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Napoli, città - mondo, ha una lingua e non un dialetto

La sesta puntata di Frammenti dedicata al decreto 7 luglio 2017 del Tribunale di Macerata che attribuisce al napoletano la dignità di lingua
cartolina di Napoli con sullo sfondo il Vesuvio
di Paolo M. Storani - La sesta puntata della rubrica Frammenti è per Napoli e per la sua cultura, finissima, immensa, la sonorità, la musicalità; purtroppo, sempre metà luce, metà ombra, miseria e nobiltà: così si presenta ogni cosa partenopea.
Napoli è una città - mondo, un affresco in piena rigenerazione urbana (con l'augurio che le periferie presto facciano parte integrata nel centro), che non riesci a trovare parole per descrivere se non fosse per l'intensa liricità della sua lingua.
La comunicazione verbale partenopea non è un dialetto per il semplice fatto che si tratta di una lingua colorita adoperata sì nei vicoli, nelle piazze, nei mercati, ma anche nei cenacoli culturali e letterari, senza il pudore e la titubanza di chi si esprime in modo plebeo e popolare.
Il tutto viene condito da una gestualità senza pari.
A forza di dominazioni e di "carocchie", i colpi di nocche in testa (i c.d. nocchini), il popolo napoletano ha imparato con le sue eccellenze a primeggiare in Italia e nel mondo.
Questo è il punto nodale: il carattere della sola vernacolarità compete ai dialetti che vengono parlati in uno spazio limitato e perimetrale.
La lingua di Napoli, invece, è ovunque, è oltre!
E' oltre, ad esempio, rispetto al classico plurilinguismo circolare dell'area del Mediterraneo.
Ha una letteratura in prosa e in versi.
Ha forme espressive di strada come i volti sui murales del grande artista (che non mostra il suo di volto) Jorit Agoch.
Ha una canzone diffusa a livello globale; addirittura la canzone napoletana ha un'identità perfino superiore a quella italiana; si pensi a quel ch'è riuscito a compiere con l'Orchestra Italiana il grande Maestro Renzo Arbore, napoletano acquisito.
La lingua napoletana possiede vocabolari e dizionari linguistici. Ha origini forse caucasiche.
Pertanto, il giudice dibattimentale del Tribunale Penale di Macerata, Dott.ssa Francesca Preziosi, quando dispone, con il decreto di citazione del perito del 7 luglio 2017 che rinvenite in calce all'articolo di Marina Crisafi di oggi, 12 luglio 2917, intitolato AAA Tribunale cerca perito per interpretare... il dialetto napoletano, che gli imputati campani di un processo per spaccio di sostanze stupefacenti vengano ascoltati alla ventura udienza del 14 luglio 2017 per il tramite di un interprete, dà al napoletano il giusto riconoscimento che deve avere una lingua viva.
Ossia attribuisce al napoletano la dignità di un autentico idioma internazionale.
Un provvedimento ch'è la mossa del cavallo, quell'unico pezzo che nel gioco degli scacchi può saltare gli avversari.
E che scelta per l'interprete!
L'avv. Andrea Di Buono è proprio un autentico interprete della commedia partenopea e si esibisce avanti a noi colleghi con sfrontata simpatia.
Aggiornamento serale
Dal Palazzo di Giustizia maceratese si precisa che la nomina riguarda l'incarico di sbobinamento di intercettazioni telefoniche.
Non debbono, quindi, essere sentiti gli imputati, che, anzi, sino ad oggi, non sono mai comparsi in aula.
Non si tratta, dunque, di una traduzione simultanea.
Dalla lettura del decreto si desume che l'attività dovrebbe essere svolta in udienza, ma verosimilmente verrà conferito soltanto l'incarico al perito - interprete, che, poi, riserverà al prosieguo il compito da svolgere nell'interesse della giustizia.
Ad ogni modo, torneremo a darvi notizie stante la curiosità della fattispecie (che, comunque, così ridelineata, è già capitata altre volte).


(12/07/2017 - Law In Action - di P. Storani) Foto: 123rf.com
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