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Emersione lavoro nero solo in presenza di un accordo collettivo

In merito al quesito proposto dalla DPL di Pordenone e inerente l'accoglimento di istanza di emersione, ai sensi dell'art. 1, commi 1192-1201, legge 296/2006, la Direzione generale per l'attività ispettiva ha fornito una serie di chiarimenti in merito alla possibilità di accogliere in sede di autotutela l'istanza di emersione alla posizione di 10 lavoratrici i cui rapporti di lavoro non risultano essersi mai instaurati e/o concretizzati. L'accoglimento dell'istanza è basato su una triplice ipotesi: 1. Lavoratrici che, pur invitate alla sottoscrizione del contratto di lavoro, non si siano mai presentate. In questo caso il Ministero riprende quanto già esposto in merito alla risposta all'interp. n. 55/2009 nel quale veniva specificato che l'istanza di regolarizzazione dei lavoratori in nero va presentata esclusivamente dai datori di lavoro che abbiano sottoscritto un accordo aziendale avente lo scopo di promuovere la sottoscrizione di atti di conciliazione individuale in sede amministrativa o sindacale, che se non dovessero perfezionarsi (individualmente) non precluderebbero alla possibilità di fruire della procedura di emersione, subordinata soltanto all'istanza e all'accordo collettivo con le Organizzazioni sindacali per la tutela dei rapporti di natura patrimoniale tra le Parti. Questo perché quando si è in presenza di un accordo sindacale che sia onnicomprensivo della regolarizzazione di tutte le posizioni e le cui posizioni siano state oggetto di accertamenti ispettivi, il cosiddetto “campo di applicazione” della procedura di emersione viene esteso alla generalità dei lavoratori individuati “in nero” e il mero diniego da parte di un singolo lavoratore a sottoscrivere l'atto conciliativo o il contratto di lavoro, quali adempimenti successivi e conseguenti all'accordo sindacale, non può però inficiare l'intera procedura di emersione, impedendo la regolarizzazione degli ulteriori lavoratori coinvolti (naturalmente il tutto deve essere comprovato dal datore di lavoro), per non compromettere il diritto stesso del datore di lavoro di aderire alla procedura agevolativa e i diritti degli altri lavoratori che vi hanno aderito a vedere sanato il proprio rapporto di lavoro con la certezza di un impiego per almeno ulteriori 24 mesi. 2. Lavoratrici per le quali le dimissioni siano contestuali alla sottoscrizione del contratto di assunzione. Anche in questo caso è possibile procedere alla procedura di emersione con diritto a fruire dei connessi benefici.
Il Ministero precisa inoltre che, per evitare possibili condotte elusive da parte dei datori di lavoro istanti, viene autorizzato l'INPS in quanto organo deputato al controllo dei requisiti relativi all'attività istruttoria dell'intera procedura a richiedere alla Direzione provinciale del lavoro un'attenta verifica circa la genuinità del consenso del lavoratore alle dimissioni. 3. Firma del contratto da parte di una lavoratrice che non si sia tuttavia mai presentata in servizio. Anche qui il Ministero chiarisce che è valida la procedura di emersione purché tale comportamento sia equiparabile a dimissioni o a licenziamento per giusta causa in base anche alle previsioni del contratto collettivo. (Ministero del lavoro, interpello 55/2009, note prot. n. 25/I/0018371).
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(15/02/2010 - Francesca Bertinelli)
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