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L'eredità giacente

Cos'è l'eredità giacente, in cosa si differenzia dall'eredità vacante, quali presupposti la fondano e che ruolo riveste il curatore
Le successioni ereditarie

La giacenza è una condizione che si verifica nelle situazioni di incertezza sulla destinazione del patrimonio ereditario: essa ha luogo quando il chiamato all'eredità non ha ancora accettato e, analogamente, quando non si ha notizia di eventuali eredi in vita del de cuius.

  1. Differenza tra eredità giacente ed eredità vacante
  2. Eredità giacente: presupposti
  3. Il curatore dell'eredità giacente
  4. Cessazione della curatela

Differenza tra eredità giacente ed eredità vacante

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L'elemento caratterizzante la giacenza, che è appunto la situazione di incertezza, è alla base della distinzione tra l'eredità giacente e l'eredità vacante. Quest'ultima, infatti, è un istituto caratterizzato dalla certezza (e non incertezza) della mancanza di chiamati all'eredità (e tale consapevolezza comporta la devoluzione di quest'ultima a beneficio dello Stato).

Eredità giacente: presupposti

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I presupposti che fondano la giacenza, stabiliti dall'articolo 528 del codice civile, sono:

  • la mancata accettazione dell'eredità da parte del chiamato,
  • il mancato possesso dei beni ereditari da parte del chiamato,
  • la nomina del curatore dell'eredità giacente.

Con riferimento al primo presupposto, parte della dottrina, aderendo al dato letterale, ritiene che la giacenza possa verificarsi solamente quando vi sia un unico chiamato alla successione; altra dottrina, preferibile, ritiene invece che essa sussista anche nel caso in cui vi siano più chiamati.

Il problema sorge nel caso in cui vi siano più chiamati e, di questi, non tutti abbiano accettato: in tal caso, per la quota non accettata, può essere nominato un curatore della quota ereditaria giacente? Sul punto vanno segnalate due sentenze della Corte di cassazione che si sono pronunciate sula questione, ma in maniera differente tra loro: la numero 2611 del 22 febbraio 2001, che dà risposta negativa, e la numero 5113 del 19 aprile 2000, che dà invece risposta positiva.

Il curatore dell'eredità giacente

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La nomina del curatore è l'atto che costituisce la giacenza in quanto, con essa, il chiamato all'eredità perde i poteri dei quali godeva ai sensi dell'articolo 460 del codice civile (rubricato "Poteri del chiamato prima dell'accettazione"). Del resto, l'istanza per la nomina del curatore viene effettuata proprio a causa dell'inerzia del chiamato il quale, non volendo accettare e non volendo essere autorizzato a compiere gli atti necessari, lascia in stato di abbandono il patrimonio ereditario.

Il curatore dell'eredità giacente è titolare di un ufficio di diritto privato, che si perfeziona a seguito del giuramento. Tra i suoi obblighi rientra, primo tra tutti, quello di redigere l'inventario del patrimonio ereditario e di compiere gli atti urgenti. 

Tale soggetto ha la legittimazione processuale in nome e per conto dell'eredità, amministra il patrimonio ereditario per tutta la durata della giacenza e, previa autorizzazione del Tribunale, ha facoltà di liquidare le passività, compiere attività d'impresa e vendere beni immobili (nel caso di necessità o utilità evidente).

Cessazione della curatela

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La curatela cessa non per abbandono dell'ufficio da parte del curatore (nel qual caso si provvederà alla nomina di altro curatore) ma nei casi di:

  • accettazione dell'eredità da parte del chiamato, 
  • esaurimento dell'attivo ereditario
  • accertamento della mancanza di chiamati all'eredità.

In tale ultima ipotesi viene dichiarata la vacanza ereditaria e l'unico successore è lo Stato.

(Dott.ssa Francesca Tessitore)
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Aggiornamento: novembre 2019