Quando la geopolitica incontra l'umanità: riflessioni di un giurista
L'11 febbraio 2026 rimarrà impresso nella memoria collettiva come il giorno in cui Cuba ha toccato il fondo di una crisi che affonda le radici in oltre sessant'anni di embargo. Mentre il mondo assiste impotente al collasso energetico dell'isola, io, che ho dedicato parte della mia carriera professionale all'analisi delle dinamiche latinoamericane e del diritto internazionale, non posso rimanere in silenzio di fronte a una tragedia umana che trascende ogni considerazione politica.

La "Perla dei Caraibi" si è trasformata in un laboratorio involontario di resistenza umana, dove undici milioni di persone si trovano ostaggio di una partita geopolitica che ha perso ogni senso di umanità. Il governo cubano ha dovuto invocare la temuta "opción cero", riportando l'isola alle condizioni più drammatiche del "Período Especial" degli anni Novanta.

Il Collasso: Anatomia di una Catastrofe Annunciata

La situazione energetica cubana ha raggiunto nel febbraio 2026 livelli di criticità che sfidano ogni immaginazione. La caduta del regime di Maduro in Venezuela e il conseguente blocco delle forniture petrolifere hanno privato Cuba di circa un terzo del suo fabbisogno energetico, creando una tempesta perfetta che minaccia la sopravvivenza stessa della nazione.

I numeri parlano di una tragedia umana senza precedenti: blackout quotidiani di 12-20 ore, paralisi del trasporto pubblico, chiusura di servizi essenziali. La popolazione è costretta a cucinare con carbone e legna, mentre le infrastrutture sanitarie ed educative collassano sotto il peso di una crisi che non risparmia nessun settore.

Dal punto di vista economico, l'economia cubana ha subito una contrazione del 5% nel 2025, accumulando una caduta superiore al 15% dal 2020. Questa recessione prolungata, combinata con la crisi energetica, sta creando le condizioni per un collasso sociale senza precedenti.

L'Esodo Silenzioso: La Diaspora del Nuovo Millennio

I dati demografici rivelano la portata della crisi umana in corso. Secondo il demografo Juan Carlos Albizu Campos, 2,7 milioni di cubani hanno abbandonato l'isola dalla pandemia, riducendo la popolazione da oltre 11 milioni a circa 8-9 milioni di abitanti. Questo esodo rappresenta più di un quarto della popolazione totale e ha privato Cuba di una parte significativa della sua forza lavoro qualificata.

La crisi energetica del 2026 rischia di accelerare ulteriormente questo processo. Cuba ha già perso 1,5 milioni di persone in cinque anni, una "sangría demográfica sin precedentes" che evidenzia il rifiuto del popolo cubano verso un modello che non offre futuro.

Cuba: Un Paese Ancora Sicuro

Dal punto di vista del diritto internazionale della protezione, la situazione cubana attuale solleva interrogativi fondamentali sulla classificazione dell'isola come "paese sicuro". Il nostro ordinamento, attraverso l'articolo 2-bis del decreto legislativo n. 25 del 2008, stabilisce criteri precisi per la designazione dei paesi di origine sicuri, richiedendo che "in via generale e costante, non sussistano atti di persecuzione, né tortura o altre forme di pena o trattamento inumano o degradante, né pericolo a causa di violenza indiscriminata".

La crisi energetica e umanitaria in corso a Cuba, caratterizzata dalla mancanza di servizi essenziali, dalla paralisi del sistema sanitario e dalle condizioni di vita degradanti imposte dalla scarsità di risorse, potrebbe configurare quella "violenza indiscriminata" che esclude la classificazione come paese sicuro.

Le Radici Storiche: Italia e Cuba, un Legame Profondo

Le relazioni tra Italia e Cuba affondano le radici in una storia di cooperazione e rispetto reciproco che trascende le divisioni ideologiche. Fin dal trionfo della Rivoluzione cubana, l'Italia ha mantenuto inalterati i rapporti diplomatici con il regime instaurato da Fidel Castro, resistendo alle pressioni statunitensi per appoggiare l'embargo imposto nel febbraio 1962.

