La sentenza della Corte costituzionale sul lodo Alfano e' "assolutamente non condivisibile' e
con essa la Consulta ha "praticamente detto ai Pm rossi di Milano
'riaprite la caccia all'uomo nei confronti del premier''. Di
conseguenza e' giunto il momento di 'prendere il toro per le corna'
e mettere mano alla riforma della giustizia. Parte da Sofia
l'offensiva di Silvio Berlusconi, che per raggiungere
l'obiettivo-riforma non esclude di rimodellare la Costituzione,
utilizzando le procedure previste nell'articolo 138 e, alla fine del
percorso, chiamare i cittadini a esprimersi.
L'onda delle affermazioni del premier arriva in Italia, dove il
presidente della Repubblica rinnova nuovamente l'appello ai partiti e
alle istituzioni a conservare il "senso della misura", mentre i
presidenti di Senato e Camera ribadiscono la necessita' di realizzare
riforme condivise da fare in Parlamento. Ma e' proprio il riordino del
sistema giudiziario il focus sul quale si concentra l'annuncio del
premier che, secondo l'opposizione, vuole picconare le istituzioni
affidandosi al richiamo populista dell'appello al potere sovrano
dell'elettorato.
La revisione dell'ordinamento giudiziario, sostiene Berlusconi,
si puo' "fare in tempi rapidi. C'e' una legge sulla riforma del
processo penale che e' gia' in Senato. Ma a me non sembra che sia
sufficiente'. Il premier traccia la strada del cambiamento
costituzionale: 'se avremo i numeri per farla in Parlamento
-aggiunge- la faremo in Parlamento e sara' piu' veloce ma se non
avremo i numeri la faremo con un ricorso agli elettori nella maniera
piu' democratica e tranquilla possibile'.
L'articolo 138 stabilisce le procedure: 'credo che un cambiamento cosi' debba essere fatto anche attraverso il ricorso al popolo', puntualizza il presidente del Consiglio, segnalando un'urgenza non piu' rinviabile. 'non credo che si possa andare avanti cosi', perche' dal momento in cui nel '93 e' stata abolita l'immunita' dei parlamentari, sono i giudici e non i cittadini che decidono chi puo' fare il parlamentare o meno e chi puo' continuare a governare il Paese. Questo -assicura Berlusconi- non credo faccia parte di una vera democrazia e sono fermamente intenzionato a cambiare le cose'.
Secondo Fini non e' da ripetere l'esperienza ''gia' fatta'' di riforme varate con la maggioranza semplice, che poi hanno portato al ricorso al referendum popolare. Il presidente della Camera indica quelli che a suo parere sono alcuni punti su cui e' possibile arrivare a ''riforme condivisibili'': un nuovo assetto del bicameralismo dando vita al Senato delle Regioni o delle Autonomie; la riduzione del numero dei parlamentari; un nuovo equilibrio tra il potere esecutivo e quello legislativo. ''Non escludo a priori -aggiunge Fini entrando nel merito delle parole dette da Berlusconi- che ci possa essere condivisione anche sui temi che riguardano l'ordinamento giudiziario. E' altresi' evidente che si puo' intervenire nell'ordinamento giudiziario con leggi costituzionali o con leggi ordinarie: questa e' una scelta che attiene alla liberta' delle forze politiche. Nei prossimi mesi vedremo se gli auspici di riforme condivise si realizzeranno o se anche questa legislatura si concludera' all'insegna del nulla di fatto''. Delle riforme parla anche Renato Schifani. ''In questo momento difficile per la vita delle istituzioni, le riforme sono un atto di responsabilita', un vero e proprio dovere morale verso i cittadini e il Paese. Fare le riforme e' necessario reciproco rispetto, consenso degli elettori, equilibrio: nessuno di questi elementi puo' mancare. Questo non e' in contrasto con il diritto-dovere del governo presentare al Parlamento le sue proposte. Bisogna voltare pagina. La politica del confronto e dell'ascolto deve caratterizzare l'impegno di tutti quei soggetti a cui sta a cuore il bene della nazione''. (segue)
