Equita` di genere e tutela della genitorialita`: dimissioni in bianco, dimissioni madri lavoratrici, paternita' obbligatoria, conciliazione vita-lavoro

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Poiché la partecipazione delle donne al mercato del lavoro risulta ancora limitata rispetto a quella degli uomini tanto che il divario è enorme, soprattutto nel Mezzogiorno, sia tra le fasce meno qualificate che tra quelle qualificate, la riforma introduce misure atte a garantire maggiori servizi e un’organizzazione del lavoro tali da consentire ai genitori una migliore assistenza dei propri figli e, soprattutto, l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro.

LE DIMISSIONI IN BIANCO - La riforma dichiara guerra alla diffusa pratica delle dimissioni in bianco, infatti, capita spesso che tanti imprenditori obblighino i propri dipendenti,

soprattutto donne, a firmare al momento dell’assunzione una lettera di dimissioni spontanee che viene poi usata quando il dipendente non fa più comodo all’azienda, come ad esempio nel caso di una gravidanza, in questo modo la donna dipendente è obbligata ad abbandonare il lavoro. La riforma si impegna, quindi, a contrastare questa pratica con modalità semplificate rispetto a quelle antecedenti e senza oneri per il datore di lavoro e il dipendente. Tra le grandi novità spiccano le sanzioni fino a 30 mila € per i datori di lavoro che abusano della lettera di dimissioni in bianco.

DIMISSIONI DELLE MADRI LAVORATRICI – La riforma si impegna anche a rinforzare il regime della convalida delle dimissioni rese dalle lavoratrici madri, prendendo in considerazione pure l’ipotesi della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Inoltre viene esteso da uno a tre anni di vita del bambino il periodo entro il quale le dimissioni della lavoratrice o del lavoratore devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro per poter acquisire efficacia. Rimangono inalterati, invece, il periodo coperto dal divieto di licenziamento e quello entro il quale le dimissioni, se rese dalla lavoratrice o dal lavoratore che fruisce del congedo di paternità, danno luogo al diritto delle indennità previste per il caso di licenziamento come se si trattasse di dimissioni rese per giusta causa.

PATERNITÀ OBBLIGATORIA - Per favorire una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia e per essere in linea con gli altri paesi dell’Unione Europea, la riforma introduce il congedo di paternità obbligatorio. Tale congedo verrà riconosciuto al padre lavoratore entro 5 mesi dalla nascita del figlio e per un periodo pari a tre giorni continuativi. Alla nascita di ogni figlio, i padri avranno un giorno obbligatorio di congedo, gli altri due, invece, facoltativi saranno sottratti alle 20 settimane di congedo che spettano alla madre.

CONCILIAZIONE VITA-LAVORO – Al fine di promuovere e garantire l’inserimento delle donne nel mercato del lavoro, la riforma  ha previsto l'erogazione di un buono baby sitter per le madri lavoratrici che potrà essere richiesto alla fine della maternità obbligatoria per gli 11 mesi successivi. Il voucher è erogato dall’INPS e tale cifra sarà regolata in base ai parametri ISEE della famiglia.

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