"L'equivocità e l'inconcludenza delle risultanze probatorie nell'azione di reintegrazione o manutenzione del possesso, non può che riverberarsi a sfavore del ricorrente, dal momento che su di lui incombe l'onere di provare i fatti posti a fondamento della propria domanda". E' quanto stabilito in una recente ordinanza resa dal Tribunale di Ascoli Piceno, (Ordinanza del 2/7/2003 RG 794/97). Il Giudice di merito ha aggiunto però che il "contrasto tra quanto dichiarato dagli informatori di parte ricorrente e quelli di parte resistente" deve essere insanabile, ovvero "non devono sussistere elementi per ritenere alcuni testimoni più credibili e attendibili degli altri, né tanto meno elementi, anche di carattere indiziario, in grado di far prevalere una tesi sull'altra".
E' quanto stabilito in una recente ordinanza resa dal Tribunale di Ascoli Piceno, (Ordinanza del 2/7/2003 RG 794/97)
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