''Il rinnovamento e la riforma della giustizia -assicura il presidente dell'assemblea di palazzo Madama- non sono contro la magistratura, ma devono essere da tutti interpretati e indirizzati verso l'obiettivo di esaltare e valorizzare il ruolo, l'autorevolezza e il prestigio di chi assolve la propria missione di servitore dello Stato. Riformare la giustizia non contro qualcuno, ma a favore di tutti i cittadini". "Riformare la giustizia -insiste Schifani- per impedire che si offuschi il lavoro instancabile e imparziale dei giudici. Se ci sono errori, non possono piu' essere tutti i magistrati a pagarne le conseguenze, anche solo in termine di immagine. La giustizia deve essere vista da tutti come opera imparziale e indipendente di chi considera lo Stato e i suoi cittadini unici scopi del proprio lavoro. E' fallimento della politica e delle istituzioni non ascoltare o, peggio assecondare una visione non corretta del potere fine a se stesso''. Da Schifani arriva l'invito a ''creare un clima non antagonista tra le parti, anche se a volte puo' apparire conflittuale, ma rispettando sempre le diverse sensibilita'. E' giunto il momento di aprire in Italia il grande cantiere delle riforme, siamo davanti ad un bivio, e dobbiamo scegliere l'unica strada che guarda al futuro. Non bisogna perdere altro tempo -concorda Schifani, riallacciandosi all'urgenza espressa da Berlusconi- ogni rinvio e' una sconfitta per l'Italia e per le esigenze vitali di rinnovamento".
"Il mio auspicio e' che si eviti il referendum e che si arrivi a una riforma costituzionale ampiamente condivisa: ove cosi' non fosse, l'articolo 138 prevede appunto che, in presenza di maggioranze non qualificate, si vada al responso degli elettori che sono sovrani. E' una delle varie opzioni che possono essere percorse -osserva Schifani- non e' la prima volta che sento parlare di riforma costituzionale della giustizia, se ne parlo' anche in Bicamerale, dove si e' trovata una prima bozza di intesa nella stessa Commissione''. Riguardo all'elezione diretta dei pubblici ministeri da parte del popolo, Schifani rimarca che in Parlamento questa e' risultata essere una proposta "minoritaria". "Obbedisce -spiega il presidente del Senato- a un modello forse un po' diverso rispetto a quello italiano: ma in ogni caso, anche su questo, sara' il Parlamento sovrano a pronunciarsi''. Quanto alle posizioni dell'opposizione, ''ritengo che ogni riforma debba essere vista in chiave propositiva e non punitiva -conclude il presidente del Senato- mi auguro che i testi vadano nel senso della giustizia che tuteli la tranquillita' e la serenita' di giudizio del cittadino''. L'intensita' delle reazioni dell'opposizione alle parole del premier variano: "non commento le battute quotidiane di Berlusconi -dice Massimo D'Alema- se si alimenta questa spirale di confusione non e' utile a nessuno. Le battute non le commento, se ci sono atti in Parlamento vedremo. Le parole di Berlusconi -sottolinea infine D'Alema- bisogna lasciarle sedimentare: facciamo il fixing ogni due o tre giorni. Puo' darsi che domani dica che e' stato frainteso, quindi io sono prudente".
Le considerazioni del premier sono "picconate al sistema democratico", afferma Pierluigi Bersani e, in particolare, alla giustizia, perche' l'interesse del presidente del Consiglio e' "solo farsi gli affari suoi. Lasciamo stare le separazioni delle carriere e via dicendo. Bisogna riformare la giustizia perche' funzioni meglio e sia al servizio dei cittadini. Noi -dice Bersani- dobbiamo sempre fare riferimento ai cittadini e dire agli italiani" che dalla 'guerra' di Berlusconi ai giudici "a loro in tasca non gli e' mai venuto niente". Di "picconata alla democrazia e alle piu' alte istituzioni del Paese", parla anche Anna Finocchiaro. "Con le sue 'bugie' populiste e demagogiche -accusa la capogruppo del Pd al Senato- il premier alimenta un'idea deformata della nostra democrazia e dello stato di diritto. Appellandosi al popolo il premier cerca di trasformarsi in 'eletto' che tutto puo' e tutto distrugge. Si tratta di una deriva pericolosissima. Noi abbiamo un'altra idea della democrazia e diciamo no a padroni e plebisciti. Noi non siamo contrari in via di principio a riforme costituzionali e a riforme della giustizia e siamo i primi a sapere che la giustizia nel nostro paese soffre di ritardi e disfunzioni. "Ma le riforme si fanno senza delegittimare le istituzioni e cercando la piu' ampia condivisione in Parlamento. E quello che e' ancora piu' grave e' che il premier continua in questa opera di delegittimazione, mentre dalle piu' alte cariche dello Stato e dai presidenti di Camera e Senato arrivano appelli per riforme condivise. La verita' e' che Berlusconi con le sue minacce e il suo populismo vuole cambiare la giustizia italiana per risolvere i suoi problemi personali e non per tutelare gli interessi generali. Solo questo c'e' dietro i proclami di Berlusconi -conclude Finocchiaro- ma noi glielo impediremo".
