regioni, invece, la quota più elevata è in Molise (8,4%), seguono Umbria, Marche e Puglia (8,3%), poi Campania (7,7), Abruzzo, Calabria (7,6), Sicilia e Toscana (7,3%). Il rischio più contenuto si attesta in Friuli Venezia Giulia (5,8%), Lazio (5,3), Lombardia (5) e province autonome di Trento (4,9) e Bolzano (3,9%).

Cgia: per combattere evasione abbassare le tasse

Al fine di "combattere questa piaga sociale ed economica - afferma il coordinatore dell'Ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo - la strada da percorrere è una sola: ridurre il peso del prelievo fiscale e rimuovere i numerosi ostacoli burocratici che condizionano, di fatto, coloro che ogni giorno fanno impresa".

In altre parole: "pagare meno per pagare tutti", perseguendo "ovviamente gli evasori seriali e – mettendoli - nelle condizioni di non farlo più" ma facendo attenzione a non fare di tutta l'erba un fascio. Esiste, infatti, continua Zabeo, "anche un'evasione di sopravvivenza, decisamente aumentata con la crisi, per cui non pagare le imposte ha consentito in questi ultimi anni la salvaguardia della continuità aziendale e dei posti di lavoro".

È verosimile ipotizzare, conclude il segretario CGIA Renato Mason, "che con meno tasse da pagare, si registrerebbe una decisa emersione di base imponibile tale da consentire al nostro fisco di concentrare le attività di contrasto nei confronti dei comportamenti fiscali più insidiosi". Il riferimento è a quelli "praticati dalle grandi imprese e da molte multinazionali che hanno spostato le sedi fiscali nei Paesi con una marcata fiscalità di vantaggio".

(06/01/2018 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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