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Padri separati ridotti alla povertà

Secondo i dati cresce il dramma dei padri separati costretti a stati di indigenza e allontanamento dai figli
padre divorziato che mette le sue cose in macchina

di Gabriella Lax - Quello dei padri separati è un dramma che si consuma silenzioso tra stati di indigenza ed allontanamento dai figli. Migliaia e migliaia di uomini che, a causa della crisi economica, per mantenere l'ex moglie e ai figli, non hanno i soldi per pagare un affitto e così vivono dentro un'automobile o peggio si riducono a stare in mezzo ad una strada. L'ultimo caso a destare clamore mediatico è stato quello di Marco Della Noce, il comico di Zelig finito sul lastrico a causa di un divorzio conflittuale, con impegni economici gravosi che non è riuscito a soddisfare e dai quali sono derivati pignoramenti e sequestri.

Padri sulla soglia della povertà

Secondo i dati raccolti dalla Caritas (aggiornati al 2015) sono 800mila in Italia i padri sulla soglia di povertà, che fanno un pasto adeguato ogni due giorni e arrivano a fine mese con grande difficoltà. L'Ami (Associazione degli avvocati matrimonialisti), spiega che solo 50mila vivono a Milano e 90mila a Roma. Senza l'aiuto delle famiglie d'origine, questi uomini spesso si ritrovano sul lastrico.

Dati Istat: età media di separazione tra i 45 e i 48 anni

È il Sole 24 Ore a riportare i dati su matrimoni e divorzi in aumento. Nel 2015, con l'arrivo del "divorzio breve", l'aumento degli scioglimenti delle unioni è stato del 57% rispetto al 2014. Sono state 82.469 coppie che hanno divorziato, alle quali si aggiungono le ulteriori 91.706 che si sono separate.

Secondo i dati Istat, al momento della separazione i mariti hanno mediamente 48 anni e le mogli 45 anni. Un momento particolare per cui chi subisce il blocco della partita Iva difficilmente riesce a trovare un nuovo lavoro. Proprio nel momento in cui lavorare serve maggiormente per far fronte agli impegni di padri separati che devono lasciare l'abitazione ma continuare a pagarne il mutuo, al quale si aggiunge il fitto del nuovo alloggio con bollette maggiorate perché questo risulta come seconda casa. E poi ancora ci sono l'assegno per i figli e quello per la moglie. Per non parlare dei costi dei legali per affrontare la separazione o il divorzio.

Sempre secondo i dati dell'istituto di statistica, inoltre, la percentuale di separazioni in cui la casa coniugale è stata assegnata alle mogli è aumentata dal 57,4% del 2005 al 60% del 2015 e arriva al 69% per le madri con almeno un figlio minorenne. Inoltre, nel 94% delle separazioni, il tribunale impone al padre un assegno di mantenimento.

Il lato peggiore di tutte queste situazioni è che le difficoltà economiche si ripercuotono nel rapporto coi figli. A volte il locale in affitto per abitare è così piccolo che separati o divorziati non riescono ad avere il permesso di pernottamento per i bambini che passeranno meno tempo col padre.

Tutela per i padri divorziati

Su questa triste tematica qualche regione ha cercato di correre al riparo. Un assegno mensile per i papà divorziati che si trovano in grave difficoltà e una corsia privilegiata nelle graduatorie per gli alloggi erano al centro di proposta di legge del Friuli Venezia Giulia, che costituisce senz'altro un modello replicabile a livello nazionale, dato che la categoria dei padri separati e divorziati rientra ormai, insieme a precari, licenziati e altre situazioni di disagio, nelle "nuove povertà". Ma diverse realtà regionali, tra cui la Lombardia, stanno cercando di porre un freno al problema.

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- Il dramma dei padri separati ridotti a bancomat

(25/10/2017 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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