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Uno e trino. L'Ordine Costantianiano di San Giorgio nell'ordinamento giuspubblicistico.

scrittore occhiali penna
Dott. Carmelo Cataldi - L'Ordine Costantiniano di San Giorgio, ritenendo valida la tradizione storica, è forse l'Ordine Cristiano più antico ad oggi conosciuto.
Le sue origini sono fatte rimontare a Costantino ed alla battaglia di Ponte Milvio, secondo cui, la notte prima della battaglia, l'imperatore sembra abbia avuto la visione della croce con l'indicazione tabellare “In hoc signo vinces”.
Studi storici seri hanno messo in discussione anche tale visione leggendaria legata alla storia dell'imperatore Costantino e, altrettanto, anche l'origine epica- cavalleresca della fondazione dell'Ordine Costantiniano, mentre è ineludibile il fatto che esso abbia fatto parte per secoli del patrimonio araldico cavalleresco dell'impero bizantino.
Con l'arrivo, in terra italica, l'Ordine Costantiniano assunse un profilo coerente sul piano storico e cavalleresco, ma purtroppo, nei tre secoli di vita italiana, vicissitudini istituzionali e famigliari hanno reso un cattivo servizio alla monoliticità dello stesso, tanto che oggi si contano non uno, bensì tre Ordini Costantiniani di San Giorgio.
Per capire meglio l'attuale situazione araldico-cavalleresca occorre tracciare una linea storica e giuridica, almeno dal possesso degli Imperatori di Bisanzio ai nostri giorni e quindi lasciare ad ognuno di noi alle proprie riflessioni e considerazioni in forza delle rispettive conoscenze nel settore.
Come detto poc'anzi l'Ordine ha una fase prettamente tradizionalistica che fa risalire le origini a Costantino I e precisamente alla data del 22 maggio 337 e che, ritenuto patrimonio araldico imperiale, si fa tramandare, senza alcuna veridicità storica, fino a Giovanni Demetrio Angelo Flavio Comneno, principe di Macedonia, duca di Drivasto e Durazzo.
E' dal 1570, e sotto il magistero di Andrea Angelo Flavio Comenno, principe di Macedonia, duca di Drivasto e Durazzo (1570-1580) che si hanno notizie storicamente accertate dell'Ordine Costantiano di San Giorgio.
Infatti, in questa data, con il breve “Quod Alias” papa Giulio II riconosce a Andrea Angelo Flavio Comneno la dignità di Gran Maestro dell'Ordine.
Dopo la morte di questo Gran Maestro, che ha una sua oggettiva collocazione storica, si ebbe una sequela di principi ereditari al trono di Bisanzio fino all'ultimo, in linea di successione diretta, con cui si estinse questo ramo dinastico degli Imperatori bizantini.
Giovanni Andrea Angelo Flavio Comneno, prima di morire, nel 1698, cedette il Gran Magistero dell'Ordine al Duca di Parma Francesco Farnese, cessione sancita con bolla papale “Sincerae fidei” di papa Innocenzo XII dell'anno successivo e una conferma definitiva della cessione alla dinastia Farnese, con bolla papale "Militantis Ecclesiae" di papa Clemente XI del 1718, anno in cui il duca istituì la sede dell'Ordine nella chiesa di Santa Maria della Steccata, mentre nel 1706 promulgò i relativi statuti.
Dal 1727 iniziano però le difficoltà legate alla discendenza farnese e di cui ancora oggi gli effetti sono determinanti per la vita stessa dell'Ordine Costantiniano. Infatti, in quest'anno, succede nel ducato e nel Gran Magistero dell'Ordine, il duca Antonio Farnese che di sua volontà nominò suo erede il nipote, il figlio della sorella Elisabetta Farnese regina di Spagna, l'Infante di Spagna don Carlo di Borbone, che assunse anche il titolo di Duca di Parma e Piacenza.
Questo regnò sul ducato dal 1731 al 1736, quando cedette lo stesso all'imperatore Carlo VI del S.R.I., in seguito ai preliminari di pace stipulati durante gli accordi di Vienna.
Con la sua dipartita dal ducato Carlo I, dunque Carlo III re di Napoli, portò via con se beni e Gran Magistero dell'Ordine Costantiano, che a sua volta cedette, una volta asceso al trono di Spagna, al suo figlio terzogenito l'Infante don Ferdinando, oltre al Regno delle Due Sicilie.
Da questo momento l'Ordine Costantiniano rimane nelle mani dei re delle Due Sicilie e dei suoi rispettivi eredi fino ai nostri giorni per trasmissione mascolina, in quanto incardinato nel patrimonio dinastico della famiglia dei Borbone Due Sicilie.
Uno direbbe fin qui tutto bene, ma non è vero, perchè nel 1816 la duchessa Maria Luigia d'Asburgo, in qualità di duchessa di Parma e Piacenza e diretta discendente dei Farnese, attraverso Ferdinando di Borbone, già re di Napoli, e precisamente 4 giorni dopo il suo insediamento, il 24 aprile, assunse il Gran Magistero dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio nominando al contempo nove cavalieri di giustizia e tredici di merito e istituì una commissione araldica presieduta dal principe di Soragna per valutare i titoli di ammissione nelle categorie nobiliari.
