Riflessioni sull'indipendenza e il diritto di sciopero della professione forense nel Marocco

La recente mobilitazione dell'avvocatura marocchina contro la riforma della giustizia proposta dal governo rappresenta un momento di particolare significato per la comprensione delle dinamiche che regolano il rapporto tra professione forense e potere esecutivo, non solo nel contesto nordafricano ma più ampiamente nel panorama internazionale. La decisione dell'Association des Barreaux du Maroc di proclamare uno sciopero nazionale, culminato nella sospensione totale dei servizi legali l'8 e 9 gennaio 2026, offre l'occasione per una riflessione più ampia sui principi fondamentali che governano l'ordinamento forense e sulla loro tutela attraverso forme di protesta collettiva.

Il Contesto della Protesta Marocchina

La mobilitazione dell'avvocatura marocchina trae origine da quello che viene percepito come un "mépris total" del Ministero della Giustizia nei confronti delle osservazioni e proposte formulate dai rappresentanti della categoria durante le precedenti consultazioni. La contestazione si concentra su un aspetto cruciale: l'abbandono di un approccio partecipativo nella definizione delle riforme che incidono direttamente sull'esercizio della professione forense.

Come emerge dalle fonti francofone consultate, la tensione tra gli avvocati e il ministero della Giustizia è entrata in una nuova fase dopo l'intervento del ministro Abdellatif Ouahbi al Parlamento, percepito come evasivo rispetto alle preoccupazioni della categoria. La reazione dell'avvocatura si è concretizzata in una escalation progressiva, partendo da una grève nationale per il 6 gennaio 2026, seguita dalla paralisi dell'insieme dei tribunali del Regno per due giorni successivi.

I Principi Fondamentali in Gioco

La protesta marocchina solleva questioni di portata universale che trovano eco anche nell'ordinamento italiano. L'indipendenza della professione forense, infatti, non costituisce un privilegio corporativo ma rappresenta una garanzia costituzionale funzionale all'effettività del diritto di difesa e al corretto funzionamento del sistema giudiziario.

Nel nostro ordinamento, l'articolo 1 della legge n. 247 del 2012 stabilisce che l'ordinamento forense "garantisce l'indipendenza e l'autonomia degli avvocati, indispensabili condizioni dell'effettività della difesa e della tutela dei diritti". Questa previsione normativa riflette un principio di portata costituzionale che trova la sua ratio nella necessità di assicurare che la funzione difensiva possa essere esercitata senza condizionamenti esterni, nell'interesse superiore della giustizia.

La disciplina della professione di avvocato delineata dalla legge professionale forense italiana riconosce espressamente che "l'avvocato è un libero professionista che, in libertà, autonomia e indipendenza, svolge" le proprie attività, sottolineando come questi principi non siano meramente programmatici ma costituiscano i presupposti operativi dell'esercizio professionale.

L'Organizzazione Forense e la Rappresentanza Istituzionale

Un aspetto particolarmente significativo della protesta marocchina riguarda la rivendicazione del ruolo dell'Association des Barreaux du Maroc quale "unico rappresentante legittimo della categoria nel dialogo con le istituzioni". Questa rivendicazione trova un parallelo nell'ordinamento italiano, dove l'ordine circondariale ha "in via esclusiva la rappresentanza istituzionale dell'avvocatura a livello locale e promuove i rapporti con le istituzioni e le pubbliche amministrazioni".

La struttura dell'ordinamento forense italiano, articolata negli ordini circondariali e nel Consiglio Nazionale Forense, quali "enti pubblici non economici a carattere associativo istituiti per garantire il rispetto dei principi previsti dalla presente legge e delle regole deontologiche", riflette l'esigenza di assicurare una rappresentanza unitaria e autorevole della categoria nei rapporti con le istituzioni.

