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Niente “sballo” per i “neri”. Apartheid a Bologna

Una lunga coda fuori dal locale per poi sentirsi dire che era vietato loro l'accesso, in quanto “neri”
Un volto composto da due metà di cui una di colore

di Marina Crisafi - Una lunga coda fuori dal locale per poi sentirsi dire che era vietato loro l'accesso, in quanto “neri”. È questo il sunto di quanto avvenuto venerdì sera in una delle discoteche più cool della movida bolognese ad un gruppo di ragazzi colpevoli soltanto di essere di colore.

La notizia, surreale e degna dei peggiori periodi dell'apartheid, è stata evidenziata dall'edizione locale del quotidiano La Repubblica (leggi l'articolo: “Bologna apartheid in discoteca: porte sbarrate ai neri”) e la cosa ancora più grave è che la vicenda si sarebbe ripetuta anche nei giorni precedenti, andando avanti da settimane.

La segnalazione infatti, inviata da alcuni operatori dei centri di accoglienza bolognesi, sarebbe stata verificata in “loco” dagli stessi giornalisti, che appuravano che mentre i “bianchi”, maschi e femmine, entravano senza problemi nel locale, i “neri” erano costretti ad una lunga fila, “che non scorreva mai”.

La vicenda, ovviamente, ha scosso l'intera opinione pubblica nazionale, indignata dall'accaduto e (ciliegina sulla torta), dalle dichiarazioni del leader della Lega Matteo Salvini che, sulla sua pagina Facebook, scrive testualmente:“Poverini questi immigrati, gli paghiamo colazione, pranzo e cena, ma non lo sballo in discoteca… a casa!!!”.

Il locale, intanto fa scaricabarile riversando la colpa sui “buttafuori” che avrebbero preso autonomamente l'iniziativa della quale dovranno assumersi la responsabilità, ammettendo però che negli ultimi tempi, alcune “situazioni legate alla convivenza con i ragazzi di colore, soprattutto i profughi dei centri di accoglienza, che talvolta hanno creato un po' di disagi”.

Nel frattempo, dalla giunta bolognese si chiedono spiegazioni, mentre dalla politica locale arrivano inviti a non frequentare il locale. Dalla Questura, invece, solo una laconica affermazione sull'approfondimento della questione (anche perché in mancanza di esposti o denunce non c'è interesse alla vicenda). Tradotto: il fatto, seppur grave, rischia di restare impunito, in barba ad ogni norma internazionale contro la discriminazione razziale.

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(10/03/2015 - Marina Crisafi)
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