L'articolo si propone di spiegare il senso familiare della felicità intesa come condivisione e dono reciproco di sé


I bambini hanno diritto alla felicità e sono la felicità, come si ricava pure da alcuni elementi testuali della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia, in particolar modo dal Preambolo: "[…] il fanciullo per il pieno ed armonioso sviluppo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare, in un'atmosfera di felicità, amore e comprensione". Locuzione significativa e nuova rispetto alla Dichiarazione dei diritti del fanciullo (1959) e unica in un atto normativo nonché internazionale che è stata richiamata nella Carta africana sui diritti e il benessere del bambino (1990).

Lo studioso gesuita Giovanni Cucci commenta: "La felicità esce di scena e cede il posto a un altro termine, più preciso e in apparenza più facile da raggiungere: il piacere. Fare del piacere il criterio di una vita felice inaugura una prospettiva completamente diversa da quanto finora era stato sostenuto nel pensiero occidentale. E finisce per cadere nelle derive del soggettivismo. I filosofi sono i primi ad accorgersene". I genitori, anziché preoccuparsi della felicità dei figli - che è anche e innanzitutto uno stato interiore -, si preoccupano più di procurare loro tutto ciò che fa piacere, ciò che piace. Questo porta solo ad appiattimento, assuefazione e, alla lunga, a infelicità, che poi i ragazzi cercano di appagare con le dipendenze.

Lo psicologo Simone Olianti scrive: "La felicità non la incontri accumulando e consumando senza freni, ma solo condividendo e provando la gioia di donare". La felicità è la famiglia, fare famiglia, dare famiglia a un bambino e non che il bambino debba dare felicità, realizzare un desiderio degli adulti.

Simone Olianti aggiunge: "Non esiste, dunque, una ricetta per la felicità; ognuno di noi impara a cucinare la propria torta con gli ingredienti che ha. Credo che la felicità abbia molto a che fare con il cucinare la torta della vita con amore e farne parte anche agli altri. Invece di prenderne una fetta solo per noi, imparare a condividere. Questo rende felici. E imparare a svegliarsi ogni mattina con un canto nel cuore, come ci ricorda Christian Bobin: «La vita è un dono che scarto ogni mattina quando mi sveglio»". Etimologicamente "felice" deriva dalla radice "fe-", "produco" e, quindi, fecondo". Dovrebbe essere così la famiglia, fonte di felicità per i suoi membri, in particolare per i bambini, che non vanno concepiti per rendere salda e felice una coppia o gli adulti. Famiglia: con-divisione e moltiplicazione di amore e vita.

I bambini hanno diritto alla famiglia e a una famiglia felice, per questo si ricorre a forme di sostegno alla famiglia quando questo diritto non è garantito (in primis la L. 4 maggio 1983 n. 184 Diritto del minore ad una famiglia). "Diritto a non essere lasciati soli: Tutti i bambini hanno diritto a non essere lasciati in solitudine. Ogni bambino ha bisogno di vivere la presenza effettiva dei genitori: deve poter condividere con loro le sue esperienze di vita, di studio, di gioco e le scoperte quotidiane. Tutti i bambini hanno diritto a essere felici e trovare negli adulti ogni forma di aiuto per allontanare la tristezza, la sfiducia e la rabbia" (dal documento dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza nel 30° anniversario della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia).

Edoardo e Chiara Vian, esperti di famiglie in difficoltà, sottolineano: "Amore e fermezza si devono sposare perciò: nessuno dei due è sbagliato ma da solo nessuno dei due è sufficiente. Se indichiamo ai nostri figli la strada maestra del bene, dell'impegno nelle cose che fanno, del decentramento «dal loro ombelico», del rispetto, dell'intelligente custodirsi dai pericoli e della capacità di sacrificarsi per qualcosa che vale, tutto questo non può essere mai a dispetto di un'accettazione incondizionata della loro persona. Hanno bisogno di sentirsi amati di un amore che non si basa solo su quello che fanno, ma su quello che sono". I figli hanno bisogno dell'amore che non sia solo una parola ripetuta a ogni piè sospinto, come si suole fare ora chiamando tutti indistintamente "amore" o "tesoro" e così via, ma di quell'amore che si faccia parole e atti che aiutino e spingano a crescere come quando si stimola i figli a camminare autonomamente e alzarsi dalla posizione carponi. Amore e fermezza costituiscano quell'amorevolezza che era il metodo educativo secondo don Giovanni Bosco.

