il reato di corruzione propria viene disciplinato dall'art. 319 c.p. che recita: "Il pubblico ufficiale, che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei a dieci anni".
- Natura giuridica
- Bene giuridico tutelato
- Soggetto attivo e soggetto passivo
- Elemento oggettivo del reato
- Elemento soggettivo del reato
- Manifestazione del reato
- Trattamento sanzionatorio
- Corruzione ambientale
- Corruzione tra privati
- Differenza tra corruzione propria e corruzione impropria
- Giurisprudenza sul reato di corruzione
- Cassazione penale n. 16672/2023
- Cassazione penale n. 6557/2023
- Cassazione penale n. 168/2022
- Cassazione penale n. 5390/2022
- Cassazione penale n. 10084/2021
Natura giuridica
Il reato di cui all'art. 318 c.p. è un delitto contro la pubblica amministrazione.
Si tratta di un reato proprio, plurisoggettivo, di danno, di condotta, a forma libera.
Bene giuridico tutelato
Secondo l'impostazione prevalente, il bene giuridico viene individuato del prestigio e nel buon funzionamento della pubblica amministrazione.
Soggetto attivo e soggetto passivo
La corruzione, disciplinata dagli articoli 318 e seguenti del codice penale, è un reato plurisoggettivo (più precisamente, bilaterale) a concorso necessario. Detto in parole semplici, la corruzione si verifica quando un privato e un pubblico funzionario si accordano perché il primo corrisponda al secondo un compenso (non dovuto) per un atto in vario modo attinente alle attribuzioni di quest'ultimo.
L'attitudine fortemente lesiva della corruzione nei confronti degli interessi del Pubblico, e della collettività in genere, ha determinato il legislatore a decidere di colpire entrambi i soggetti coinvolti nella condotta criminosa. Ecco, perciò, che nel nostro ordinamento corrotto e corruttore vanno incontro alla medesima pena. La erronea convinzione, da parte del corruttore o del corrotto, che il compenso dato o promesso fosse dovuto per legge opera come elemento scusante.
Dal punto di vista della qualificazione giuridica dei soggetti coinvolti nell'accordo, il reato si configura come:
- proprio, considerando il lato del corrotto – necessariamente un Pubblico Ufficiale (o incaricato di pubblico servizio, come da art. 320): ad esempio l'ufficiale giudiziario, un agente di polizia etc.;
- comune dal punto di vista del soggetto corruttore – che può essere qualunque privato cittadino.
Elemento oggettivo del reato
Il reato di corruzione propria consiste nel compimento dal parte del p.u. di un atto contrario ai doveri d'ufficio, ovvero nell'omissione da parte dello stesso di un atto necessario, in cambio di utilità o denaro da parte del soggetto privato. L'elemento che caratterizza il reato di corruzione propria, e che lo distingue dalla corruzione impropria, si identifica in un atto individuato o individuabile contrario ai doveri d'ufficio.
Per atto contrario ai doveri d'ufficio non si intende solo un atto illecito o illegittimo, ma anche un atto contrario ai "doveri istituzionali espressi in norme di qualsiasi livello, ivi compresi quelli di correttezza ed imparzialità”
Elemento soggettivo del reato
L'individuazione dell'elemento soggettivo del reato varia a seconda che la corruzione sia antecedente o susseguente. In particolare, la corruzione antecedente ricorre quando l'accordo o la dazione di denaro precede la realizzazione dell'attività da parte del p.u., mentre la corruzione susseguente si verifica quando la retribuzione sia successiva al compimento dell'atto da parte del p.u.
Nel primo caso l'elemento soggettivo consiste nel dolo specifico, in quando le parti si accordano al fine di portare a compimento un fatto specifico o un'attività da parte del p.u. Nell'ipotesi di corruzione susseguente, invece, il dolo è generico, poiché si richiede la consapevolezza e la volontà delle parti di dare o ricevere l'utilità come retribuzione dell'atto precedentemente compiuto.
Manifestazione del reato
Il reato di corruzione è un reato a duplice schema.
Lo stesso, infatti, si considera consumato già con l'accordo tra le parti (c.d. schema sussidiario). Se, tuttavia, all'accordo segue la dazione di denaro o di altra utilità, il momento consumativo si sposta in avanti, venendo a coincidere con il compimento di attività da parte del p.u. (schema principale).
Pertanto, nello schema sussidiario il perfezionamento coincide con la consumazione del reato, mentre nello schema principale la consumazione si sposta in avanti.
Trattamento sanzionatorio
La pena prevista per il reato di cui all'art. 318 c.p. è quella della reclusione da sei a dieci anni.
