Avv. Roberto Cataldi |

Tar lazio: su idratazione e alimentazione artificiale prevale la volontà del paziente

Con una sentenza che ha riscaldato il clima politico di questi giorni il Tar del Lazio ha stabilito che "I pazienti in stato vegetativo permanente, che non sono in grado di esprimere la propria volonta' sulle cure loro praticate o da praticare e non devono in ogni caso essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso, possono, nel caso in cui loro volonta' sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti". I giudici del Tar aggiungono che il paziente "vanta una pretesa costituzionalmente qualificata di essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando solo a lui decidere a quale terapia sottoporsi". La sentenza (n. 8560/09) è stata emessa su ricorso presentato dal Movimento difesa del cittadino (Mdc) in relazione alla direttiva del ministero del welfare che aveva intimato a tutte le strutture del Ssn di impedire sempre l'interruzione dell'idratazione e alimentazione artificiali in pazienti in stato vegetativo permanente. Ora la sentenza fissa il principio per cui la volontà del paziente va sempre rispettata in relazione al trattamento di alimentazione e idratazione artificiali. Si tratta di questioni, spiega il Tar, che coinvolgono il diritto di rango costituzionale quale e' quello della liberta' personale che l'articolo 13 della costituzione qualifica come inviolabile.

Altre informazioni su questa sentenza

Nella sentenza si evidenzia anche che e' entrata in vigore la convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilita' che impone che anche alle stesse venga garantito il consenso informato, ha sottolineato come il rilievo costituzionale dei diritti coinvolti esclude che gli stessi possano essere compressi dall'esercizio del potere dell'autorita' pubblica, con conseguente esclusione della giurisdizione del giudice amministrativo spettando, in caso di violazione dei principi richiamati dal Tar, al giudice ordinario garantire il pieno rispetto dei diritti della dignita' e della liberta' della persona. L'avvocato Pellegrino che ha curato il ricorso spiega in una nota che "Si tratta di una decisione estremamente importante. Il Tar, infatti, e' giunto a individuare la giurisdizione del giudice ordinario proprio dopo aver sottolineato il carattere costituzionale e incomprimibile del diritto di scelta che ogni individuo ha con riferimento a qualsivoglia pratica e intervento che debba avvenire sul suo corpo". "Con riferimento alle persone che non sono in grado di esprimere la propria volonta', come i pazienti in stato vegetativo permanente gli stessi non devono essere discriminati. Questo vuol dire che quando la volonta' dei pazienti in stato vegetativo permanente, espressa con strumenti come il testamento biologico o, in assenza, ricostruita con gli strumenti che il diritto civile appresta, come nel caso Englaro, tale volonta' deve essere rispettata cosi' come avviene per la volonta' espressa da tutte le altre persone". "Si tratta in altri termini - Pellegrino - di applicare un vero principio di uguaglianza in favore dei disabili che altrimenti verrebbero privati di una facolta' che viene pacificamente riconosciuta a tutte le altre persone. Risulta quindi evidente come il testamento biologico debba essere semplicemente uno strumento per rendere piu' facilmente conoscibile la volonta' del paziente che in quel momento non puo' esprimersi, giammai uno strumento per limitare l'espressione di quella volonta'. In tal caso - prosegue Pellegrino - i principi che abbiamo illustrato in ricorso ne evidenziano la sicura incostituzionalita'. E, infatti, una legge che limitasse la volonta' esprimibile con il testamento biologico sarebbe in contrasto con quei diritti assoluti che il Tar Lazio ha evidenziato come incomprimibili anche dal pubblico potere, tanto da aver escluso una giurisdizione del giudice amministrativo". Il Movimento difesa del cittadino, che ha promosso il ricorso, esprime "grande soddisfazione" per una pronuncia "che costituisce un nuovo tassello in favore della difesa della salute, della dignita' e dell'uguaglianza delle persone. Speriamo davvero che il Parlamento, che in queste ore torna a discutere della vicenda - sottolinea Antonio Longo, presidente dell'associazione - tenga conto dei principi espressi dal giudice ed eviti di approvare una incostituzionale restrizione dell'espressione di volonta'".


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