C'è un silenzio diverso, questa mattina 12 febbraio, che avvolge le colline di Alba. Non è il silenzio consueto dell'inverno piemontese, quello che accompagna le nebbie mattutine tra i filari spogli delle vigne.
È un silenzio più profondo, carico di commozione e di memoria, che sembra raccogliere in sé il respiro sospeso di un'intera comunità. Maria Franca Fissolo in Ferrero si è spenta all'età di 87 anni, portando con sé un pezzo di storia non solo della sua famiglia, ma dell'intera Italia imprenditoriale.
Per chi, come me, ha avuto il privilegio di respirare l'aria di queste terre e di frequentare negli anni i convegni dell'Associazione Albese di Studi di Diritto Commerciale, la figura dI Maria Franca, la signora Ferrero rappresentava molto più di un simbolo imprenditoriale. Era l'incarnazione vivente di quella Langa autentica, fatta di persone che parlano poco ma sanno fare molto, che costruiscono con le mani e con il cuore, che guardano lontano senza mai dimenticare da dove vengono.
Come ricordava un dipendente della Ferrero: "Basta dire 'la signora' e sappiamo tutti che si parla di lei. Lei è parte di noi, della nostra storia, come il profumo del cacao nell'aria di Alba".
Queste parole racchiudono l'essenza di una donna che ha saputo essere presenza discreta ma determinante, figura di riferimento che non aveva bisogno di alzare la voce per farsi sentire, perché la sua autorevolezza nasceva dalla coerenza tra parole e fatti, tra valori proclamati e valori vissuti.
La sua storia personale si intreccia indissolubilmente con quella del miracolo industriale albese, in un racconto che ha i contorni della favola ma la sostanza della realtà più concreta. Nata a Savigliano il 21 gennaio 1939, dopo il ginnasio e il liceo aveva frequentato la scuola per interpreti a Milano e nel 1961 era stata assunta come traduttrice e interprete nell'azienda di Alba.
Era l'epoca in cui la piccola fabbrica di dolciumi stava muovendo i primi passi verso quella che sarebbe diventata una conquista planetaria, e Maria Franca arrivò proprio nel momento in cui l'azienda aveva bisogno di aprirsi al mondo, di parlare lingue diverse, di costruire ponti oltre i confini delle colline natali.
Fu tra quelle mura, impregnate dell'aroma di nocciole e cacao, che incontrò Michele Ferrero. Lei stessa descrisse quell'incontro come "un colpo di fulmine", e sposandolo l'anno successivo divenne testimone privilegiata e protagonista silenziosa delle più celebri intuizioni imprenditoriali del marito. Dalla nascita della Nutella nel 1964 all'Ovetto Kinder, Maria Franca fu sempre al fianco di Michele, non come semplice spettatrice ma come consigliera saggia, come quella voce che sa quando è il momento di osare e quando è il momento di riflettere.
Ma ciò che rendeva Maria Franca Fissolo una figura così speciale non era solo la sua posizione nell'olimpo dell'imprenditoria italiana. Era la sua capacità di rimanere profondamente umana, di non perdere mai il contatto con le persone e con il territorio che l'aveva vista crescere. Sotto la sua presidenza della Fondazione Ferrero, l'ente è diventato un modello d'avanguardia per il welfare aziendale, offrendo agli ex dipendenti programmi di assistenza sanitaria, laboratori culturali e attività sociali.
Non era filantropia di facciata, ma espressione autentica di una visione dell'impresa come comunità, come famiglia allargata dove il successo si misura non solo sui bilanci ma sul benessere delle persone.
Negli anni in cui ho avuto l'onore di partecipare ai convegni dell'Associazione Albese di Studi di Diritto Commerciale, ospitati nell'auditorium del centro ricerche Pietro Ferrero, ho potuto toccare con mano la generosità e l'attenzione con cui la famiglia Ferrero sosteneva la cultura giuridica del territorio.
Non era solo sponsorizzazione, ma partecipazione autentica, interesse genuino verso le questioni del diritto dell'impresa, consapevolezza che la crescita economica deve sempre camminare di pari passo con la crescita culturale e sociale.
All'ultima edizione del XXXII Convegno, tenutasi il 29 novembre scorso, "La grande e media impresa tra acquisizioni, ristrutturazioni e disciplina della governance" la signora Ferrero aveva fatto l'onore di presenziare ai lavori. La ricordo seduta in prima fila, con quella compostezza elegante che la contraddistingueva, gli occhi attenti e partecipi mentre si discuteva di codice della crisi e dell'insolvenza, di nuove frontiere del diritto commerciale.
Non era lì per dovere o per rappresentanza: era lì perché credeva davvero nell'importanza del dialogo tra mondo dell'impresa e mondo del diritto, perché sapeva che le grandi aziende hanno bisogno di radici culturali profonde per crescere in modo sostenibile.
La Ferrero che Maria Franca ha contribuito a costruire e guidare rappresenta oggi uno degli ambasciatori più prestigiosi del Made in Italy nel mondo. Con 36 stabilimenti produttivi in oltre 170 Paesi, l'azienda ha saputo conquistare i mercati globali senza mai tradire la propria identità, mantenendo quegli standard qualitativi e di attenzione ai lavoratori che ne fanno un modello di eccellenza imprenditoriale. Non è retorica, ma realtà concreta: lo scorso anno i dipendenti hanno ricevuto una premialità di quasi 2.600 euro lordi in busta paga, testimonianza tangibile di una filosofia aziendale che vede nel benessere dei collaboratori non un costo ma un investimento, non una concessione ma un diritto.
