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Reintegrazione nel possesso: il reclamo cartaceo è inammissibile

Come sottolinea il Tribunale de L'Aquila tale rimedio proviene da una parte costituita e non apre una nuova fase del procedimento
Bilancia e martello tenuti in mano

di Valeria Zeppilli – Il reclamo avverso l'ordinanza di rigetto di una domanda di reintegrazione nel possesso deve essere depositato in maniera telematica: il Tribunale civile de L'Aquila ha infatti recentemente depositato un'ordinanza con la quale ha chiarito che il deposito cartaceo è inammissibile e che l'inammissibilità può essere rilevata d'ufficio.

Per i giudici, infatti, tale rimedio rappresenta un atto proveniente da una parte già costituita in giudizio e non introduce una fase nuova e distinta rispetto al procedimento ordinario.

Con il reclamo, insomma, non si fa altro che stimolare una nuova decisione su una domanda cautelare o sommaria sulla quale si è pronunciato un giudice non sovraordinato.

A tal proposito non bisogna dimenticare che l'articolo 16-bis del decreto sviluppo bis numero 179/2012, dispone l'obbligo del deposito telematico degli atti processuali per le parti già in precedenza costituite, vigente a partire dal 30 giugno 2014.

In senso contrario, per il tribunale del capoluogo abruzzese, a nulla rileva il fatto che con il reclamo si forma un nuovo fascicolo d'ufficio e viene attribuito un diverso numero di ruolo: tali circostanze, infatti, sono finalizzate esclusivamente al soddisfacimento di esigenze organizzative. Anche il versamento del contributo unificato è connesso soltanto a ragioni di carattere tributario.

Insomma: il reclamo proposto da due donne avverso la decisione di rigetto della loro domanda di reintegrazione nel possesso è inammissibile. Le loro lamentele rispetto alla presenza su una porzione del loro terreno di due escavatrici utilizzate per eseguire dei lavori sul fondo confinante non possono che restare inascoltate.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(12/09/2016 - Valeria Zeppilli)
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