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Processo civile: requisiti di forma dell'appello incidentale

Non esistono formule sacramentali purché il deposito sia tempestivo e emerga chiaramente la volontà di impugnare
sentenza martello

di Valeria Zeppilli – L'appellato che intenda proporre appello incidentale impugnando a sua volta la sentenza già impugnata, deve provvedervi nella comparsa di risposta a pena di decadenza (vai alla guida: "L'appello incidentale – guida legale con formula").

Decadenza: termine o forma?

Quando l'articolo 343 del codice di procedura civile prevede la decadenza a proposito di appello incidentale, tuttavia, lo fa riferendosi non alla forma dell'atto utilizzato per proporre l'impugnazione ma all'osservanza del termine entro il quale presentarla.

La forma dell'appello incidentale

Da ciò deriva che l'appello incidentale non deve necessariamente essere proposto nella comparsa di risposta ma al suo deposito si può provvedere anche avvalendosi di un atto diverso, purché depositato tempestivamente. Anzi: è molto frequente il caso in cui l'appello incidentale venga racchiuso in un atto di citazione, specie dinanzi all'incrociarsi di appelli contrapposti in prossimità della scadenza dei termini. L'unico limite da rispettare è quello dell'impossibilità di spiegare l'impugnazione verbalmente.

Va comunque dato conto di un orientamento della Cassazione, espresso nella sentenza numero 8828/2008, in forza del quale non sarebbe possibile proporre l'appello incidentale in una memoria integrativa, anche se depositata con tempestività.

Contenuto dell'atto di appello incidentale

Venendo al contenuto dell'atto di appello incidentale, esso non soggiace al rispetto di formule sacramentali.

È chiaramente imprescindibile che la volontà di ottenere la riforma della sentenza di primo grado emerga in maniera non equivoca dal complesso delle deduzioni e delle conclusioni formulate dall'appellato.

Ultrattività del rito

Infine, si precisa che la forma dell'appello incidentale, al pari della forma dell'appello principale, segue il principio dell'ultrattività del rito.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(28/02/2017 - Valeria Zeppilli)
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