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Omicidio colposo

Guida legale sul reato di omicidio colposo. Aggiornata con le nuove disposizioni sull'omicidio stradale
In questa pagina: Omicidio colposo: definizione e fonti normative | Il bene giuridico tutelato | Procedibilità d'ufficio | Omicidio colposo e concorso di colpa | Le pene | L'omicidio stradale | Il danno risarcibile e i soggetti che possono chiedere il risarcimento | La prescrizione dell'azione civile  | La Giurisprudenza
Guida di diritto penale

Omicidio colposo: definizione e fonti normative

L'omicidio colposo è l'omicidio commesso non volontariamente ma per un fatto compiuto senza intenzionalità così come accade ad esempio nel caso di un incidente stradale un cui taluno abbia perso la vita. 

E' proprio l'assenza dell'intenzionalità che distingue l'omicidio colposo dall'omicidio volontario (o doloso)

La colpa dunque è l'elemento caratterizzante del reato:  si parla di delitto colposo (o contro l'intenzione) ogni volta che l'evento (nel nostro caso la morte) non è voluto ma si è verificato "a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per l'inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline" (v art. 43 del codice penale). 

L'art. 589 c.p. nella versione riformulata a seguito della introduzione delle norme sull'omicidio stradale dispone quanto segue:

"Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Se il fatto è commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni.
Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni quindici".

Anche dal tenore letterale della norma si desume che l'elemento distintivo rispetto all'omicidio volontario risiede proprio nell'elemento intenzionale.

Le pene per le ipotesi in cui l'omicidio sia derivato dall'inosservanza di alcune norme sulla disciplina stradale, come vedremo, sono divenute particolarmente aspre con l'introduzione del reato di omicidio stradale disciplinato dal successivo articolo 589 bis (si veda anche per un approfondimento la guida: "Il reato di omicidio stradale).

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Il bene giuridico tutelato

Il bene giuridico tutelato dalla norma è costituito dal diritto alla vita della persona.

Privare qualcuno del bene vita, sia pur solo per colpa e non per dolo è considerato dal nostro ordinamento giuridico un fatto intollerabile che non puònon avere conseguenze sul piano penale.

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Procedibilità d'ufficio

Il reato di omicidio colposo è procedibile d'ufficio. Non è dunque necessaria una querela affinchè la procura possa avviare una azione penale essendo sufficiente la semplice "notizia criminis".

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Omicidio colposo e concorso di colpa

Il concorso di colpa non esclude la punibilità del reato anche se il giudice potrà tenere conto della ripartizione dellecolpe al fine di determinare la pena edittale.

Le conseguenze giuridiche principali del concorso di colpa saranno piuttosto legare alle conseguenze civilistiche dove l'eventuale diritto al risarcimeto del danno da parte dei prossimi congiunti della vittima potrà essere ridotto proprio sulla base delle percentuale di concorso di colpa.

La colpa concorrente trova ampia applicazione soprattutto nel reato di omicidio colposo derivante dalla circolazione stradale. Non è infrequente che la vittima abbia concorso a determinare l'incidente a causa di una sua condotta a sua volta "colposa". 

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Le pene

L'art 589 C.P.C. prevede la pena della reclusione da 6 mesi a 5 anni. Per il reato di omicidio colposo commesso a causa della violazione delle norme di prevenzione per la sicurezza sui luoghi di lavoro, la pena detentiva varia dai 2 ai 7 anni. Infine: "Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni quindici".

Un discorso a parte va fatto invece per l'omicidio stradale (si veda il paragrafo che segue)

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- L'omicidio stradale

Il delitto di omicidio stradale è stato introdotto dalla legge Legge n. 41 del 23.03.2016. In sintesi la disciplina del nuovo art 589 bis C.P.

1) Il delitto di omicidio stradale prevede la pena della reclusione (di varia entità in base alla gravità della colpa) per il conducente di veicoli a motore che con la propria condotta imprudente cagiona la morte altrui.

2) Resta in vigore la fattispecie generica di omicidio colposo commesso in seguito alla violazione delle norme sulla circolazione stradale, previsto dall'art. 589 C.P.C., così come la pena della reclusione da 2 a 7 anni.

3) La pena della detenzione varia dagli 8 ai 12 anni se chi cagiona la morte al momento della guida si trovava in stato di ebbrezza alcolica grave (superiore a 1,5 gr. per litro) o in stato di alterazione psico-fisica determinata dall'utilizzo di sostanze psicotrope o stupefacenti.

4) Pene particolarmente severe sono previste per i conducenti professionali di veicoli a motore. Per loro è sufficiente uno stato di ebbrezza medio (tra 0,8 e 1,5 gr. per litro) per vedersi applicare la pena indicata al punto 3.

5) La reclusione dai 5 a 10 anni è prevista per i conducenti imprudenti che superano i limiti di velocità, attraversano con il semaforo rosso, circolano in senso contrario di circolazione, effettuano sorpassi pericolosi, fanno inversioni di marcia in prossimità o in corrispondenza di dossi, curve e incroci.

6) La pena è ridotta fino a metà se la morte cagionata dalle indicate condotte imprudenti non ne è conseguenza esclusiva.

7) La pena è aumentata se il conducente è privo di assicurazione, non ha conseguito la patente di guida o gli è stata sospesa o revocata.

