Il lavoro irregolare e sommerso è un fenomeno che interessa tutta Italia, ma in alcune regioni si tratta di una realtà particolarmente radicata e diffusa, come evidenziano i dati raccolti nel rapporto del gruppo di lavoro sull'economia sommersa, guidato da Enrico Giovannini, presidente dell'Istat.
“Secondo i dati presentati qualche mese fa dal Gruppo di lavoro sull'economia sommersa istituito dal Ministero dell'Economia – rileva il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi - il tasso di irregolarità delle unità di lavoro presente al Sud è più del doppio di quello presente al Nord. Se nel Veneto ed in Lombardia è rispettivamente pari al 9,4% e 9,6%, in Campania raggiunge il 15,3%, in Puglia il 18,7%, in Sicilia il 19,2% ed in Calabria addirittura il 29,2%. Di fronte a questi dati – continua Bortolussi – non è c erto il caso di criminalizzare una parte del Paese, visto che queste percentuali sono da addebitare a ragioni storiche, culturali ed economiche. Tuttavia, una cosa è certa: se al Nord il livello del lavoro nero è in linea con la media europea, purtroppo nel Mezzogiorno costituisce una vera e propria piaga sociale ed economica”.
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