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L'avvocato non può farsi pubblicità usando le foto della moglie seminuda

Sì alla pubblicità online degli avvocati ma esistono dei limiti … ancora oggi non superabili
avvocato stupito che indossa una toga

di Valeria Zeppilli – La modernizzazione dell'avvocatura passa per molteplici ambiti, tra i quali anche quello della pubblicità dei servizi offerti dai legali. Al contrario di quanto avveniva in passato, infatti, gli strumenti a disposizione per fronteggiare la sempre più spietata concorrenza sono oggi moltissimi e la ricerca della clientela può avvenire attraverso tutti i canali comunicativi, compresi i social network.

I limiti da rispettare

Ciò non vuol dire, però, che così facendo si possa mettere da parte il rispetto dei doveri di verità, correttezza, trasparenza, segretezza e riservatezza: la natura e i limiti dell'obbligazione professionale devono essere sempre tenuti in debito conto e i principi di dignità e decoro vanno rigorosamente rispettati.

I confini entro i quali deve rimanere la pubblicità, insomma, sono ancora abbastanza circoscritti, anche se non può negarsi che essi, allo stesso tempo, siano anche caratterizzati da margini interpretativi tanto elastici da non rendere chiaro sino a che punto ci si possa effettivamente spingere o ci si potrà spingere in futuro.

In ogni caso, non mancano casi rispetto ai quali i canoni di dignità e decoro hanno una lettura incontestabilmente chiara.

Niente foto di donne in abbigliamento discinto

Possiamo prendere ad esempio una vicenda che ha coinvolto, qualche anno fa, un legale emiliano, che aveva inserito nel proprio sito web delle foto che vedevano ritratta sua moglie in abiti discinti.

Con la sentenza numero 211 del 10 dicembre 2007, il Consiglio Nazionale Forense ha reputato tale "scelta di marketing" incoerente con i canoni deontologici che devono ispirare l'operato professionale degli avvocati.

Questi, infatti, in ogni attività che comporta la loro esposizione personale al pubblico, devono improntare la propria condotta ai principi di dignità e decoro, ai quali è invece palesemente contraria la pubblicazione online sul proprio sito web di fotografie provocanti di donne.

Se quindi oggi la vecchia campana di vetro sotto la quale è storicamente custodita l'immagine della professione ha iniziato a dotarsi di vie di uscita, alcuni capisaldi vanno sempre e comunque rispettati, per continuare a dare dell'avvocatura un'immagine decorosa e dignitosa.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(14/02/2017 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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