Questa visione dell'impresa come comunità di persone prima che come macchina per produrre profitti è forse l'eredità più preziosa che Maria Franca Fissolo lascia non solo alla sua famiglia e alla sua azienda, ma all'intero sistema imprenditoriale italiano. In un'epoca in cui troppo spesso si parla di responsabilità sociale d'impresa come di una moda passeggera, lei ha dimostrato con i fatti che l'attenzione alle persone e al territorio non è un lusso che ci si può permettere nei momenti di vacche grasse, ma il fondamento stesso di ogni successo duraturo.
La sua presenza discreta ed elegante è stata una costante per Alba e le Langhe, intrecciandosi con le vite delle tante persone che vivono su questo territorio che la famiglia Ferrero non ha mai voluto lasciare. Mentre altre multinazionali delocalizzavano, mentre altri imprenditori di successo si trasferivano in paradisi fiscali, Maria Franca e la sua famiglia hanno scelto di rimanere, di continuare a investire in queste colline, di fare di Alba e delle Langhe, il cuore pulsante di un impero dolciario che abbraccia il mondo.
C'è qualcosa di profondamente simbolico in questa scelta. Le Langhe sono terra di contrasti, dove la dolcezza dell'uva si sposa con l'asprezza del clima, dove la generosità della natura convive con la fatica del lavoro nei campi. Maria Franca incarnava perfettamente questo spirito: la dolcezza nei rapporti umani unita alla fermezza nelle decisioni, la generosità verso la comunità accompagnata dal rigore nella gestione aziendale, l'apertura al mondo senza mai perdere l'attaccamento alle proprie radici.
Solo poche settimane fa, il 19 dicembre 2025, era stata nominata all'unanimità presidente onoraria a vita di Ferrero International, riconoscimento che suggellava una vita dedicata all'eccellenza e al servizio, anche della comunità. Ma lei, con quella modestia che la contraddistingueva, aveva accolto l'onore senza enfasi, come chi sa che i veri riconoscimenti non sono quelli che si ricevono ma quelli che si costruiscono giorno dopo giorno, con la coerenza delle proprie azioni.
Oggi, mentre Alba e l'intero mondo dell'impresa italiana la salutano con commozione, mentre le campane delle chiese di Langa suonano a lutto per una figlia che ha onorato la propria terra, rimane il suo esempio luminoso.
Maria Franca Fissolo ci ha insegnato che si può essere protagonisti della storia economica del proprio tempo senza perdere la propria umanità, che si può conquistare il mondo senza dimenticare il proprio paese, che si può costruire un impero mantenendo intatto il cuore in una piccola città.
La signora delle Langhe ci lascia un'eredità che va ben oltre i numeri di bilancio, per quanto straordinari.
Ci lascia la dimostrazione vivente che il successo più autentico è quello che sa coniugare crescita economica e sviluppo sociale, innovazione e tradizione, apertura al mondo e fedeltà alle proprie radici.
Ci lascia la certezza che l'impresa può essere strumento di progresso umano oltre che di profitto, che la ricchezza ha senso solo se condivisa, che la grandezza si misura non su quello che si accumula ma su quello che si dona al prossimo.
Nel silenzio commosso di queste colline, mentre il vento di febbraio accarezza i rami spogli delle nocciole che torneranno a fiorire, Maria Franca Fissolo in Ferrero continua a vivere. Vive nei sorrisi dei bambini di tutto il mondo che aprono un ovetto Kinder, vive nel benessere dei lavoratori che ogni giorno entrano negli stabilimenti Ferrero, vive nella cultura e nella solidarietà che la sua Fondazione continua a seminare. Vive, soprattutto, nell'esempio di una vita spesa bene, di una donna che ha saputo essere grande rimanendo semplice, potente rimanendo umana, ricca e possidente rimanendo generosa.
La lezione che Maria Franca Fissolo lascia a noi giuristi, a noi professionisti, a tutti coloro che operano nel mondo dell'impresa, è di una chiarezza cristallina: il diritto e l'economia trovano il loro senso più profondo quando si mettono al servizio della persona umana, quando diventano strumenti di giustizia sociale e di progresso collettivo.
La sua vita è stata la dimostrazione pratica che l'eccellenza imprenditoriale e la responsabilità sociale non sono obiettivi contrapposti, ma facce della stessa medaglia, espressioni complementari di una visione etica dell'agire economico che trova nelle radici territoriali e nei valori umani la propria linfa vitale.
Addio, signora delle Langhe. Il vostro esempio di dedizione filantropica, di attaccamento al territorio e di visione etica dell'impresa rimarrà faro luminoso per le generazioni future. L'insegnamento e la scuola di vita della Langa che avete incarnato continueranno a guidarci nel costruire un'economia più giusta, più umana, più attenta ai bisogni della comunità. La vostra eredità morale vivrà per sempre nei cuori di chi ha avuto il privilegio di conoscervi e nell'esempio duraturo di come si possa coniugare successo e servizio, ricchezza e generosità, globalità e territorialità.
Avv. Erik Stefano Carlo Bodda è avvocato del foro di Torino, già iscritto nei fori di Madrid e Parigi ed abilitato alle difese avanti le Giurisdizioni Superiori. Ha conseguito il diploma presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali della LUISS e ha operato in Europa, Africa, America latina e Medioriente. È fondatore dello studio legale BODDA & PARTNERS con sedi in Italia e all'estero.
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