La riforma presentata da Cgil il 4 ottobre scorso si propone di superare la logica emergenziale dei "rattoppi" ed ha alla sua base un sistema di ammortizzatori
sociali universale che ha l'obiettivo di includere anche lavoratori oggi privi di
tutele come i giovani, le donne, gli immigrati e chiunque svolga
lavori precari e con basse qualifiche.
La Cofederazione ipotizza una semplificazione degli strumenti,
prevedendo due istituti: la cassa integrazione e l'indennità di disoccupazione. Si eliminerebbe invece la distinzione tra cassa integrazione ordinaria e cassa integrazione
straordinaria.
In questo modo secondo la Cgil potrebbero beneficiare degli ammortizzatori sociali circa 500 mila lavoratori in piu'.
La riforma si dovrebbe realizzare gradualmente con avvio dal 2010 e messa a regime nel 2018.
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Sul piano finanziario ci sarebbe un fabbisogno di 13,8 miliardi di euro: 4,2 miliardi di
euro netti in piu' rispetto al sistema, che pero' verrebbero,
completamente, coperti dalle maggiori entrate contributive legate
all'estensione della platea di beneficiari.
Proprio sul nodo dei costi, lo studio della Cgil
ricorda come tutti i tentativi di riforma degli ammortizzatori
sociali, fin dal 1999, si sono arenati proprio su questo terreno,
favorendo da un lato l'estensione della deroga e dall'altro ''l'enfasi
sulle soluzioni pattizie sostitutive''. La proposta della Cgil
prevede, dunque, la copertura, ''allargando, da un lato, la base
contributiva per disoccupazione e cig a tutti i settori, per tutte le
tipologie coinvolte; dall'altro, operando all'interno delle attuali
coperture contributive, al fine di ridurne la frammetnazione e in
alcuni casi il peso a fronte della semplificazione degli istituti''.
La parola d'ordine di questa operazione e': ''semplificazione''.
E, infatti, dagli attuali 7 strumenti normativi si passa a due (cig e
disoccupazione) mentre, altrettanto drastica, e' la riduzione dei
''modelli di contribuzione'' che passano da 24 a 6. A regime, a carico
delle imprese ci sarebbe un'aliquota per la disoccupazione (sul monte
retribuzioni totale, esclusi gli apprendensti) che va dall'1,5 ( per
le imprese con meno di 15 dipendenti) al 2,5% ( imprese sopra i 15
dipendenti).
Per la cig, l'aliquota va dallo 0,5%, nel primo caso, all'1%,
nel secondo caso. E' poi prevista una maggiorazione cig di settore
delll'1,1% per l'industria non edile e del 4,5% per l'edilizia. E' poi
previsto anche un contributo dello 0,3% per i dipendenti di tutte le
aziende mentre il contributo a carico del datore di alvoro e' dell'1%
per i lavoratori a tempo determinato e parasubordinato.
Una delle chiavi di volta per allargare la platea
dei beneficiari di ammortizzatori sociali e' l'eliminazione del
requisito del biennio assicurativo, principale fattore di esclusione
per accedere al sussidio di disoccupazione. Il requisito viene,
invece, unificato a 78 giornate. L'indennita' di disoccupazione
prevede una copertura' dell'80% effettivo fino ad un tetto di 1.800
euro netti, con un decalage al 64% dopo 12 mesi e al 50% dopo 24 mesi.
La durata massima di fruizione dell'indennita' e' fissata in 24 mesi
per chi ha meno di 50 anni, 30 per chi ne ha di piu'; per i
disoccupati residenti nel Mezzogiorno sono previsti 6 mesi in piu'.
Sul fronte della cassa integrazione, la Cgil prevede ''un unico
strumento universale di sostegno al reddito in costanza di lavoro,
rivedendo le procedure. Infatti, per la cassa integrazione ordinaria
non sono previste modalita' di confronto preventivo, ma solo di
informazione una volta avanzata la richiesta da parte dell'impresa''.
Andrebbe, invece, unificato ''l'obbligo di confronto preventivo, salvo
i casi di oggettiva urgenza gia' oggetto di ricorso alla cig e le
causali di evidente temporaneita' del ricorso allo strumento,
attenuando per le imprese fino a 15 dipendenti l'obbligo di un piano
di rilancio/ristrutturazione per difficolta' che si ritiene essere
superabili in un periodo convenuto (sei mesi). La durata della fase di
confronto potrebbe essere inferiore per le imprese di dimensioni fino
a 15 occupati''.
Quella presentata, in questi giorni, ha sottolineato Epifani, ''e' una
riforma organica inclusiva e finanziariamente compatibile. Utile per
le imprese perche ' hanno la certezza e la possibilita' di una
strumentazione molto piu' ampia e per i lavoratori per i quali non
c'e' piu' erraticita''' considerando che, fino ad oggi, ''si 'e andati
avanti con interventi di rattoppo''. E, ora, ''vediamo- ha spiegato
ancora Epifani- come far vivere questa proposta, come costruire un
percorso'' rispetto a Governo e Parlamento. Fermo restando, ha
puntualizzato Epifani, che il primo passo di questo percorso e' quello
del confronto con Cisl e Uil.