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Cassazione: va risarcito patema d'animo per esposizione ad ambiente inquinato

La Corte di Cassazione ha affermato che il patema d'animo derivante dalla paura di possibili ripercussioni sulla salute provocate dall'essere stati esposti ad un ambiente inquinato da sostanze tossiche, deve essere risarcito come danno morale. La Corte, si è occupata della vicenda di 86 cittadini residenti vicino all'impianto di Seveso da cui fuoriuscì (circa 33 anni fa) una nube tossica composta da diossina, ed ha riconisciuto loro un risarcimento di 5.000 euro ciascuno. Nella sentenza della terza Sezione civile (n.11059/2009) la Corte scrive espressamente che è giusto riconoscere il "danno non patrimoniale" per il "patema d'animo indotto in ognuno dalla preoccupazione per il proprio stato di salute". Quanto alle prove, secondo la Corte, si può ricorrere alla presunzione "essendo sufficiente la rilevante probabilita' del determinarsi" del patema d'animo e della sofferenza interna dovute alla preoccupazione di ammalarsi.
L'azienda (già in precedenza coinvolta in un procedimento penale per il reato di disastro ambientale) nel suo ricorso in Cassazione aveva sostenuto, tra le altre cose, che non c'era la prova che i residenti nella zona della nube tossica avessero avuto ripercussioni nella vita sociale e di relazione. Piazza Cavour ha respinto il ricorso sottolineando che la sentenza dei giudici di merito ha correttamente riconosciuto il diritto agli 86 residenti di Seveso al risarcimento del danno. La sentenza, Scrive la Corte, "è del tutto conforme a diritto dove afferma che il danno non patrimoniale consistente nel patema d'animo e nella sofferenza interna buon puo' essere provato per presunzioni e che la prova per inferenza induttiva non postula che il fatto ignoto da dimostrare sia l'unico rilfesso possibile di un fatto noto, essendo sufficiente la rilevante probabilita' del determinarsi dell'uno in dipendenza del verificarsi dell'altro secondo criteri di regolarita' causale". L'importo di 5mila euro riconosciuto in favore di ogni residente corrisponde oltretutto, secondo la Corte, "ad una valutazione prudenziale, se non addirittura minima del danno morale" patito.
(16/05/2009 - Roberto Cataldi)
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