''Una cosa dev'essere chiara a Berlusconi: non c'e' spazio per un presidente-padrone. Eventualmente c'e' spazio per aprire una discussione su un presidenzialismo democratico con pesi e contrappesi'', dichiarato il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. ''Tutte le forze democratiche -dichiara il capogruppo dell'Idv , Massimo Donadi- devono essere unite nell'opposizione a Berlusconi. Il capo del governo vuole distruggere la credibilita' delle istituzioni e le garanzie costituzionali. Un'operazione in puro stile peronista che punta ad instaurare la dittatura della maggioranza, eliminando il sistema di pesi e contrappesi tra poteri dello Stato''. Nella maggioranza e nel governo arriva un incoraggiamento a Berlusconi. "Apprezziamo vivamente l'impegno manifestato dal presidente del Consiglio -dice il ministro e coordinatore delle segreterie della Lega Nord, Roberto Calderoli- personalmente propongo due riforme separate ma con un cammino parallelo. La prima ritengo che possa essere largamente condivisa e avere la possibilita' di ottenere un consenso superiore ai due terzi, riguarderebbe la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo perfetto, l'introduzione del Senato federale e il riequilibrio dei poteri tra esecutivo e legislativo".
"La seconda riforma costituzionale, invece, sarebbe inerente alla giustizia, ovvero -puntualizza Calderoli- alla separazione delle carriere dei magistrati, al Csm, alla Corte Costituzionale, al referendum e a ogni altro punto della nostra Carta che necessiti di una manutenzione". "Anche su quest'ultima riforma, chiaramente, dovra' essere cercata la piu' ampia maggioranza possibile, ma se dovessero prevalere le posizioni ideologiche o preconcette, allora sara' necessario realizzarla comunque, ben sapendo che poi l'ultima parola a riguardo spettera' al popolo con il referendum. Sulle riforme hanno parlato Bossi, Fini ed ora Berlusconi: l'opposizione, mettendo da parte gli interessi elettorali o di bottega, batta un colpo". Anche per Sandro Bondi, "il presidente del Consiglio ha giustamente riproposto la necessita' di una riforma delle istituzioni e della giustizia. Si tratta di un'esigenza non piu' rinviabile per chi abbia a cuore la modernizzazione dell'Italia e il rafforzamento della nostra democrazia. A questo punto -aggiunge il coordinatore del Pdl- e' importante capire se l'opposizione, e in particolare il Pd, condivide almeno l'esigenza di queste riforme e la loro indispensabilita' per il futuro del nostro Paese".
"Se da parte dell'opposizione -prosegue Bondi- venisse un segnale in questo senso, allora il confronto parlamentare potrebbe condurre a possibili convergenze, cosi' come e' avvenuto ad esempio sul tema cruciale del federalismo. Se invece il Pd si trincerasse come finora e' avvenuto, un diniego della necessita' stessa di queste riforme, in questo caso la maggioranza avrebbe il dovere di impegnarsi senza alcuna esitazione e con assoluta coesione -conclude Bondi- per condurre in porto quelle riforme istituzionali e della giustizia di cui l'Italia ha urgente bisogno". Dell'esidenza di accelerare le riforme parla anche Maurizio Gasparri. "Sono tanti -aggiunge- i temi sui quali nel Parlamento e nel Paese dobbiamo aprire una fase di confronto, ma anche di decisione. Si apre una fase importante della legislatura che ci vedra' impegnati su questo versante dopo le decisioni gia' prese in materia economica, di sicurezza, di federalismo fiscale e di lotta alle mafie. Il Pdl -conclude Gasparri- e' il partito della decisione e della modernizzazione dell'Italia". ''Noi siamo per il dialogo -chiosa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti- ma e' difficile pensare alle riforme con una sinistra che non e' riformista''.
