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Prestazioni assistenziali e Carta di soggiorno

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Con la Sentenza della Corte Costituzionale n. 4 del 14 gennaio 2013 il Presidente del Consiglio dei Ministri promuoveva questioni di legittimità costituzionale in riferimento all'articolo 2, comma 3, della legge della Regione Calabria 20 dicembre 2011, n. 44 (Norme per il sostegno di persone non autosufficienti - Fondo per la non autosufficienza). Con questa legge la Regione Calabria prevedeva interventi per il sostegno delle persone non autosufficienti con l'istituzione del Fondo regionale per la non autosufficienza. L'art. 2, comma 3, individuava i destinatari degli interventi nei «cittadini europei o extracomunitari con regolare carta di soggiorno residenti nella Regione Calabria». Risulta ben evidente come tale disposizione, nella parte in cui circoscrive le provvidenze destinate ai cittadini extracomunitari ai soli titolari della carta di soggiorno, introduce una discriminazione costituzionalmente illegittima. La norma in esame restringerebbe, dunque, l'accesso alle prestazioni sociali considerate, ai soli cittadini extracomunitari soggiornanti di lungo periodo. Per tale verso, essa eccederebbe dalla competenza legislativa residuale in materia di servizi sociali, riconosciuta alle Regioni dall'art. 117, quarto comma, Cost., e non sarebbe in linea con il disposto dell'art. 41 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), che, ai fini della fruizione delle provvidenze e delle prestazioni, anche economiche, di assistenza sociale, equipara gli stranieri titolari di permesso di soggiorno di durata annuale ai cittadini italiani. La discriminazione introdotta dalla disposizione censurata risulterebbe lesiva anche dei principi di ragionevolezza e di eguaglianza (art. 3 Cost.), essendo basata su un elemento di distinzione arbitrario. Come rilevato dalla Corte costituzionale in rapporto ad analoghe norme regionali (sentenza n. 40 del 2011), non vi sarebbe, infatti, alcuna ragionevole correlazione tra il requisito di accesso ai benefici (possesso, da parte dello straniero, del «permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo») e le situazioni di bisogno e di disagio, riferibili direttamente alla persona in quanto tale, che costituiscono il presupposto di fruibilità delle prestazioni sociali. La stessa Corte costituzionale ha, d'altra parte, precisato come, una volta che il diritto a soggiornare nel territorio nazionale non sia in discussione, non si possano «discriminare gli stranieri, stabilendo, nei loro confronti, particolari limitazioni per il godimento dei diritti fondamentali della persona, riconosciuti invece ai cittadini» (sentenza n. 61 del 2011).

Con questo orientamento i Giudici della Consulta hanno chiarito uno dei tanti punti poco chiari nella disciplina delle disposizioni sull'immigrazione. Il diritto alle prestazioni assistenziali non può essere subordinato a pretese del legislatore noncuranti dei principi costituzionali e soprattutto del principio dell'eguaglianza.
(15/06/2013 - Marco Spena)
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