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Dall'U.E. arriva il termine ordinario di massimo 30 giorni per i pagamenti dei fornitori da parte delle PP.AA..

Nel nostro Paese è particolarmente grave il fenomeno dei ritardi, anche davvero clamorosi, con cui una parte delle PP.AA. saldano i conti con i loro fornitori. Con particolare riferimento agli Enti Locali, tale inefficienza non di rado è il risultato di una volontà politica che “suggerisce” agli impiegati addetti alla liquidazione delle fatture di posticipare le uscite di cassa, magari, specie in questi ultimi anni, per permettere all'Ente di rispettare il c.d. “patto di stabilità”. I gravi ritardi, purtroppo, non di rado sono una delle cause che contribuiscono, anche in maniera rilevante, a determinare la crisi di liquidità delle imprese fornitrici che, trattandosi in genere di piccole e medie imprese, arrivano anche a non riuscire più ad accedere ai canali del credito e perfino a fallire. Consapevole di tale situazione, l'U.E. ha adottato una direttiva avente lo scopo di porre un freno a siffatto mal costume e, di riflesso, di sostenere l'economia.
Il provvedimento, che attende di essere recepito dagli Stati membri entro 24 mesi, prevede, tra l'altro, che le PP.AA. dovranno pagare i fornitori di beni o servizi, di regola, entro 30 giorni, prorogabili di altri trenta solo in casi eccezionali. Scaduto tale termine, l'U.E. ha indicato un tasso di legge applicabile agli interessi di mora maggiore e, più precisamente, pari ad almeno 8 punti percentuali al disopra di quello di riferimento della Banca centrale europea. Tale tasso potrà essere addirittura aumentato, ma non diminuito, dai Paesi aderenti, i quali, più in generale, restano abilitati a introdurre o salvare eventuali norme di maggior favore per le imprese creditrici.
(06/11/2010 - V.Z.)
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