Corruzione ambientale
Si parla (sovente nel nostro Paese) di corruzione ambientale o endemica, allorché all'interno di un dato sistema - ente, articolazione amministrativa etc. - la corruzione non è un atto criminoso isolato, bensì si atteggia a vera e propria prassi: un modus operandi e addirittura vivendi diffuso, tale da instaurare instaurare una permanente induzione verso detta fattispecie delittuosa. Esempio tipico è quello dei clamorosi casi italiani degli anni '90, comunemente noti sotto il nome di Tangentopoli.
Corruzione tra privati
La corruzione tra privati di cui all'art. 2635 c.c. si verifica quando un soggetto operante all'interno di un'azienda cerca (riuscendoci o meno) di corrompere sindaci, liquidatori, amministratori, direttori generali o dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili
Differenza tra corruzione propria e corruzione impropria
Il reato di corruzione propria presenta una struttura diversa rispetto alla fattispecie di corruzione impropria. Il primo si identifica come un reato di mera condotta e di pericolo, mentre il secondo è un reato di danno.
In particolare, due sono gli elementi differenziali:
- la presenza di un atto contrario ai doveri d'ufficio individuato o individuabile e riconducibile al p.u.;
- la correlazione sinallagmatica tra la dazione di denaro o utilità e il compimento del suddetto atto.
In altri termini, il generico asservimento della funzione pubblica agli interessi privati, sanzionata nel reato di corruzione impropria, deve tradursi nel ompimento di atti specifici da parte del p.u., in un'ottica di progressione criminosa.
Giurisprudenza sul reato di corruzione
La giurisprudenza di legittimità si è espressa più volte sul reato di corruzione, distinguendo le fattispecie affini e delineando le condotte necessarie per integrare il delitto.
Ecco alcune delle massime più rilevanti della Cassazione sul reato di corruzione:
Cassazione penale n. 16672/2023
In tema di corruzione propria, costituiscono atti contrari ai doveri d'ufficio non soltanto quelli illeciti (perché vietati da norme imperative) o illegittimi (perché in contrasto con norme giuridiche riguardanti la loro validità ed efficacia), ma anche quelli che, pur formalmente regolari, prescindono, per consapevole volontà del pubblico agente, dall'osservanza di doveri istituzionali espressi in norme di qualsiasi livello, ivi compresi quelli di correttezza ed imparzialità.
Cassazione penale n. 6557/2023
E' configurabile il concorso nel reato di corruzione del soggetto che, pur non ricevendo utilità dirette, sia consapevole della dazione o promessa illecita e del rapporto sinallagmatico con l'esercizio della funzione e che in tale accordo si inserisca, fornendo un contributo materiale necessario alla sua realizzazione.
Cassazione penale n. 168/2022
In tema di corruzione, mentre non risponde a titolo di concorso il terzo che, non essendo stato parte dell'accordo corruttivo, intervenga nella sola fase esecutiva adoperandosi per la sua realizzazione, risponde ex art. 110 cod. pen. il medesimo soggetto che, pur rimasto estraneo al patto illecito, abbia avuto piena e consapevole compartecipazione nel reperire, creare o mettere a disposizione del funzionario infedele il prezzo della corruzione, posto che non si tratta di un'attività meramente esecutiva della pattuizione illecita, bensì essa stessa frazione di una delle condotte tipiche mediante le quali il reato si consuma e rappresenta il momento di massima estrinsecazione dell'offesa al bene giuridico tutelato.
Cassazione penale n. 5390/2022
Non sussiste alcun rapporto di specialità fra il delitto di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio ex art. 319 cod. pen. e quello di utilizzazione di segreti di ufficio di cui all'art. 326, comma terzo, cod. pen., data la diversità degli elementi strutturali delle rispettive fattispecie incriminatrici, la prima contemplando un reato bilaterale a concorso necessario, in cui la condotta anti doverosa del pubblico agente si pone come prestazione di un accordo sinallagmatico corruttivo, e la seconda, incentrata sulla utilizzazione del segreto, avendo ad oggetto un reato monosoggettivo 'di mano propria', a concorso solo eventuale dell'"extraneus", in cui il profitto indebito degrada ad elemento di dolo specifico
Cassazione penale n. 10084/2021
In tema di corruzione, nella nozione di "altra utilità" rientrano anche le prestazioni di natura non patrimoniale, assumendo rilievo, quale oggetto della dazione o promessa, qualsiasi vantaggio materiale o morale, che costituisca la controprestazione posta a base dell'accordo corruttivo e si trovi in un rapporto di proporzionale corrispettività rispetto all'esercizio dei poteri o della funzione, ovvero al compimento dell'atto contrario ai doveri d'ufficio.
