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Lobby: nuove regole anche per gli avvocati

La Commissione UE vuole un Trasparency Register obbligatorio per tutti i lobbisti, comprese le law firm
avvocati in uno studio legale

di Valeria Zeppilli – Le attività di lobby in Unione Europea saranno presto riformate, con conseguenze importanti anche per gli avvocati: la Commissione ha infatti proposto una nuova regolamentazione che, tra le altre cose, dovrebbe rendere obbligatoria l'iscrizione nel Trasparency Register di tutti i professionisti (oltre che di tutte le associazioni professionali, le imprese, le organizzazioni non governative e così via) che, nel dialogo con le istituzioni europee, si fanno rappresentanti di interessi specifici. 

Trasparency Register: unica via d'accesso alle istituzioni

L'iscrizione nel Trasparency Register, se la riforma dovesse andare in porto, non sarà quindi solo una formalità, ma diverrà l'unica porta d'accesso alle istituzioni dell'Unione Europea.

I badge di ingresso ai palazzi cuore dell'Europa, infatti, saranno concessi esclusivamente a coloro che figurano nell'elenco, così come la possibilità di partecipare a riunioni con i responsabili politici, alle public hearings, ad expert group e così via.

Il codice di condotta

Altro requisito fondamentale per porre in essere attività di lobby sarà il rispetto dell'apposito codice di condotta.

Chi se ne discosta, infatti, potrà essere sanzionato con la sospensione temporanea delle interazioni con le istituzioni o, addirittura, con la cancellazione dal Registro.

Occhi aperti per i cittadini

Nell'immaginare un Registro obbligatorio per tutti, la Commissione ha in sostanza voluto rendere trasparente l'attività di lobby agli occhi dei cittadini, che potranno sapere chi la svolge, a quali costi e in rappresentanza di chi.

Registro unico

Peraltro il Registro sarebbe non solo obbligatorio, ma anche comune a Commissione, Consiglio e Parlamento, in modo da garantire l'uniformità degli obblighi e delle regole di comportamento in ciascuna delle tre istituzioni europee.

Eccezioni

Dall'obbligo di iscriversi nel Trasparency Register, tuttavia, secondo l'idea della Commissione resterebbero comunque esclusi partiti politici, servizi governativi e governi di paesi terzi, comunità religiose, organizzazioni intergovernative internazionali, missioni diplomatiche, autorità locali e regionali e loro rappresentanze.

Avvocati e law firm

Chiaramente, quindi, se la proposta di riforma dovesse divenire realtà, anche avvocati e law firm non potrebbero far altro che adeguarsi. 

Le attività di lobby, del resto, rientrano a pieno titolo tra le enucleazioni della professione legale, specie per chi opera in determinati settori: i clienti, infatti, non sempre vanno rappresentati solo in giudizio, ma spesso necessitano di essere rappresentati anche presso le amministrazioni. 

La Commissione, in ogni caso, con riferimento alle attività legali è stata molto chiara, definendo quali di queste non sono soggette alle regole che interessano i lobbisti. Per tutte le altre, però, il Trasparency Register potrebbe porre problemi di conformità con le stringenti regole deontologiche che, quanto meno in Italia, in materia non concedono alcuna possibilità di deroga al segreto professionale, neanche se c'è il consenso del cliente.

Di certo quindi, con la riforma, si dovrà trovare il modo di conciliare tale circostanza con l'obbligo di dichiarare i nomi e i redditi dei clienti sancito dall'Annesso II della proposta della Commissione.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(21/10/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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