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Processo civile: come si impugnano le sentenze non definitive

Il regime d'impugnazione disciplinato dagli artt. 340 e 361 del codice di procedura civile
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di Annamaria Villafrate - Il regime d'impugnazione delle sentenze non definitive è disciplinato dagli artt. 340 e 361 c.p.c. Sono sentenze non definitive quelle di condanna generica che accertano l'esistenza del diritto e alle quali deve seguire la sola pronuncia di quantificazione (art. 278 C.P.C.) e tutte le sentenze che non definiscono il giudizio, limitandosi a disciplinare aspetti preliminari di merito e questioni pregiudiziali al processo (art 279 C.P.C.).

L'impugnazione

Le sentenze non definitive possono essere impugnate in appello per questioni di merito e in sede di legittimità per errori di diritto. Trattandosi di sentenze che non definiscono il giudizio, il legislatore ha previsto per loro una regolamentazione particolare.

Ai sensi del comma 1 dell'art 340 C.P.C. "Contro le sentenze previste dall'articolo 278 e dal n. 4 del secondo comma dell'articolo 279, l'appello può essere differito, qualora la parte soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine per appellare e, in ogni caso, non oltre la prima udienza dinanzi al giudice istruttore successiva alla comunicazione della sentenza stessa".

I tempi

Le sentenze non definitive devono essere appellate immediatamente, poiché il decorso dei termini per proporre appello determina una preclusione a causa dal giudicato interno che si è prodotto sulla questione che si vorrebbe appellare. Alla parte "soccombente" (solo dal punto di vista teorico poiché relativa alla sola pronuncia non definitiva) è quindi riconosciuta la possibilità di presentare riserva d'impugnazione entro i termini previsti per l'appello e comunque non oltre la prima udienza istruttoria successiva alla comunicazione della sentenza stessa. La riserva dovrà essere sciolta al momento dell'emanazione della sentenza definitiva.

Il contenuto

Dal punto di vista puramente pratico, la riserva d'appello si traduce in una dichiarazione orale (da trascrivere nel verbale di udienza) o scritta (con istanza specifica da allegare al verbale o da indicare in un atto giuridico da notificare al difensore) con cui le parti decidono di differire l'impugnazione della sentenza non definitiva fino alla pronuncia di quella definitiva al fine d'impugnarle congiuntamente.

La riserva per ricorso di legittimità

Per quanto riguarda la riserva per ricorso di legittimità, la Suprema Corte ha ribadito:"Risulta inammissibile il ricorso per cassazione, unitamente a quello contro la sentenza che definisce il giudizio, senza che sia stata proposta tempestiva riserva d' impugnazione." (Cass. 1.06.2003, n. 9387; Cass. 14.04. 2002, n. 5282).

Obiettivo della riserva (artt. 340 e 361 c.p.c) è di "procrastinare il dies a quo del termine per l'impugnazione delle sentenze non definitive ancorandolo alla data della sentenza definitiva" (Cass., Sez. Un., 17.01. 1996, n. 331).


Le norme

Art. 278 del Codice di Procedura Civile

Condanna generica. Provvisionale

Quando è già accertata la sussistenza di un diritto, ma è ancora controversa la quantità della prestazione dovuta, il collegio, su istanza di parte, può limitarsi a pronunciare con sentenza la condanna generica alla prestazione, disponendo con ordinanza che il processo prosegua per la liquidazione.

In tal caso il collegio, con la stessa sentenza e sempre su istanza di parte, può altresì condannare il debitore al pagamento di una provvisionale, nei limiti della quantità per cui ritiene già raggiunta la prova.

Art. 279 del Codice di Procedura Civile

Forma dei provvedimenti del collegio

Il collegio pronuncia ordinanza quando provvede soltanto su questioni relative all'istruzione della causa, senza definire il giudizio, nonché quando decide soltanto questioni di competenza. In tal caso, se non definisce il giudizio, impartisce con la stessa ordinanza i provvedimenti per l'ulteriore istruzione della causa.

Il collegio pronuncia sentenza:

1) quando definisce il giudizio, decidendo questioni di giurisdizione [o di competenza];

2) quando definisce il giudizio, decidendo questioni pregiudiziali attinenti al processo o questioni preliminari di merito;

3) quando definisce il giudizio, decidendo totalmente il merito;

4) quando, decidendo alcune delle questioni di cui ai numeri 1, 2 e 3, non definisce il giudizio e impartisce distinti provvedimenti per l'ulteriore istruzione della causa;

5) quando, valendosi della facoltà di cui agli articoli 103, secondo comma, e 104, secondo comma, decide solo alcune delle cause fino a quel momento riunite, e con distinti provvedimenti dispone la separazione delle altre cause e l'ulteriore istruzione riguardo alle medesime, ovvero la rimessione al giudice inferiore delle cause di sua competenza.

I provvedimenti per l'ulteriore istruzione, previsti dai numeri 4 e 5, sono dati con separata ordinanza.

I provvedimenti del collegio, che hanno forma di ordinanza, comunque motivati, non possono mai pregiudicare la decisione della causa; salvo che la legge disponga altrimenti, essi sono modificabili e revocabili dallo stesso collegio, e non sono soggetti ai mezzi di impugnazione previsti per le sentenze. Le ordinanze del collegio sono sempre immediatamente esecutive. Tuttavia, quando sia stato proposto appello immediato contro una delle sentenze previste dal n. 4 del secondo comma, il giudice istruttore, su istanza concorde delle parti, qualora ritenga che i provvedimenti dell'ordinanza collegiale siano dipendenti da quelli contenuti nella sentenza impugnata, può disporre con ordinanza non impugnabile che l'esecuzione o la prosecuzione dell'ulteriore istruttoria sia sospesa, sino alla definizione del giudizio di appello.

La riserva non può farsi, e se già fatta rimane priva di effetto, quando contro la stessa sentenza da alcuna delle altre parti sia proposto immediatamente ricorso.




(07/09/2016 - VV AA)
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