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Cassazione: disservizi postali? Protestate, le critiche migliorano il servizio

Disservizi postali? Via libera alle proteste. Le critiche, infatti, dice la Corte di Cassazione, ''aiutano a migliorare i servizi''. Scrive la Quinta sezione penale che ''si puo' benissimo fare un reclamo - ed e' anzi giusto farlo perche' le critiche degli utenti possono aiutare a migliorare i servizi - che stigmatizzi un presunto disservizio''. A patto che la critica non attacchi la ''sfera morale''. L'occasione per dare legittimita' alle proteste dei cittadini quando i servizi pubblici non funzionano, alla Suprema Corte, viene offerta dal caso nato dalla querela di un portalettere di Corleone, Giuseppe M., che si era sentito diffamato dalla lettera indirizzata al direttore dell'Ente Poste Italiane da un corleonese, Ignazio B., nella quale il cittadino lamentava che il postino ''agendo in mala fede, e con premeditazione non gli consegnava la corrispondenza e la faceva ritornare al mittente con la dicitura introvabile o sconosciuto''. Nel caso specifico, gli 'ermellini' hanno ritenuto che il cittadino avesse travalicato il diritto di critica, dal momento che la norma prevede che ''il portalettere che rilevi un indirizzo insufficiente o che risulti comune a piu' persone restituisca la corrispondenza all'ufficio con le ragioni della mancata consegna'', utilizzado la dicitura ''sconosciuto'' o anche ''introvabile in casi di omonimia e di impossibilita' di accertare il reale destinatario nel caso di indirizzi completi''. Detto questo, la Cassazione coglie l'occasione per sancire la positivita' della critica ''per aiutare a migliorare i servizi. Ma non e' consentito - avvertono i supremi giudici nella sentenza 32016 - a nessuno utilizzare un mezzo in se' lecito per attaccare la sfera morale delle persone''. La Suprema Corte, nel caso concreto, ha confermato la condanna per diffamazione, inflitta dal giudice di Pace di Corleone nel gennaio 2004, nei confronti del postino ''perche' mancava la prova della verita' del fatto che costituiva il presupposto della critica'', condannando il cittadino a risarcirlo del danno arrecato e a rifondergli le spese processuali quantificate in duemila euro. Ma ha anche ricordato che le critiche, in caso di disservizio reale fanno bene.
(18/10/2006 - Roberto Cataldi)
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