I ricercatori piastre di Astrid, la Fondazione per l'analisi, gli studi e le ricerche sulla riforma delle istituzioni
democratiche, sostengono che in un momento di crisi economica e finanziaria come questa le regioni hanno grandi potenzialita' nell'organizzare regole e politiche a garanzia dei diritti dei loro
cittadini.
Astrid ha presentato oggi i risultati di una ricerca commissionatale dalla conferenza dei presidenti dei consigli regionali.
L'indagine è stata condotta attraverso un'analitica ricognizione delle leggi regionali varate le le 20 regioni italiane e prendendo in considerazione le posizioni dei quotidiani nazionali verso l'azione del federalismo.
I ricercatori di Astrid, gli studiosi del regionalismo e i presidenti dei Consigli regionali hanno convenuto che 'un federalismo ben funzionante e' uno degli strumenti fondamentali per uscire dalla crisi e per affrontare in modo efficace i nodi del nostro Paese'.
Facendo una sintesi della ricerca, il costituzionalista Luciano Vandelli spiega che "Le Regioni hanno dimostrato di saper esercitare
un ruolo attivo nell'organizzazione delle regole e dei servizi in materia di governo del territorio e di sanita', di servizi sociali e di sostegno alle attivita' produttive, dimostrando quindi di saper cogliere le sfide di una societa' complessa e articolata".
Altra ''spia'' delle contraddizioni del federalismo viene dai 'vuoti legislativi' di alcune Regioni: ci sono Regioni - ha esemplificato Vandelli - nelle quali le funzioni di monitoraggio delle emittenti locali, di tutela dei minori, di conciliazione delle controversie tra utenti e pubblica amministrazione non sono state delegate a nessuno lasciando, quindi, i propri cittadini privi di garanzie altrove assicurate. La vera sfida del regionalismo/federalismo - e' la sintesi della ricerca - sta nel ricomporre in un quadro armonico le diversita' legislative riconducendole, pur nel rispetto delle profonde differenze territoriali del Paese, a logiche di uguaglianza sostanziale. Tanto piu' ora, in questa fase di crisi di lungo periodo, che sembra mettere a rischio l'autonomia degli enti locali e delle realta' territoriali, considerate solo come centri di spesa e moltiplicatori del deficit. ''Invece proprio ora - avverte Bassanini - una volta tranquillizzati i mercati, l'Italia ha bisogno di un vero federalismo che funzioni. A due condizioni, pero' - avverte il 'padre' del decentramento amministrativo - che si dia autentica attuazione al federalismo fiscale lasciando autonomia di spesa alle Regioni nel rispetto del saldo finale di spesa pubblica; e, in secondo luogo, che si ripartiscano in modo chiaro le competenze tra Stato e Regioni, sinora troppo confuse''. Bassanini auspica pertanto una revisione dell'articolo 117 della Costituzione in modo da affidare alcuni settori strategici, come la progettazione delle grandi infrastrutture e la gestione dell'energia, alla competenza dello Stato e di lasciare alla competenza esclusiva delle Regioni altre materie di interesse piu' locale.
Sul fatto che la crisi in atto non sia neutrale rispetto al cammino federalista ha insistito anche il vicepresidente del Consiglio Franco Bonfante (Pd), secondo il quale ''un problema aggiuntivo potrebbe essere rappresentato anche dalla fuoriuscita della Lega dal Governo. Bonfante ha quindi auspicato che le Regioni che lo desiderano possano negoziare forme di federalismo variabile, gestendo alcune materie in esclusiva e assumendosene piena responsabilita'''. ''In questa stagione di transizione verso un federalismo ancora confuso va potenziato il ruolo degli organismi di collegamento tra Regioni e istituzioni centrali - ha aggiunto Carlo Alberto Tesserin, presidente della commissione veneta per lo Statuto - richiamando in particolare le funzioni della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali, anche per fronteggiare un'azione ''eccessivamente centralistica'' dei giudici della Corte Costituzionali quando sono chiamati a dirimere controversie tra governo e Regioni. ''Soprattutto in questa stagione di severo rigore finanziario - ha concluso il presidente del Consiglio veneto - il federalismo rappresenta la via piu' semplice e piu' efficace per avvicinare governanti e governati, per consentire cioe' ai cittadini di controllare il rapporto tra costi e benefici nelle politiche pubbliche e di valutare gli amministratori e il ruolo dei parlamenti regionali''.
