Avv. Roberto Cataldi |

Lavoro: Cgil, una riforma degli ammortizzatori per tutelare 500mila lavoratori in piu'

La riforma presentata da Cgil il 4 ottobre scorso si propone di superare la logica emergenziale dei "rattoppi" ed ha alla sua base un sistema di ammortizzatori sociali universale che ha l'obiettivo di includere anche lavoratori oggi privi di tutele come i giovani, le donne, gli immigrati e chiunque svolga lavori precari e con basse qualifiche. La Cofederazione ipotizza una semplificazione degli strumenti, prevedendo due istituti: la cassa integrazione e l'indennità di disoccupazione. Si eliminerebbe invece la distinzione tra cassa integrazione ordinaria e cassa integrazione straordinaria. In questo modo secondo la Cgil potrebbero beneficiare degli ammortizzatori sociali circa 500 mila lavoratori in piu'. La riforma si dovrebbe realizzare gradualmente con avvio dal 2010 e messa a regime nel 2018.

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Sul piano finanziario ci sarebbe un fabbisogno di 13,8 miliardi di euro: 4,2 miliardi di euro netti in piu' rispetto al sistema, che pero' verrebbero, completamente, coperti dalle maggiori entrate contributive legate all'estensione della platea di beneficiari. Proprio sul nodo dei costi, lo studio della Cgil ricorda come tutti i tentativi di riforma degli ammortizzatori sociali, fin dal 1999, si sono arenati proprio su questo terreno, favorendo da un lato l'estensione della deroga e dall'altro ''l'enfasi sulle soluzioni pattizie sostitutive''. La proposta della Cgil prevede, dunque, la copertura, ''allargando, da un lato, la base contributiva per disoccupazione e cig a tutti i settori, per tutte le tipologie coinvolte; dall'altro, operando all'interno delle attuali coperture contributive, al fine di ridurne la frammetnazione e in alcuni casi il peso a fronte della semplificazione degli istituti''. La parola d'ordine di questa operazione e': ''semplificazione''. E, infatti, dagli attuali 7 strumenti normativi si passa a due (cig e disoccupazione) mentre, altrettanto drastica, e' la riduzione dei ''modelli di contribuzione'' che passano da 24 a 6. A regime, a carico delle imprese ci sarebbe un'aliquota per la disoccupazione (sul monte retribuzioni totale, esclusi gli apprendensti) che va dall'1,5 ( per le imprese con meno di 15 dipendenti) al 2,5% ( imprese sopra i 15 dipendenti). Per la cig, l'aliquota va dallo 0,5%, nel primo caso, all'1%, nel secondo caso. E' poi prevista una maggiorazione cig di settore delll'1,1% per l'industria non edile e del 4,5% per l'edilizia. E' poi previsto anche un contributo dello 0,3% per i dipendenti di tutte le aziende mentre il contributo a carico del datore di alvoro e' dell'1% per i lavoratori a tempo determinato e parasubordinato. Una delle chiavi di volta per allargare la platea dei beneficiari di ammortizzatori sociali e' l'eliminazione del requisito del biennio assicurativo, principale fattore di esclusione per accedere al sussidio di disoccupazione. Il requisito viene, invece, unificato a 78 giornate. L'indennita' di disoccupazione prevede una copertura' dell'80% effettivo fino ad un tetto di 1.800 euro netti, con un decalage al 64% dopo 12 mesi e al 50% dopo 24 mesi. La durata massima di fruizione dell'indennita' e' fissata in 24 mesi per chi ha meno di 50 anni, 30 per chi ne ha di piu'; per i disoccupati residenti nel Mezzogiorno sono previsti 6 mesi in piu'. Sul fronte della cassa integrazione, la Cgil prevede ''un unico strumento universale di sostegno al reddito in costanza di lavoro, rivedendo le procedure. Infatti, per la cassa integrazione ordinaria non sono previste modalita' di confronto preventivo, ma solo di informazione una volta avanzata la richiesta da parte dell'impresa''. Andrebbe, invece, unificato ''l'obbligo di confronto preventivo, salvo i casi di oggettiva urgenza gia' oggetto di ricorso alla cig e le causali di evidente temporaneita' del ricorso allo strumento, attenuando per le imprese fino a 15 dipendenti l'obbligo di un piano di rilancio/ristrutturazione per difficolta' che si ritiene essere superabili in un periodo convenuto (sei mesi). La durata della fase di confronto potrebbe essere inferiore per le imprese di dimensioni fino a 15 occupati''. Quella presentata, in questi giorni, ha sottolineato Epifani, ''e' una riforma organica inclusiva e finanziariamente compatibile. Utile per le imprese perche ' hanno la certezza e la possibilita' di una strumentazione molto piu' ampia e per i lavoratori per i quali non c'e' piu' erraticita''' considerando che, fino ad oggi, ''si 'e andati avanti con interventi di rattoppo''. E, ora, ''vediamo- ha spiegato ancora Epifani- come far vivere questa proposta, come costruire un percorso'' rispetto a Governo e Parlamento. Fermo restando, ha puntualizzato Epifani, che il primo passo di questo percorso e' quello del confronto con Cisl e Uil.


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