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Cinema: fondo ad hoc e addio alla censura di Stato. La riforma è legge

Tutte le novità e il testo della legge approvata oggi
sala cinema

di Marina Crisafi - "Regole trasparenti e più risorse per film, sale e giovani". È questo, secondo il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, il "succo" della nuova legge sul cinema approvata oggi in via definitiva dalla Camera dei deputati. Una riforma "attesa da oltre cinquant'anni" che istituisce un fondo autonomo ad hoc per il sostegno dell'industria cinematografica e audiovisiva, rendendo disponibili risorse certe per oltre il 60% in più rispetto a quelle attuali, e dice addio alla censura di Stato, consentendo agli stessi operatori del settore di definire e classificare i propri film.

Il ddl cinema (qui sotto allegato), licenziato senza modifiche rispetto all'impianto approvato dalla commissione, dopo lo stralcio del c.d. "codice dello spettacolo" che seguirà una via autonoma, potrà quindi entrare in vigore "già con i decreti attuativi dal gennaio 2017" conferma Franceschini.

Ecco, in sintesi le principali novità:

Nasce il Fondo Cinema

L'art. 1 della nuova legge affida preliminarmente allo Stato "la promozione e il sostegno del cinema e dell'audiovisivo, quali fondamentali mezzi di espressione artistica, di formazione culturale e di comunicazione sociale, che contribuiscono alla definizione dell'identità nazionale e alla crescita civile, culturale ed economica del paese, promuovono il turismo e creano occupazione".

Il fondo ad hoc sosterrà gli interventi attraverso incentivi fiscali e contributi automatici (che unificano le risorse attuali del Fus cinema e del Tax Credit) e che aumenteranno, secondo i dati del Mibact, "le risorse del 60%" ossia 150 milioni in più, creando "un meccanismo virtuoso di autofinanziamento".

Il fondo "è alimentato, sul modello francese, direttamente dagli introiti erariali già derivanti dalle attività di programmazione e trasmissione televisiva; distribuzione cinematografica; proiezione cinematografica; erogazione di servizi di accesso ad internet da parte delle imprese telefoniche e di telecomunicazione" e in ogni caso non potrà mai scendere sotto i 400 milioni di euro annui.

Incentivi anche per le nuove sale e le storiche

Il sostegno al settore passa anche per gli incentivi dedicati a chi ristruttura le sale storiche o investe in nuovi cinema. Aumenterà altresì il numero degli schermi e la qualità delle sale per coinvolgere un numero molto più ampio di spettatori. A tal fine viene previsto un Piano straordinario fino a 120 milioni di euro in 5 anni per riattivare le sale chiuse e aprire le nuove.

Aiuto concreto ai giovani autori

Oltre alle agevolazioni fiscali, la riforma del settore dà un sostegno concreto alle "promesse" del cinema italiano. Fino al 18% del nuovo fondo, infatti, "è dedicato ogni anno al sostegno di opere prime e seconde, giovani autori, start-up, piccole sale, festival e rassegne di qualità, attività di Biennale di Venezia, Istituto Luce Cinecittà e Centro sperimentale di cinematografia".

Nasce il Consiglio superiore per il cinema e l'audiovisivo

In luogo della Sezione Cinema della Consulta dello Spettacolo, nasce il Consiglio superiore per il cinema e l'audiovisivo che svolge attività di elaborazione delle politiche di settore, con riferimento soprattutto alla definizione degli indirizzi e dei criteri di investimento a sostegno delle attività cinematografiche (e audiovisive).

Il Consiglio sarà composto da 11 membri di alta competenza ed esperienza nel settore, oltre ai rappresentanti delle principali associazioni.

Cinema e audiovisivo nelle scuole

Il 3% del nuovo Fondo Cinema è riservato ad azioni di potenziamento delle competenze cinematografiche ed audiovisive degli studenti, "sulla base di linee di intervento concordate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con il Ministero dell'istruzione e della ricerca scientifica".

Addio alla censura di Stato

La riforma conferisce delega al Governo per definire un nuovo sistema di classificazione che responsabilizza produttori e distributori. Non ci saranno più, dunque, commissioni ministeriali a valutare i film ma, come avviene in altri settori e nella maggior parte dei paesi occidentali, saranno gli stessi operatori a classificare e definire i propri film, mentre lo Stato interverrà e sanzionerà soltanto gli abusi.

Deleghe al Governo sulla tutela dei minori

Il ddl conferisce deleghe al governo da esercitare entro 12 mesi dall'entrata in vigore della riforma. Tra le più importanti rileva "la tutela dei minori nella visione di opere cinematografiche e audiovisive". Nello specifico, si intende superare il sistema attuale, "che prevede un controllo preventivo di tutti i film destinati alla proiezione in pubblico e all'esportazione, introducendo un meccanismo basato sulla responsabilità degli operatori del settore cinematografico e audiovisivo in ordine alla classificazione dei film prodotti e sulla vigilanza successiva da parte delle istituzioni".

Il testo della riforma del cinema
(03/11/2016 - Marina Crisafi) Foto: 123RF.COM
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