L'articolo 138 stabilisce le procedure: 'credo che un cambiamento cosi' debba essere fatto anche attraverso il ricorso al popolo', puntualizza il presidente del Consiglio, segnalando un'urgenza non piu' rinviabile. 'non credo che si possa andare avanti cosi', perche' dal momento in cui nel '93 e' stata abolita l'immunita' dei parlamentari, sono i giudici e non i cittadini che decidono chi puo' fare il parlamentare o meno e chi puo' continuare a governare il Paese. Questo -assicura Berlusconi- non credo faccia parte di una vera democrazia e sono fermamente intenzionato a cambiare le cose'.
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Da Sofia, Berlusconi torna a parlare della Rai. "Il 30% degli italiani che attualmente non paga il canone Rai, secondo me" nei prossimi tempi "superera' abbondantemente il 50%", avverte il presidente del Consiglio citando dei sondaggi da lui commissionati proprio su questo tema. ''E' possibile modificare la Costituzione -ricorda il presidente della Camera, Gianfranco Fini- con una maggioranza semplice, e in questo caso c'e' la possibilita' di ricorso al referendum, o con una maggioranza qualificata, in quest'ultimo caso non c'e' il ricorso al referendum. E' logica conseguenza che sia auspicabile che le riforme avvengano con una maggioranza piu' larga di quelle di governo, poiche' riguardano le istituzioni che sono la casa di tutti''.Secondo Fini non e' da ripetere l'esperienza ''gia' fatta'' di riforme varate con la maggioranza semplice, che poi hanno portato al ricorso al referendum popolare. Il presidente della Camera indica quelli che a suo parere sono alcuni punti su cui e' possibile arrivare a ''riforme condivisibili'': un nuovo assetto del bicameralismo dando vita al Senato delle Regioni o delle Autonomie; la riduzione del numero dei parlamentari; un nuovo equilibrio tra il potere esecutivo e quello legislativo. ''Non escludo a priori -aggiunge Fini entrando nel merito delle parole dette da Berlusconi- che ci possa essere condivisione anche sui temi che riguardano l'ordinamento giudiziario. E' altresi' evidente che si puo' intervenire nell'ordinamento giudiziario con leggi costituzionali o con leggi ordinarie: questa e' una scelta che attiene alla liberta' delle forze politiche. Nei prossimi mesi vedremo se gli auspici di riforme condivise si realizzeranno o se anche questa legislatura si concludera' all'insegna del nulla di fatto''. Delle riforme parla anche Renato Schifani. ''In questo momento difficile per la vita delle istituzioni, le riforme sono un atto di responsabilita', un vero e proprio dovere morale verso i cittadini e il Paese. Fare le riforme e' necessario reciproco rispetto, consenso degli elettori, equilibrio: nessuno di questi elementi puo' mancare. Questo non e' in contrasto con il diritto-dovere del governo presentare al Parlamento le sue proposte. Bisogna voltare pagina. La politica del confronto e dell'ascolto deve caratterizzare l'impegno di tutti quei soggetti a cui sta a cuore il bene della nazione''. (segue)
''Il rinnovamento e la riforma della giustizia -assicura il presidente dell'assemblea di palazzo Madama- non sono contro la magistratura, ma devono essere da tutti interpretati e indirizzati verso l'obiettivo di esaltare e valorizzare il ruolo, l'autorevolezza e il prestigio di chi assolve la propria missione di servitore dello Stato. Riformare la giustizia non contro qualcuno, ma a favore di tutti i cittadini". "Riformare la giustizia -insiste Schifani- per impedire che si offuschi il lavoro instancabile e imparziale dei giudici. Se ci sono errori, non possono piu' essere tutti i magistrati a pagarne le conseguenze, anche solo in termine di immagine. La giustizia deve essere vista da tutti come opera imparziale e indipendente di chi considera lo Stato e i suoi cittadini unici scopi del proprio lavoro. E' fallimento della politica e delle istituzioni non ascoltare o, peggio assecondare una visione non corretta del potere fine a se stesso''. Da Schifani arriva l'invito a ''creare un clima non antagonista tra le parti, anche se a volte puo' apparire conflittuale, ma rispettando sempre le diverse sensibilita'. E' giunto il momento di aprire in Italia il grande cantiere delle riforme, siamo davanti ad un bivio, e dobbiamo scegliere l'unica strada che guarda al futuro. Non bisogna perdere altro tempo -concorda Schifani, riallacciandosi all'urgenza espressa da Berlusconi- ogni rinvio e' una sconfitta per l'Italia e per le esigenze vitali di rinnovamento".