La duchessa, infine, nel 1845 riformò l'Ordine e istituì cinque classi e cioè quelle di Senatori Gran Croce con colla, Senatori Gran Croce, Commendatori, Cavalieri di I e Cavalieri di II classe.
Questa rinascita dell'Ordine Costantiniano, sotto il Gran Magistero del ducato di Parma e Piacenza, sollevò parecchie polemiche e contrasti tra il Gran Magistero dell'Ordine Costantiniano in mano a quelli che poi saranno i Borbone Parma e quello dei Borboni Due Sicilie, scontri anche di caratura internazionale con chiamata in causa della “casa madre borbonica” di Spagna, ma fortunatamente sopite nel XX secolo a seguito di un tacito patto di tolleranza.
In sostanza la diatriba si sviluppa sulla pretesa dei Borbone Parma di essere i legittimi detentori del Gran Magistero perchè, secondo gli statuti del 1706, il sacro Angelico Imperiale Ordine Costantiniano di San Giorgio rientra nel patrimonio araldico dinastico farnesiano e per cui, solo alla persona in cui si rinvengono contestualmente lo jus imperi e la fons honorum (cioè essere discendenti della casa dinastica farnesiana e anche ora, titolati del ducato di Parma e Piacenza) si può attribuire il Gran Magistero dell'Ordine.
Di tutt'altro avviso sono i discendenti dei Borbone due Sicilie, che invece rivendicano la legittimità del possesso del Gran Magistero in quanto si ritengono direttamente discendenti di colui che fu l'ultimo duca di Parma e Piacenza e diretto discendente dell'ultimo Farnese, cioè Carlo III di Spagna (già re di Napoli).
Ma se già questa dicotomia dell'Ordine Costantiniano era sufficiente a fare scaldare gli animi per circa un secolo, nel XX secolo all'interno dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio, della dinastia Borbone Due Sicilie, si consuma un'altra “scissione” ovvero una distinzione nei conferimenti, secondo un tecnicismo araldico-cavalleresco.
Praticamente dal 1736 al 1960 l'Ordine Costantiniano è stata un'istituzione monolitica perchè la successione dinastica lo è stata allo stesso tempo, ma purtroppo alla morte di Ferdinando Pio, duca di Calabria, Capo della casa Borbone due Sicilie, avvenuta il 7 gennaio 1960 a Lindau in Baviera, si crea una frattura tra i discendenti che si arroccano su posizioni antagoniste, fino addirittura a vedersi attribuire i titoli di Carlisti e Ranieristi, a secondo se si propende per la tesi del riconoscimento come Capo della dinastia di Carlo, duca di Calabria (succeduto originariamente al proprio padre Alfonso) o del principe Ranieri, suo zio.
La diatriba verte, tutt'ora, sulla prammatica sanzione del 1759 emanata da Carlo III al momento di assumere il regno di Spagna per evitare che sotto un'unica persona si potessero riunire il regno di Spagna e quello delle Due Sicilie.
Questo rileva in quanto il principe Ranieri affermava, ed affermano ancora oggi i suoi discendenti, che il principe Carlo (padre di Alfonso e nonno dell'attuale principe Carlo duca di Calabria) avendo firmato il così detto “Atto di Cannes” il 14 dicembre 1900 si sarebbe sottratto, e avrebbe sottratto anche i suoi discendenti, dalla linea di primogenitura della Casa reale Borbone due Sicilie,
Di diverso avviso è il principe Carlo, che asserisce che l'atto di Cannes, in ogni caso, avrebbe vincolato solo il nonno che poteva disporre solo per se e non per altri e che dunque la prammatica sanzione non estendeva i suoi effetti sulla questione in quanto, alla data dell'atto di Cannes, il regno delle due Sicilie era cessato da quasi mezzo secolo.
La questione si protrae tutt'oggi, anche se in forme diverse e più attenuate rispetto ai decenni passati, ove si è visto l'intervento diretto del Capo di casa Borbone il re di Spagna più volte a favore del principe Carlo duca di Calabria, anche attraverso atti formali e sostanziali del governo spagnolo.
Curioso è che nella vicenda vi è stato pure l'intervento dei Borbone Parma che, a nome dell'allora Capo di casa, il principe Roberto II, Gran Maestro del Sacro Angelico Imperiale Ordine Costantiniano di San Giorgio, comunicavano, con lettera del 18 marzo 1960, a don Alfonso, padre dell'attuale Infante di Spagna Don Carlos duca di Calabria, che da una ricognizione della documentazione in loro possesso il Gran Magistero dell'altro Ordine Costantiniano di San Giorgio, diciamo Due Sicilie, spettava a quest'ultimo.
Appare in definitiva curioso che ad oggi ci si trovi alla presenza di ben tre ordini Costantiniani di San Giorgio, tutti e tre peraltro riconosciuti, ai sensi della legge n. 178/1951 dallo Stato Italiano, mentre la Santa Sede, che ha certamente meno interesse, ma più capacità cognitiva e competenza specifica, non entra nel merito, astenendosi dal pronunciarsi a favore dell'uno o dell'altro, trincerandosi sulla formula ormai arcinota che: “la Santa sede riconosce e protegge solo due ordini cavallereschi, oltre i propri, il Sovrano Militare Ordine di Malta con sede in Roma via Condotti, e l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.”.
Dr. Carmelo Cataldi
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(01/01/2014 - Carmelo Cataldi)
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