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QUARTO GRADO di giudizio - Il processo ETERNO, un obbrobrio che la Casta vuol varare

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Caro Zibaldone, mi sto rigirando frusciante tra le mani una sontuosa sentenza del caro Dott. Giacomo Travaglino, la n. 20292 depositata il 20 novembre 2012 dalla 3^ Sezione della Cassazione Civile presieduta dal Dr. Giovanni Battista Petti, e desidererei tuffarmi nella lettura, sempre avvincente e di grandissimo spessore giuridico, di queste trenta pagine di scibile risarcitorio, ma non posso; la mia attenzione è distratta dalla minaccia di una parte del Parlamento di appiopparci il grottesco quarto grado di giudizio: avete letto bene, cari i miei venticinque, pazienti visitatori; e non si tratta di un nuovo programma televisivo ancor più deprimente di quelli in circolazione del tipo Porta a Porta ecc ...
L'Italia, quel perimetro del globo terrestre che un destino non so quanto fausto vi ha destinato per viverci sopra, invece di tentare il sorpasso sull'Angola e lasciare il suo 158° posto su 183 classificati, tenta di diventare definitivamente il fanalino di coda mondiale sulla velocità dei processi. Con questa classe indecente di governanti l'impresa è decisamente alla nostra portata. Curiosità vuole che l'emendamento sia stato inserito nel decreto Sviluppo, che dovrebbe favorire la crescita. Una norma, retroattiva per giunta (si applica alle sentenze "depositate nei due anni precedenti l'entrata in vigore"), che va in direzione ostinata e contraria alle raccomandazioni degli organismi europei; per dirla con Liana Milella, sempre attenta ai problemi della giustizia, "l'emendamento Valentino - è lui che lo ha pensato e lo ha scritto, parlandone con altri senatori, mentre gli altri quattro lo hanno solo firmato - scardina dalle fondamenta le attuali regole giuridiche. Inaugura il processo super lungo, anzi eterno, in barba a qualsiasi regola, che proprio Severino si è imposta, di accorciare, e non certo di allungare i tempi dei processi" (fonte Repubblica, edizione cartacea del 22 novembre 2012, pag. 11, che ricorda anche che il Ministro Paola Severino ha avuto uno scatto di fastidio alla vista dell'obbrobrio). Con l'unico augurio: che si tratti del provvedimento di commiato di un ceto politico - vuoi chi ha governato, vuoi chi non ha fatto vera opposizione, vuoi chi ha tollerato per condiscendenza o pavidità, apponendo firme sotto cambiali in bianco - che ha raso al suolo il concetto stesso di legalità e di giustizia.
Sapete cosa faccio? Riprendo a godermi le splendide pagine tracciate dalla sapiente penna del Dott. Travaglino e, se la cosa vi sarà gradita, ne parleremo nei prossimi giorni. Prima di chiudere questo pezzullo mi prendo il gusto di ricordare che il termine obbrobrio è in certo qual senso imparentato con il concetto di ...imputato; infatti, il latino probrum è colui ch'è messo davanti all'azione infamante.
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(23/11/2012 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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