"Il mio auspicio e' che si eviti il referendum e che si arrivi a una riforma costituzionale ampiamente condivisa: ove cosi' non fosse, l'articolo 138 prevede appunto che, in presenza di maggioranze non qualificate, si vada al responso degli elettori che sono sovrani. E' una delle varie opzioni che possono essere percorse -osserva Schifani- non e' la prima volta che sento parlare di riforma costituzionale della giustizia, se ne parlo' anche in Bicamerale, dove si e' trovata una prima bozza di intesa nella stessa Commissione''. Riguardo all'elezione diretta dei pubblici ministeri da parte del popolo, Schifani rimarca che in Parlamento questa e' risultata essere una proposta "minoritaria". "Obbedisce -spiega il presidente del Senato- a un modello forse un po' diverso rispetto a quello italiano: ma in ogni caso, anche su questo, sara' il Parlamento sovrano a pronunciarsi''. Quanto alle posizioni dell'opposizione, ''ritengo che ogni riforma debba essere vista in chiave propositiva e non punitiva -conclude il presidente del Senato- mi auguro che i testi vadano nel senso della giustizia che tuteli la tranquillita' e la serenita' di giudizio del cittadino''. L'intensita' delle reazioni dell'opposizione alle parole del premier variano: "non commento le battute quotidiane di Berlusconi -dice Massimo D'Alema- se si alimenta questa spirale di confusione non e' utile a nessuno. Le battute non le commento, se ci sono atti in Parlamento vedremo. Le parole di Berlusconi -sottolinea infine D'Alema- bisogna lasciarle sedimentare: facciamo il fixing ogni due o tre giorni. Puo' darsi che domani dica che e' stato frainteso, quindi io sono prudente".
Le considerazioni del premier sono "picconate al sistema democratico", afferma Pierluigi Bersani e, in particolare, alla giustizia, perche' l'interesse del presidente del Consiglio e' "solo farsi gli affari suoi. Lasciamo stare le separazioni delle carriere e via dicendo. Bisogna riformare la giustizia perche' funzioni meglio e sia al servizio dei cittadini. Noi -dice Bersani- dobbiamo sempre fare riferimento ai cittadini e dire agli italiani" che dalla 'guerra' di Berlusconi ai giudici "a loro in tasca non gli e' mai venuto niente". Di "picconata alla democrazia e alle piu' alte istituzioni del Paese", parla anche Anna Finocchiaro. "Con le sue 'bugie' populiste e demagogiche -accusa la capogruppo del Pd al Senato- il premier alimenta un'idea deformata della nostra democrazia e dello stato di diritto. Appellandosi al popolo il premier cerca di trasformarsi in 'eletto' che tutto puo' e tutto distrugge. Si tratta di una deriva pericolosissima. Noi abbiamo un'altra idea della democrazia e diciamo no a padroni e plebisciti. Noi non siamo contrari in via di principio a riforme costituzionali e a riforme della giustizia e siamo i primi a sapere che la giustizia nel nostro paese soffre di ritardi e disfunzioni. "Ma le riforme si fanno senza delegittimare le istituzioni e cercando la piu' ampia condivisione in Parlamento. E quello che e' ancora piu' grave e' che il premier continua in questa opera di delegittimazione, mentre dalle piu' alte cariche dello Stato e dai presidenti di Camera e Senato arrivano appelli per riforme condivise. La verita' e' che Berlusconi con le sue minacce e il suo populismo vuole cambiare la giustizia italiana per risolvere i suoi problemi personali e non per tutelare gli interessi generali. Solo questo c'e' dietro i proclami di Berlusconi -conclude Finocchiaro- ma noi glielo impediremo".
