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La revoca della rinuncia all'ereditÓ

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L'art. 525 c.c. dispone che, sino a quando il diritto di accettare l'ereditÓ non Ŕ prescritto (nel termine decennale dall'apertura della successione) contro i chiamati che vi hanno rinunciato, essi possono sempre accettare l'ereditÓ, tranne nel caso in cui l'ereditÓ non sia giÓ stata acquistata da altro chiamato.


Ci˛ significa che, nonostante la rinuncia, il chiamato rinunciante non perde il potere di accettare l'ereditÓ: ma come Ŕ possibile? La ratio della norma si basa sull'assunto che la delazione ereditaria non decada per mera rinuncia. La Suprema Corte, nella sentenza 23.01.2007, n. 1403 ha infatti stabilito che la rinuncia non faccia venire meno la delazione del rinunciante, ma determina la coesistenza del diritto di accettazione sia in capo al rinunciante che a favore dei coeredi. La delazione, continua la Suprema Corte, sarÓ persa solamente per accettazione degli altri chiamati, per prescrizione o per decadenza. La Suprema Corte, nella pronuncia 21.05.2012, n. 8021 ha infatti ricordato che, sulla scia del medesimo orientamento, la quota dell'erede rinunciante si accresce ôipso iureö a favore dei coeredi, senza specifica accettazione, in quanto l'accrescimento stesso si concretizza in un'espansione dell'originaria delazione. Solamente a seguito dell'accettazione della quota accresciuta, la rinuncia all'ereditÓ diviene irrevocabile.


La revoca della rinuncia non Ŕ un atto formale e pu˛ sussistere sia in forma espressa che in forma tacita. La Suprema Corte, nella sentenza 08.06.1984, n. 3457, ha stabilito che la revoca della rinuncia non Ŕ un atto autonomo, ma l'effetto della sopravvenuta accettazione dell'ereditÓ da parte del rinunciante: la revoca della rinuncia quindi, quale sopravvenuta accettazione da parte del rinunciante, pu˛ consistere sia in una dichiarazione formale, che in un comportamento concludente. Contrariamente, la sentenza 29.03.2003, n. 4846 ha stabilito che l'atto di rinuncia debba rivestire una forma solenne e, conseguentemente, la revoca debba avere il medesimo requisito formale. Sul punto, la giurisprudenza pi¨ recente (Cassazione 18.04.2012, n. 4070) ha confermato l'orientamento secondo il quale la rinuncia all'ereditÓ, non facendo venire meno il diritto di accettazione del rinunciante sino a quando l'ereditÓ non viene accettata dagli altri chiamati, consente una successiva accettazione che pu˛ anche essere tacita, allorquando il comportamento del rinunciante sia ritenuto incompatibile con la sua volontÓ di non accettare l'ereditÓ.


La dottrina ha rilevato che l'esatta qualificazione della revoca della rinuncia deve essere quella di un'accettazione tardiva in quanto non Ŕ previsto un autonomo atto di revoca della rinuncia, essendo qualificabile solamente come una accettazione che elimina gli effetti della precedente revoca.


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