Il bioeticista Paolo Marino Cattorini evidenzia: "La famiglia non è sempre d'aiuto, perché anche il gruppo ha le sue nevrosi e suoi peccati: il genitore invidia magari la vitale spregiudicatezza del figlio e ne soffoca i gesti d'emancipazione; un fratello pretende di far da padre o madre alla sorella, dimenticando che i buoni legami di sangue non s'inventano all'ultimo momento, che l'amicizia non si conquista a forza di comandi e che i vincoli affettivi si esprimono in gesti di prossimità, senza i quali la generazione biologica è vuota di significati umani" (nella recensione del film "Memory"). Non esiste la famiglia perfetta, ideale, ma si ha il dovere di collaborare per la costruzione e consolidamento della famiglia. Una coppia non deve basarsi su compromessi ma sulla comprensione, per costituire poi quell'atmosfera di felicità, amore e comprensione di cui ha bisogno ogni bambino.

Sulla costruzione della famiglia la scrittrice Mariapia Veladiano scrive: "In nessun modo c'è colpa nell'essere o nel generare figli unici, chi ne parla con supponenza o giudizio davvero non sa in quale territorio personale e intimo sta muovendo. Ma un mondo di figli unici come il nostro ha bisogno che gli venga ricordato che è necessario coltivare esperienze di fratellanza, e che né da figli né da studenti né da coniugi né da politici possiamo cedere alla tentazione di sentirci Dio". I figli unici non devono essere educati come "figli tiranni". Felicità, amore e comprensione, di cui si legge nel Preambolo, indicano apertura, profusione, propensione per l'altro. L'art. 29 lettera d della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia prevede: "preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli gruppi etnici, nazionali e religiosi, e persone di origine autoctona".

Sull'importanza dei riti familiari, la sociologa Sara Nanetti annota: "Non semplici abitudini, ma veri strumenti di senso: attraverso di essi si costruiscono narrazione identitaria, scambio tra giovani, adulti e anziani e progettualità comune. […] Non si tratta insomma solo di stare insieme fisicamente, ma di trovare spazi in cui progettare, ascoltare, scambiare" (nel Rapporto CISF 2025 "Il fragile domani. La famiglia alla prova della contemporaneità"). I riti sono molto importanti per i bambini, perché fonte di sicurezza e benessere, favoriscono il pieno e armonioso sviluppo della personalità, la costituzione dell'ambiente familiare, dell'atmosfera di felicità, amore e comprensione di cui nel Preambolo della Convenzione.

L'adulto contemporaneo sta sottraendo fiducia, futuro, felicità con le proprie scelte individualistiche o egoistiche, dalla denatalità alla destrutturazione di ogni cosa. Secondo il bioeticista Michele Aramini: "L'adulto contemporaneo si avvia a perdere il senso delle stagioni della vita, ognuna con la sua ricchezza e, ancor più, a perdere il senso pieno della libertà che è vera e potente quando in un atto di accoglienza si lega indissolubilmente agli altri esseri umani". I bambini: l'infanzia che non ricordiamo più, l'infanzia che non abbiamo avuto, l'infanzia che avremmo sognato. Bambini: angeli con ali invisibili che sollevano da pensieri e preoccupazioni offrendo nuove emozioni. I bambini rappresentano il bello e la gioia della vita prima di essere adulterata; non a caso nel Preambolo nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia ci sono tra le parole più piacevoli: "armonioso", "felicità, amore e comprensione", che richiamano la musica e la poesia.

"Il futuro dell'umanità e del nostro pianeta è nelle nostre mani. Si trova anche nelle mani delle nuove generazioni, che passeranno il testimone alle generazioni future. Abbiamo tracciato la strada verso lo sviluppo sostenibile; servirà ad assicurarci che il viaggio avrà successo e i suoi risultati saranno irreversibili" (dall'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile). Il vero futuro dell'umanità è nella famiglia, dove nasce e si forma ogni singolo essere umano, tutta l'umanità.

Amore di famiglia, famiglia d'amore: non sempre sono coincidenti ma, quando lo sono, è la felicità di tutti e di ciascuno (quell'approccio socio-ecologico alla salute di cui si parla nel paragrafo "Creare ambienti favorevoli" della Carta di Ottawa per la promozione della salute, 1986).


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