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"Basti pensare all'urbanistica - prosegue Vandelli - settore nel quale tutte le Regioni hanno superato la vecchia legge statale del 1942 creando una pianificazine piu' flessibile, strutturata in piu' piani, meglio rispondente alle diverse esigenze dei loro territori''. Ma la ricerca di Astrid mette in evidenza anche i rischi del federalismo, primo tra tutti quello di creare un Paese 'a macchia di leopardo', per esempio nei settori della sanita' e dei servizi sociali. ''L'Italia - ha spiegato Vandelli - e' il paese con il piu' alto tasso di migrazioni interne in sanita', dovute non tanto alla diversita' delle legislazioni regionali quanto alle aspettative di una diversa qualita' dei sistemi regionali di cura e di assistenza''.Altra ''spia'' delle contraddizioni del federalismo viene dai 'vuoti legislativi' di alcune Regioni: ci sono Regioni - ha esemplificato Vandelli - nelle quali le funzioni di monitoraggio delle emittenti locali, di tutela dei minori, di conciliazione delle controversie tra utenti e pubblica amministrazione non sono state delegate a nessuno lasciando, quindi, i propri cittadini privi di garanzie altrove assicurate. La vera sfida del regionalismo/federalismo - e' la sintesi della ricerca - sta nel ricomporre in un quadro armonico le diversita' legislative riconducendole, pur nel rispetto delle profonde differenze territoriali del Paese, a logiche di uguaglianza sostanziale. Tanto piu' ora, in questa fase di crisi di lungo periodo, che sembra mettere a rischio l'autonomia degli enti locali e delle realta' territoriali, considerate solo come centri di spesa e moltiplicatori del deficit. ''Invece proprio ora - avverte Bassanini - una volta tranquillizzati i mercati, l'Italia ha bisogno di un vero federalismo che funzioni. A due condizioni, pero' - avverte il 'padre' del decentramento amministrativo - che si dia autentica attuazione al federalismo fiscale lasciando autonomia di spesa alle Regioni nel rispetto del saldo finale di spesa pubblica; e, in secondo luogo, che si ripartiscano in modo chiaro le competenze tra Stato e Regioni, sinora troppo confuse''. Bassanini auspica pertanto una revisione dell'articolo 117 della Costituzione in modo da affidare alcuni settori strategici, come la progettazione delle grandi infrastrutture e la gestione dell'energia, alla competenza dello Stato e di lasciare alla competenza esclusiva delle Regioni altre materie di interesse piu' locale.
Sul fatto che la crisi in atto non sia neutrale rispetto al cammino federalista ha insistito anche il vicepresidente del Consiglio Franco Bonfante (Pd), secondo il quale ''un problema aggiuntivo potrebbe essere rappresentato anche dalla fuoriuscita della Lega dal Governo. Bonfante ha quindi auspicato che le Regioni che lo desiderano possano negoziare forme di federalismo variabile, gestendo alcune materie in esclusiva e assumendosene piena responsabilita'''. ''In questa stagione di transizione verso un federalismo ancora confuso va potenziato il ruolo degli organismi di collegamento tra Regioni e istituzioni centrali - ha aggiunto Carlo Alberto Tesserin, presidente della commissione veneta per lo Statuto - richiamando in particolare le funzioni della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali, anche per fronteggiare un'azione ''eccessivamente centralistica'' dei giudici della Corte Costituzionali quando sono chiamati a dirimere controversie tra governo e Regioni. ''Soprattutto in questa stagione di severo rigore finanziario - ha concluso il presidente del Consiglio veneto - il federalismo rappresenta la via piu' semplice e piu' efficace per avvicinare governanti e governati, per consentire cioe' ai cittadini di controllare il rapporto tra costi e benefici nelle politiche pubbliche e di valutare gli amministratori e il ruolo dei parlamenti regionali''.


