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Le nuove società tra avvocati: facoltà e limiti

Breve excursus sulle novità introdotte dalla legge sulla concorrenza circa la possibilità per i legali di esercitare la professione in forma societaria
Team di avvocati

di Valeria Zeppilli – A seguito della recente emanazione della legge sulla concorrenza (numero 124/2017), la professione forense può ora essere ufficialmente esercitata in forma societaria non più solo attraverso la costituzione di società di persone, ma anche mediante società cooperative o società di capitali da iscrivere in un'apposita sezione dell'albo tenuto dall'ordine territoriale, mettendo a disposizione anche la documentazione analitica inerente alla compagine sociale.

La partecipazione societaria per gli avvocati incontra però una serie di "paletti".

Vediamoli:

La partecipazione societaria

Tuttavia, la partecipazione societaria non può avvenire né tramite società fiduciarie, né tramite trust, né per interposta persona, pena l'esclusione del socio.

I soci, poi, devono necessariamente essere rappresentati, per tutta la durata della società, da avvocati iscritti all'albo o da avvocati iscritti all'albo e da professionisti iscritti ad altri albi per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto. Se un socio è sospeso, cancellato o radiato dall'albo, lo stesso è escluso categoricamente dalla società, nella quale non può quindi rimanere neanche come socio di capitale.

Infine, si conferma la previsione in forza della quale i componenti dell'organo gestorio della società debbano necessariamente essere soggetti interni alla compagine sociale. A tal proposito, la carica di amministratore può essere ricoperta anche dai soci professionisti.

Prestazione personale dell'avvocato

In ogni caso, anche se la professione forense è esercitata in forma societaria, resta fermo il fatto che la prestazione professionale è personale e che l'incarico può essere svolto esclusivamente da soci professionisti che siano in possesso dei requisiti specifici all'uopo richiesti (non necessariamente avvocati per certe attività stragiudiziali e per la rappresentanza dinanzi alle commissioni tributarie, dinanzi alle quali possono patrocinare anche altri professionisti, come ad esempio i commercialisti e i ragionieri). Per tutta la durata dell'incarico, tali soggetti devono poi garantire la loro piena indipendenza e la loro imparzialità.

Attenzione però a non estremizzare il concetto: sebbene la prestazione professionale sia orientata al principio della personalità, ciò non toglie che il professionista possa avvalersi di sostituti, del cui operato rimane comunque responsabile.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(10/10/2017 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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