Presto andare nudi in spiaggia potrebbe non essere più un problema.
In base ad una serie di proposte di legge, chi desidera fare il 'naturista' non correrà più il rischio di commettere un reato di atti contrari alla pubblica decenza. Il via libera a naturismo e nudismo sarà però circoscritto a spazi allestiti ad hoc.
Le proposte arrivano bipartisan e le principali forze politiche evidenziano che l'Italia è l'unico Paese in Europa a non avere ancora una normativa sulla pratica del naturismo cosa che limita anche l'offerta turistica.
Molti turisti, infatti, provenienti dai Paesi dell'Europa centrale e
settentrionali, preferiscono evitare l'Italia e trascorrere le proprievacanze dove non c'è rischio di commettere reati.
Del resto anche in Italia il popolo di nudisti è in costante crescita ma senza una legge non c'è modo di realizzare aree naturistiche.
Abrogando l'articolo 726 del codice penale (atti contrari alla pubblica decenza), significherebbe aprire anche l'Italia al turismo del nudo integrale.
Altre informazioni su questo argomento
I promotori delle iniziative legislative spiegano che la giurisprudenza ha in piu' di un'occasione ribadito come la punibilita' penale del naturismo non sia in linea con i
principi di un moderno diritto penale: la Cassazione, ad esempio,
"ha ripetutamente stabilito che il nudo integrale, considerando il
sentimento medio della comunita' ed i valori della coscienza sociale,
nonche' le reazioni dell'uomo medio normale, puo' essere espressione
della liberta' individuale o derivare da convinzioni salutiste o da un
costume particolarmente disinibito: se praticato in una spiaggia
appartata, frequentata da soli naturisti, e' penalmente irrilevante".
Certi episodi di cronaca, argomenta una senatrice
radicale, rendono, inutilmente, il nostro Paese "oggetto di commenti
canzonatori da parte della stampa estera" e "danneggiano la nostra
industria turistica, limitandone la gamma dell'offerta senza recare
vantaggio a nessuno, se non alla vanita' o ai furori sessuofobi di
certi funzionari".
Anche in presenza di una giurisprudenza favorevole all'idea naturista, "non e'
stata mantenuta una costante linea interpretativa in materia,
determinando una grave intralcio alla soluzione definitiva del
problema".
Da un'indagine statistica della Doxa del 1989 - spiega
uno dei promotori della proposta - "emergeva che gli italiani, pur non conoscendo cosa fosse
il naturismo, accettavano a grande maggioranza il nudo integrale sia
femminile che maschile, purche' praticato in zone appartate o
ufficialmente destinate a tale uso".
Col passare degli anni e' cambiato l'approccio degli italiani a
queste pratiche, ma non il quadro normativo, secondo i firmatari delle
proposte di legge non piu' consono al cambiamento avvenuto nei costumi
e nella coscienza di molti italiani: "negli ultimi trenta anni il naturismo si e' diffuso anche in Italia con
la nascita di numerose associazioni, anche in gemellaggio con quelle
straniere, che reclamano 'oasi naturalistiche' che consentano a chi lo
desidera, fornendo precise regole di comportamento e apposite
strutture, di esporsi liberamente al sole".
Secondo le proposte di legge sono le
Regioni a dover fissare i criteri in base ai quali i Comuni possono
disciplinare l'obbligo di delimitazione e segnalazione delle aree
destinate al naturismo, che possono essere gestite anche da privati,
associazioni ed organizzazioni.