Sei in: Home » Articoli

Separazione: addebito al marito che beve

Per la Cassazione l'alcolismo e il rifiuto di cure possono divenire causa di intollerabilità della convivenza
Uomo al bar che beve whisky

di Valeria Zeppilli – Se il marito è alcolista da tempo e si rifiuta di farsi curare, tale circostanza può giustificare l'addebito della separazione: si tratta infatti di una potenziale causa di intollerabilità della convivenza che il giudice può valutare a tal fine.

La Corte di cassazione, con la sentenza numero 26883/2016 del 22 dicembre (qui sotto allegata), ha a tal proposito confermato quanto statuito nel caso sottoposto alla sua attenzione dal giudice del merito, ovverosia che il privilegiare la propria dipendenza dall'alcolismo rispetto alla propria relazione coniugale rappresenta una violazione dei doveri che scaturiscono dal matrimonio.

Nel caso di specie, in verità, Tribunale e Corte d'appello, nell'affrontare un giudizio di separazione caratterizzato dalla dipendenza dall'alcol del marito, si erano posti su due posizioni opposte.

Il giudice del primo grado, infatti, aveva ritenuto che l'alcolismo può essere considerato come causa della separazione solo se comporta una reazione o una rottura del rapporto immediate. Dinanzi al giudice del secondo grado, invece, tale posizione è stata ribaltata, con l'affermazione che è proprio il protrarsi nel tempo della dipendenza che rende la convivenza intollerabile. La dipendenza, infatti, provoca uno stress psicologico nei conviventi strettamente connesso con il suo aggravamento e con le conseguenze fisiche e mentali che essa cagiona, oltre che con il deterioramento grave delle relazioni personali che ne deriva.

Tale ricostruzione fatta dal giudice dell'appello trova, peraltro, una conferma nell'esperienza medica e sociale.

Per la Corte di cassazione, quindi, il ricorso presentato dal marito alcolista avverso le conclusioni raggiunte nella sentenza di secondo grado deve reputarsi infondato, oltre che inammissibile: la valutazione in proposito richiesta attiene infatti al merito della controversia.

Corte di cassazione testo sentenza numero 26883/2016
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(23/12/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
In evidenza oggi:
» Avvocati: addio contributo minimo integrativo
» Multa col cellulare in auto anche se non si parla
» Facebook: reato di diffamazione aggravata anche per chi commenta
» La Consulta boccia l'art. 92 post riforma
» Responsabilità medica: l'art. 590-sexies e l'intervento delle Sezioni Unite


Puoi trovare o lasciare commenti anche nei post che trovi nella nostra Pagina Facebook
Newsletter f g+ t in Rss
RIMEDI ALTERNATIVI AL REPECHAGE IN IPOTESI DI LICENZIAMENTO PER GIUSTIFICATO MOTIVO OGGETTIVO DETERMINATO DA RIORGANIZZAZIONE AZIENNDALE PER RIDUZIONE DI PERSONALE OMOGENEO E FUNGIBILE