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L'istituto della decadenza nel codice civile

Fondamento, caratteristiche dell'istituto e differenze rispetto alla prescrizione
riforma tempo determinato
di Valeria Zeppilli – La decadenza, nel nostro ordinamento, è quell'istituto che determina l'estinzione di un diritto per mancato esercizio in un tempo determinato, perentoriamente stabilito dalla legge. 

Le differenze rispetto alla prescrizione

Secondo tale definizione generale, la decadenza sembrerebbe non differire in alcun modo da un altro istituto del nostro codice civile: la prescrizione (con riferimento alla quale leggi anche: "La prescrizione dei diritti nel codice civile").

Tuttavia, ovviamente, tra i due istituti vi sono delle indubbie differenze, dalle quali discende che un medesimo diritto, anche quando ne è stata evitata la decadenza, può comunque prescriversi.

L'elemento distintivo fondamentale va rinvenuto nel fatto che nella decadenza il trascorrere del tempo determina la perdita della possibilità di acquistare un nuovo diritto, mentre nella prescrizione esso comporta la perdita di un diritto che è già stato acquisito.

La funzione peculiare della decadenza, rispetto alla prescrizione, è quindi quella di limitare lo stato di incertezza delle situazioni giuridiche entro un termine assai breve.

Una seconda importante differenza risiede nel fatto che, anche in ragione di quanto visto, la decadenza non trova il suo fondamento necessariamente nell'ordine pubblico (come invece fa la prescrizione), ma può rinvenirlo anche soltanto in un interesse privato.

Di conseguenza, la decadenza non trova la sua fonte esclusivamente nella legge, ma può trovarla anche nella volontà delle parti.

Un'ulteriore differenza tra decadenza e prescrizione può essere infine rinvenuta nella diversa percezione del tempo. Mentre nella prima esso è considerato come distanza, nella seconda è considerato come durata.

Decadenza legale e decadenza convenzionale

Come accennato, la decadenza può trovare la propria fonte sia nella legge che nella volontà delle parti.

La decadenza legale è volta a tutelare non solo l'interesse generale ma anche l'interesse individuale di una sola delle parti.

Nel primo caso essa è irrinunciabile e la sua disciplina è inderogabile.

Nel secondo caso, invece, essa può essere rinunciata e la sua disciplina può essere derogata.

La decadenza legale, comunque, ha carattere eccezionale, in quanto deroga al principio generale secondo il quale l'esercizio dei diritti soggettivi non può essere soggetto a limiti.

La decadenza convenzionale, invece, è rimessa alla libera valutazione di coloro che la negoziano.

Con due limiti però: essa può riguardare solo diritti disponibili ed è nullo il patto con il quale vengono stabiliti termini di decadenza che rendono eccessivamente difficile a una delle parti l'esercizio del diritto interessato.

Il fondamento della decadenza

Il fondamento dell'istituto della decadenza va rinvenuto nell'esigenza di garantire la certezza del diritto e nella necessità che i rapporti giuridici non restino a lungo indeterminati.

Di conseguenza, essa non dipende dalla natura dei diritti che vi sono sottoposti ma è connessa alla valutazione (del legislatore o delle parti) di limitare l'incertezza di determinate situazioni giuridiche a un tempo assai breve.

È proprio in ragione di ciò che la decadenza non è sottoposta né a sospensione né a interruzione: l'unico modo per impedirla è quello di compiere l'atto necessario.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(29/12/2015 - Valeria Zeppilli)
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