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Atto di appello

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Guida di procedura civile

L'atto di appello, secondo quanto dispone l'articolo 342 del codice di rito, si propone con atto di citazione e secondo le indicazioni previste dall'articolo 163 c.p.c. per l'introduzione della causa dinanzi al tribunale.

Tra il giorno della citazione e quello della prima udienza devono intercorrere anche in questo caso termini liberi non inferiori a 90 giorni, se il luogo di notificazione si trova in Italia, o a 150 giorni, se esso si trova all'estero.

L'appellante deve poi costituirsi nei modi e nei termini previsti per il giudizio di primo grado e inserire nel proprio fascicolo copia della sentenza appellata.

A questo punto il cancelliere provvede a iscrivere la causa a ruolo e a formare il fascicolo di ufficio a norma dell'articolo 168 c.p.c. e richiede la trasmissione del fascicolo d'ufficio al cancelliere del giudice di primo grado.

La motivazione

L'atto di appello, per legge, deve essere motivato.

Più in particolare, nella motivazione devono essere necessariamente indicate le parti del provvedimento che si vuole appellare, le modifiche richieste alla ricostruzione del fatto operata dal giudice di primo grado, le circostanze da cui deriva la violazione di legge e la rilevanza di queste ultime ai fini della decisione impugnata.

Se tali indicazioni mancano, l'appello è inammissibile.

La proposizione dell'appello incidentale

Una volta introdotto il giudizio d'appello, l'appellato può costituirsi con la comparsa di risposta.

Con tale atto l'appellato può anche a sua volta proporre appello, il cd. appello incidentale.

L'appello incidentale, infatti, va proposto, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta all'atto della costituzione in cancelleria ai sensi dell'articolo 166.

Può accadere, però, che l'interesse a proporre appello incidentale sorga dall'impugnazione proposta da un'altra parte che non sia l'appellante principale. In tal caso l'appello si propone nella prima udienza successiva alla proposizione dell'impugnazione stessa.

Domande ed eccezioni nuove

Nel giudizio d'appello non sono ammesse domande nuove.

Esse, se proposte, sono dichiarate inammissibili d'ufficio.

Tuttavia, il codice di rito prevede che è comunque possibile chiedere, con l'appello, sia il risarcimento dei danni sofferti dopo la sentenza impugnata che i frutti, gli interessi e gli accessori maturati dopo la sentenza stessa.

Così come non è possibile proporre nuove domande, in appello non è neanche possibile proporre nuove eccezioni.

Ciò a meno che esse non siano rilevabili d'ufficio.

E i divieti non finiscono qui: non sono ammessi neanche nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti, salvo, in questo secondo caso, che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile.

In passato i nuovi documenti potevano essere prodotti anche nel caso in cui il collegio li ritenesse indispensabili ai fini della decisione della causa, ma oggi, a seguito della riforma introdotta dalla legge n. 134/2012, non è più così.

In ogni caso, è sempre possibile deferire il giuramento decisorio.

Domande ed eccezioni non riproposte

Per quanto riguarda invece le domande e le eccezioni proposte in primo grado, esse, laddove non accolte dalla sentenza impugnata e non espressamente riproposte in appello, si intendono rinunciate


Vedi anche:

Fac-simile atto di appello

Fac-simile comparsa di risposta in appello

L'appello incidentale - guida legale

Fac-simile appello incidentale



 

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