Questa posizione di principio ha caratterizzato la diplomazia italiana per oltre sessant'anni, riflettendo una visione autonoma e indipendente della politica estera che ha sempre privilegiato il dialogo sulla confrontazione. L'Unione Europea è attualmente il primo partner commerciale di Cuba, rappresentando il 33% del suo commercio estero, e l'Italia ha sempre svolto un ruolo di primo piano in questa partnership strategica.

L'Europa di fronte alla Crisi Cubana

Le relazioni diplomatiche tra l'Unione Europea e Cuba, stabilite nel 1988, sono basate su un dialogo politico che promuove la cooperazione, il rispetto per i diritti umani e la modernizzazione dell'economia cubana. L'Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione, applicato provisionalmente dal 1° novembre 2017, rappresenta il quadro giuridico di riferimento per una collaborazione che oggi si trova di fronte a sfide senza precedenti.

La crisi del febbraio 2026 pone l'Europa di fronte a un dilemma etico e giuridico di portata storica. Da un lato, il rispetto della sovranità statale e il principio di non ingerenza negli affari interni. Dall'altro, gli obblighi di protezione delle popolazioni civili derivanti dalla Carta delle Nazioni Unite e dalle convenzioni sui diritti umani.

Implicazioni Giuridiche per la Protezione Internazionale

Dal punto di vista del diritto dell'asilo, la situazione cubana presenta caratteristiche peculiari che meritano attenta considerazione. L'articolo 35-bis del decreto legislativo n. 25 del 2008 disciplina le controversie in materia di protezione internazionale, garantendo procedure che devono tenere conto delle "informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine".

La crisi energetica e umanitaria in corso configura una situazione di "grave danno" nel senso della protezione sussidiaria, caratterizzata dalla mancanza di servizi essenziali, dal collasso del sistema sanitario e dalle condizioni di vita degradanti. Nel caso cubano, il rischio non deriva solo dalla persecuzione politica tradizionalmente riconosciuta, ma anche dalle condizioni umanitarie degradanti che caratterizzano l'isola.

La Pressione Migratoria verso l'Europa

L'analisi della situazione cubana deve necessariamente considerare le implicazioni migratorie regionali e globali. L'ONU ha già avvertito che Cuba può "collassare" se continua l'embargo petrolifero, prospettando scenari di crisi umanitaria che potrebbero generare flussi migratori di proporzioni inedite.

La geografia rende inevitabile che la pressione migratoria si concentri principalmente verso gli Stati Uniti, il Messico e altri paesi caraibici. Tuttavia, la diaspora cubana già presente in Europa e la tradizionale solidarietà internazionale verso il popolo cubano potrebbero generare richieste di protezione anche nel nostro continente.

L'articolo 9 del Testo Unico sull'Immigrazione disciplina il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, prevedendo specifiche tutele per i titolari di protezione internazionale. Le autorità competenti dovranno valutare attentamente ogni singola domanda, considerando la situazione generale dell'isola e le circostanze specifiche di ciascun richiedente.

Il Paradosso delle Sanzioni: Chi Paga Davvero

Il paradosso dell'embargo cubano è evidente: le sanzioni, teoricamente dirette contro il governo, finiscono per colpire principalmente la popolazione civile. La strategia statunitense di "asfixia energética" rischia di configurare una forma di punizione collettiva vietata dal diritto internazionale umanitario.

La situazione energetica dell'isola illustra chiaramente questo paradosso. Le forniture di petrolio venezuelano a Cuba sono drasticamente diminuite, passando da 32.000 barili al giorno nell'ottobre 2023 a soli 8.000 nel giugno 2025. Questa scarsità energetica si traduce in blackout quotidiani che colpiscono ospedali, scuole, case di riposo, rendendo ancora più difficile la vita quotidiana di milioni di persone.

L'Anima di un Popolo Che Resiste

Dietro le cifre economiche e le analisi giuridiche, c'è un popolo che ha fatto della resistenza culturale la propria bandiera. Cuba non è solo l'isola delle difficoltà economiche; è anche la patria di José Martí e Nicolás Guillén, la culla del son e della salsa, la terra che ha dato al mondo medici e insegnanti, artisti e poeti.