8) La pena è aumentata anche quando la condotta provoca la morte di più persone o la morte e le lesioni di più soggetti. In questi casi si applica la pena prevista per la violazione più grave da aumenetare fino al triplo, con il limite massimo di 18 anni.

9) Con l'art 589 ter C.P. si introduce un'aggravante specifica nell'ipotesi in cui il conducente, dopo aver commesso il reato di omicidio stradale, si da alla fuga. La pena in questi casi subisce l'aumento minimo di 1/3 e massimo di 2/3, ma non può essere inferiore a 5 anni. 

Il testo dell'art. 589-bis. (omicidio stradale)

"Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito con la reclusione da due a sette anni. 
Chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psicofisica conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera c), e 187 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da otto a dodici anni. 
La stessa pena si applica al conducente di un veicolo a motore di cui all'articolo 186-bis, comma 1, lettere b), c) e d), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, il quale, in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2, lettera b), del medesimo decreto legislativo n. 285 del 1992, cagioni per colpa la morte di una persona. 
Salvo quanto previsto dal terzo comma, chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. 
La pena di cui al comma precedente si applica altresì: 
1) al conducente di un veicolo a motore che, procedendo in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita, cagioni per colpa la morte di una persona; 
2) al conducente di un veicolo a motore che, attraversando un'intersezione con il semaforo disposto al rosso ovvero circolando contromano, cagioni per colpa la morte di una persona; 
3) al conducente di un veicolo a motore che, a seguito di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua, cagioni per colpa la morte di una persona. 
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti la pena è aumentata se il fatto è commesso da persona non munita di patente di guida o con patente sospesa o revocata, ovvero nel caso in cui il veicolo a motore sia di proprietà dell'autore del fatto e tale veicolo sia sprovvisto di assicurazione obbligatoria. 
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora l'evento non sia esclusiva conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole, la pena è diminuita fino alla metà. 
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora il conducente cagioni la morte di più persone, ovvero la morte di una o più persone e lesioni a una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni diciotto.
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Il danno risarcibile e i soggetti che possono chiedere il risarcimento

Chi è responsabile di omicidio colposo è tenuto a risarcire il danno ai superstiti. In estrema sintesi i prossimi congiunti hanno la possibilità di chiedere due tipi di danno:  il danno non patrimoniale e il danno patrimoniale. Queste due macro categorie rappresentano i contenitori all'interno dei quali far ricadere, dal punto di vista puramente descrittivo, diverse tipologie di danno. Il danno non patrimoniale comprende il danno alla salute e il danno morale, quello patrimoniale il danno emergente (spese mediche e funerarie) e il lucro cessante (cessazione del contributo economico della vittima). I soggetti legittimati a chiedere il ristoro dei danni in ambito civilistico (all'interno del processo penale mediante costituzione di parte civile o nella separata sede civile) sono tutti coloro che sono legati alla vittima da un vincolo familiare o affettivo. Al diritto risarcitorio che i soggetti legittimati possono esercitare iure proprio, si affianca la facoltà di agire iure hereditatis per la richiesta dei danni già spettanti al defunto.

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La prescrizione dell'azione civile 

E' disciplinata dall'art 2947 C.C. che prevede in linea generale che la prescrizione del diritto al risarcimento danni si verifica con il decorso del termine di 5 anni dal giorno dell'illecito. La stessa norma al comma 2 prevede che il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli di ogni specie il diritto si prescrive in due anni ma va detto che  Se il danno si è prodotto come conseguenza della circolazione stradale il diritto si prescrive in 2 anni. Attenzione però: lo stesso articolo al comma 3 chiarisce che se il fatto è considerato dalla legge come reato (e in tal caso stiamo parlando appunto di un reato oltretutto perseguibile d'ufficio) e per il reato è stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all'azione civile. "Tuttavia, se il reato è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno si prescrive nei termini indicati dai primi due commi" (ossia 5 e 2 anni)  a decorrere dalla data in cui il reato si è estinto (150 C.P. e ss.) o dalla data in cui la sentenza è diventata irrevocabile (648, 650 c.p.)

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La Giurisprudenza e la raccolta di articoli e sentenze

Per quanto riguarda il concorso di colpa della vittima, la Cass., Sez. IV penale n. 28615/2013 ha affermato: “Nei reati colposi conseguenti a incidenti stradali è esclusa la responsabilità del conducente quando il fatto illecito altrui, e in particolare della vittima, configuri per le sue caratteristiche una vera causa eccezionale, atipica e non prevedibile che sia stata da sola sufficiente a provocare l’evento”.

In materia di risarcimento danni dei superstiti, si segnala la  sentenza n. 21917 del 16.10.2014 Cass., sez. Lavoro e la sentenza 10.11.2014 n° 46351 Cass. penale, sez. IV che ha riconosciuto il diritto al risarcimento anche alla fidanzata non convivente, ampliando il novero dei soggetti legittimati.

Cass. Civ., sez. III, 15.05. 2013, n. 11775 ha precisato che la ratio dell'art. 2947 comma 3 è da ricollegare al diritto riconosciuto al cittadino di avanzare la domanda risarcitoria negli stessi tempi in cui lo Stato può esercitare l'azione penale.

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