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Attenti a “Wangiri”, la nuova truffa telefonica

Si chiama “Wangiri”, in italiano “squillo”, la nuova frode telefonica che sta mietendo vittime anche nel Bel Paese.
Ragazza con smartphone in mano

di Marina Crisafi - Si chiama “Wangiri”, in italiano “squillo”, la nuova frode telefonica che sta mietendo vittime anche nel Bel Paese.

Il sistema della “ping call” è ormai noto e in circolazione in tutto il mondo, da oltre un decennio, ma è tornato prepotentemente alla ribalta nelle ultime settimane, in seguito alla segnalazione di numerosi nuovi casi e relative vittime.

Le modalità sono sempre le stesse: i truffatori attraverso un computer capace di contattare in modo simultaneo (e in modalità random) una grande quantità di numeri telefonici effettuano una miriade di chiamate ai cellulari dei malcapitati.

Le chiamate sono volutamente brevi (la durata di uno squillo, appunto), in modo che il destinatario non abbia il tempo di rispondere e, visualizzando sul display del cellulare la chiamata persa, si ritrovi costretto, in buona fede, ad effettuare la richiamata.

Ed ecco che scatta la truffa, perché il numero contattato viene tariffato come “premium” ad una tariffa molto costosa, in grado di sottrarre decine di euro alle vittime in pochissimi secondi.

Quanto a Wangiri, sulla base delle segnalazioni ricevute, si è appurato che la chiamata arriva generalmente da un numero sconosciuto con prefisso +373 (di provenienza probabilmente moldava).

Ma la nuova truffa è solo una delle numerose frodi telefoniche che proliferano ormai anche in Italia e che hanno fatto scattare l'allarme degli utenti su forum, chat e social network e delle associazioni dei consumatori che mettono in guardia da quella che si presenta come una vera e propria epidemia di truffe.

Come difendersi dunque da Wangiri e dagli altri tentativi di frode telefonica?

Innanzitutto, è bene astenersi dal richiamare numeri sconosciuti.

Le frodi, inoltre, vengono gestite dalle stesse compagnie telefoniche, le quali verificano se altri clienti sono stati ingannati allo stesso modo, contattano il relativo operatore (ove aderente alle policy di sicurezza comuni) tramite il quale sono state inoltrate le chiamate e si richiede di bloccare il numero. Infine, il cliente viene invitato a presentare denuncia per ottenere il rimborso della cifra contestata, lasciando tuttavia impuniti i colpevoli che continueranno a colpire nuovi target di consumatori. 

(11/01/2015 - Marina Crisafi)
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