Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: no all'uso dei borsisti per sbrigare affari privati

La Cassazione dice basta Stop all'uso smodato dei borsisti. E' stato infatti condannato a due anni di reclusione, il presidente di una nota associazione che aveva utilizzato nel suo studio borsisti per sbrigare "con abitualita' affari relativi all'attivita' privata". Con la Sentenza 12291/2008 la sesta sezione penale della Corte ha rilevato che l'imputato aveva utilizzato anche obiettori di coscienza per svolgere attivita' al di fuori dei compiti dell'ente. Un comportamento di questo tipo secondo la Corte configura il reato di concussione e di peculato.

Altre informazioni su questa sentenza

In particolare la Suprema Corte sottolinea che legittimamente i colleghi della Corte d'Appello di Catanzaro hanno usato il pugno duro nei confronti del presidente della associazione "essendo emerso che nei confronti degli obiettori di coscienza aveva tenuto un comportamento prevaticatore che aveva realizzato una concussione nella forma dell'induzione". E che sussisteva il "netus pubblicae potestatis in quanto [...] aveva fatto leva sulla sua posizione di preminenza che gli consentiva di agevolare o danneggiare i giovani per persuaderli alle indebite prestazioni, che gli avevano procurato il vantaggio economico di poter fruire della loro forza lavorativa gratuita per la sua attivita' professionale". Stesso discorso per l'utilizzo smodato dei borsisti che venivano "dirottati per la sua personale utilita'".


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