È un popolo che ha saputo mantenere viva la propria identità culturale nonostante le avversità, che ha fatto dell'arte e della musica strumenti di sopravvivenza spirituale. Camminando per le strade dell'Avana, si percepisce questa dignità ferita ma non piegata. I cubani hanno imparato a vivere con poco, a inventare soluzioni creative ai problemi quotidiani, a mantenere vivo il senso di comunità anche nelle difficoltà.

Ma questa capacità di resistenza non dovrebbe essere scambiata per accettazione passiva di una situazione insostenibile. La cultura cubana è un patrimonio dell'umanità che merita di essere preservato e valorizzato, non soffocato dalle sanzioni economiche.

Verso una Soluzione: Diritto, Diplomazia e Umanità

La soluzione alla crisi cubana non può essere trovata nell'inasprimento delle sanzioni né nella loro perpetuazione indefinita. Come professionista del diritto che ha operato in contesti internazionali complessi, sono convinto che solo un approccio basato sul dialogo, sul rispetto reciproco e sulla gradualità possa produrre risultati duraturi.

Gli Stati Uniti e Cuba devono trovare il coraggio di superare le logiche della Guerra Fredda. Washington deve riconoscere che l'embargo non ha raggiunto i suoi obiettivi politici dichiarati, mentre ha prodotto sofferenze umanitarie documentate. L'Avana, dal canto suo, deve aprirsi a riforme che garantiscano maggiori spazi di libertà e partecipazione democratica.

Il Ruolo dell'Europa: Ponte tra Due Mondi

L'Europa, e l'Italia in particolare, hanno l'opportunità storica di svolgere un ruolo di mediazione in questa crisi. La tradizione di dialogo costruttivo tra UE e Cuba può diventare la base per un nuovo approccio che privilegi la cooperazione umanitaria sulla confrontazione ideologica.

Sul piano della protezione internazionale, gli Stati membri dell'Unione Europea dovrebbero considerare la possibilità di riconoscere ai cittadini cubani forme di protezione temporanea o sussidiaria, tenendo conto delle condizioni umanitarie degradanti presenti nell'isola. L'articolo 27-quater del Testo Unico sull'Immigrazione prevede procedure specifiche per lavoratori altamente qualificati che potrebbero essere adattate per accogliere i professionisti cubani in fuga dalla crisi.

Conclusioni: Un Appello alla Giustizia

Sessantaquattro anni sono troppi. Troppi per un embargo che non ha raggiunto i suoi obiettivi politici ma ha causato sofferenze documentate a un popolo intero. Troppi per una politica che contraddice i principi fondamentali del diritto internazionale contemporaneo. Troppi per una misura che impedisce a una nazione ricca di cultura e di talenti di contribuire pienamente al progresso dell'umanità.

Come giurista e come essere umano, lancio un appello affinché la ragione prevalga sulla rigidità ideologica, affinché la giustizia prevalga sulla vendetta politica, affinché l'amore per l'umanità prevalga sui calcoli di potere. Il popolo cubano merita di vivere in libertà e dignità, di scegliere il proprio futuro senza condizionamenti esterni, di contribuire al progresso mondiale con le proprie straordinarie capacità.

La crisi del febbraio 2026 rappresenta un punto di non ritorno. O la comunità internazionale trova il coraggio di agire con umanità e giustizia, o assisteremo al collasso di una delle civiltà più ricche e affascinanti dell'America Latina. La scelta è nelle nostre mani, e la storia ci giudicherà sulla base di come avremo saputo rispondere a questa chiamata all'umanità.

L'embargo a Cuba deve finire. Non per simpatia verso un regime politico, ma per rispetto verso un popolo che ha già sofferto abbastanza. La giustizia internazionale e la solidarietà umana lo esigono. È tempo che la comunità internazionale ascolti questa richiesta di giustizia che sale dall'isola più bella dei Caraibi, dove un popolo orgoglioso continua a resistere, a sperare, a credere in un futuro migliore.

L'autore è avvocato del Foro di Torino, esperto in diritto internazionale e questioni latinoamericane. Ha operato professionalmente in diversi Paesi dell'America Latina e ha pubblicato numerosi articoli su tematiche di diritto costituzionale e cooperazione internazionale.


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