''Una cosa dev'essere chiara a Berlusconi: non c'e' spazio per un presidente-padrone. Eventualmente c'e' spazio per aprire una discussione su un presidenzialismo democratico con pesi e contrappesi'', dichiarato il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. ''Tutte le forze democratiche -dichiara il capogruppo dell'Idv , Massimo Donadi- devono essere unite nell'opposizione a Berlusconi. Il capo del governo vuole distruggere la credibilita' delle istituzioni e le garanzie costituzionali. Un'operazione in puro stile peronista che punta ad instaurare la dittatura della maggioranza, eliminando il sistema di pesi e contrappesi tra poteri dello Stato''. Nella maggioranza e nel governo arriva un incoraggiamento a Berlusconi. "Apprezziamo vivamente l'impegno manifestato dal presidente del Consiglio -dice il ministro e coordinatore delle segreterie della Lega Nord, Roberto Calderoli- personalmente propongo due riforme separate ma con un cammino parallelo. La prima ritengo che possa essere largamente condivisa e avere la possibilita' di ottenere un consenso superiore ai due terzi, riguarderebbe la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo perfetto, l'introduzione del Senato federale e il riequilibrio dei poteri tra esecutivo e legislativo".
"La seconda riforma costituzionale, invece, sarebbe inerente alla giustizia, ovvero -puntualizza Calderoli- alla separazione delle carriere dei magistrati, al Csm, alla Corte Costituzionale, al referendum e a ogni altro punto della nostra Carta che necessiti di una manutenzione". "Anche su quest'ultima riforma, chiaramente, dovra' essere cercata la piu' ampia maggioranza possibile, ma se dovessero prevalere le posizioni ideologiche o preconcette, allora sara' necessario realizzarla comunque, ben sapendo che poi l'ultima parola a riguardo spettera' al popolo con il referendum. Sulle riforme hanno parlato Bossi, Fini ed ora Berlusconi: l'opposizione, mettendo da parte gli interessi elettorali o di bottega, batta un colpo". Anche per Sandro Bondi, "il presidente del Consiglio ha giustamente riproposto la necessita' di una riforma delle istituzioni e della giustizia. Si tratta di un'esigenza non piu' rinviabile per chi abbia a cuore la modernizzazione dell'Italia e il rafforzamento della nostra democrazia. A questo punto -aggiunge il coordinatore del Pdl- e' importante capire se l'opposizione, e in particolare il Pd, condivide almeno l'esigenza di queste riforme e la loro indispensabilita' per il futuro del nostro Paese".
"Se da parte dell'opposizione -prosegue Bondi- venisse un segnale in questo senso, allora il confronto parlamentare potrebbe condurre a possibili convergenze, cosi' come e' avvenuto ad esempio sul tema cruciale del federalismo. Se invece il Pd si trincerasse come finora e' avvenuto, un diniego della necessita' stessa di queste riforme, in questo caso la maggioranza avrebbe il dovere di impegnarsi senza alcuna esitazione e con assoluta coesione -conclude Bondi- per condurre in porto quelle riforme istituzionali e della giustizia di cui l'Italia ha urgente bisogno". Dell'esidenza di accelerare le riforme parla anche Maurizio Gasparri. "Sono tanti -aggiunge- i temi sui quali nel Parlamento e nel Paese dobbiamo aprire una fase di confronto, ma anche di decisione. Si apre una fase importante della legislatura che ci vedra' impegnati su questo versante dopo le decisioni gia' prese in materia economica, di sicurezza, di federalismo fiscale e di lotta alle mafie. Il Pdl -conclude Gasparri- e' il partito della decisione e della modernizzazione dell'Italia". ''Noi siamo per il dialogo -chiosa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti- ma e' difficile pensare alle riforme con una sinistra che non e' riformista''.





