Sei in: Home » Guide Legali » Impresa e società

La concorrenza sleale

Avv. Valeria Zeppilli - La libertà di iniziativa economica conferisce agli imprenditori ampi spazi di azione nello svolgimento della propria attività di impresa. Tali spazi, tuttavia, risultano limitati di fronte alla necessità di tutelare la correttezza e la lealtà della competizione di mercato, che, pur accettata a livello legislativo, non può spingersi oltre confini di liceità prestabiliti. A tale obiettivo concorrono gli artt. 2598 e ss. del Codice Civile, che si occupano di sanzionare la cd. concorrenza sleale. 

I principi della correttezza professionale

[Torna su]

Affinché la concorrenza sia lecita è innanzitutto fondamentale che la competizione tra imprenditori si svolga secondo i principi della correttezza professionale. Laddove tali principi non vengano rispettati, il comportamento può essere sanzionato come sleale, con la conseguenza che esso deve essere interrotto, i suoi effetti devono essere eliminati e, se sussistono dolo o colpa anche presunta, si deve provvedere al risarcimento del danno cagionato. Sono esempi di violazione di principi di correttezza professionale: il boicottaggio economico, il dumping, la concorrenza parassitaria e lo storno di dipendenti.

La concorrenza sleale nel codice civile

[Torna su]

Tali comportamenti, tuttavia, costituiscono una categoria residuale rispetto a determinati ulteriori atti che il Codice Civile tipizza come concorrenza sleale e che consistono nell'utilizzo di nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con quelli utilizzati da altri, nell'imitazione servile di prodotti altrui o nel compimento di atti idonei a ingenerare confusione con l'attività di un concorrente, nonché nella diffusione di notizie e apprezzamenti che determinino il discredito dell'attività di un concorrente o nell'appropriazione dei pregi dei prodotti o dell'impresa altrui. 

Presupposti di applicazione

[Torna su]

La disciplina in tema di concorrenza sleale trova applicazione al ricorrere di determinati requisiti. Innanzitutto è necessario che sia il soggetto che pone in essere l'atto di concorrenza che quello che lo subisce siano imprenditori; in secondo luogo tali soggetti devono trovarsi in un rapporto di concorrenza economica, secondo l'opinione dominante anche solo potenziale e non necessariamente riguardante la stessa categoria di consumatori ma anche operatori posti su livelli economici diversi.

Occorre precisare che il primo requisito, ovverosia quello soggettivo, non emerge espressamente dal dato letterale, ma si ricava in via indiretta dal secondo requisito. Se, infatti, è evidente che il soggetto che subisce l'atto di concorrenza deve essere un imprenditore, lo stesso non potrebbe dirsi per il soggetto che lo pone in essere se non considerando la necessità che tra i due soggetti vi sia una concorrenza, cosa che può verificarsi solo tra imprenditori.

Pubblicità ingannevole e comparativa

[Torna su]

Dalla generica disciplina in tema di concorrenza sleale si è enucleata una specifica regolamentazione che sanziona la pubblicità ingannevole e la pubblicità comparativa illecita, sulla base dell'assunto che ogni divulgazione di notizie tra il pubblico a scopo promozionale deve essere palese, veritiera, corretta e riconoscibile come tale.

Tale regolamentazione è contenuta del Codice del consumo e persegue l'obiettivo di tutelare non solo imprenditori in concorrenza, come fa la generica disciplina della concorrenza sleale, ma anche espressamente i consumatori.

Nel dettaglio, una pubblicità può essere definita ingannevole quando risulta idonea a indurre in errore i consumatori riguardo al prodotto o al servizio che promuove, pregiudicandone così le scelte economiche.

Si ha, invece, pubblicità comparativa illecitaquando il confronto dei beni e servizi di un'impresa con quelli dei propri concorrenti, di per sé lecito, riguarda prodotti non in concorrenza, ne provoca la confusione, inganna i consumatori, persegue il solo scopo di screditare il concorrente o concerne caratteristiche dei prodotti che non sono essenziali, pertinenti né verificabili.

Avverso tali mezzi pubblicitari è apprestata una specifica tutela amministrativa, affidata all'Autorità garante della concorrenza e del mercato che può inibire gli atti di pubblicità ingannevole o comparativa illecita e ordinare l'eliminazione degli effetti da essi eventualmente prodotti.