Il Diritto di Sciopero nell'Ordinamento Forense

La forma di protesta adottata dall'avvocatura marocchina solleva interrogativi sulla natura e sui limiti del diritto di sciopero nell'ambito delle professioni forensi. Sebbene l'ordinamento italiano non disciplini espressamente il diritto di sciopero degli avvocati, la giurisprudenza di legittimità ha riconosciuto che tale diritto, pur non essendo illimitato, trova fondamento nei principi costituzionali e deve essere bilanciato con le esigenze di continuità del servizio giustizia.

La peculiarità della professione forense, caratterizzata dalla funzione di "garantire al cittadino l'effettività della tutela dei diritti", impone una particolare attenzione al bilanciamento tra il diritto di protesta della categoria e la tutela dei diritti dei cittadini all'accesso alla giustizia. Tuttavia, quando sono in gioco i principi fondamentali dell'ordinamento forense, la protesta collettiva può rappresentare l'estremo strumento di tutela dell'indipendenza professionale.

Le Implicazioni per il Sistema Giustizia

La protesta dell'avvocatura marocchina evidenzia come le riforme del sistema giustizia non possano prescindere dal coinvolgimento attivo e sostanziale della professione forense. L'essere avocat n'est pas une fonction/métier, mais plutôt une mission humanitaire et de droits humains, come sottolineato nel comunicato dell'Association des Barreaux du Maroc, riflette una concezione della professione forense che trascende la dimensione meramente economica per assumere una valenza di servizio pubblico.

Questa concezione trova riscontro anche nell'ordinamento italiano, dove l'impegno solenne che l'avvocato assume dinanzi al consiglio dell'ordine richiama espressamente la "dignità della professione forense e della sua funzione sociale" e l'impegno "per i fini della giustizia".

Riflessioni Comparative e Prospettive

La mobilitazione dell'avvocatura marocchina offre spunti di riflessione che travalicano i confini nazionali e investono la dimensione universale dei principi che governano la professione forense. La rivendicazione di un approccio partecipativo nelle riforme che incidono sull'ordinamento professionale, la tutela dell'indipendenza e dell'autonomia della categoria, la salvaguardia del diritto di difesa quale pilastro dello Stato di diritto rappresentano valori condivisi dalle avvocature di tutti i paesi democratici.

La paralisi dei tribunali conseguente allo sciopero evidenzia l'impatto che le tensioni tra avvocatura e istituzioni possono avere sul funzionamento del sistema giustizia, sottolineando l'importanza di mantenere un dialogo costruttivo e rispettoso delle reciproche prerogative.

La vicenda marocchina dimostra come la tutela dell'indipendenza forense non possa essere considerata un interesse meramente corporativo, ma rappresenti una condizione essenziale per il corretto funzionamento dello Stato di diritto. Quando tale indipendenza viene percepita come minacciata, la protesta collettiva può rappresentare l'estremo strumento di difesa di principi che trascendono gli interessi della singola categoria professionale per investire l'interesse generale alla giustizia.

Conclusioni

La protesta degli avvocati marocchini contro la riforma della giustizia rappresenta un caso paradigmatico delle tensioni che possono sorgere quando le riforme istituzionali non tengono adeguatamente conto delle specificità e delle esigenze della professione forense. La rivendicazione di un approccio partecipativo, il rifiuto di riforme percepite come lesive dell'indipendenza professionale, la tutela del diritto di difesa quale pilastro dello Stato di diritto costituiscono elementi che accomunano le avvocature di tutti i paesi democratici.

L'esperienza marocchina dimostra come il dialogo tra istituzioni e professione forense debba essere improntato al reciproco rispetto e alla consapevolezza che l'indipendenza dell'avvocatura non costituisce un privilegio ma una garanzia costituzionale funzionale all'effettività dei diritti fondamentali. Solo attraverso un confronto costruttivo e rispettoso delle reciproche prerogative è possibile realizzare riforme che, pur necessarie per l'ammodernamento del sistema giustizia, non compromettano i principi fondamentali su cui si fonda l'ordinamento forense.

La mobilitazione dell'avvocatura marocchina, con la sua richiesta di ritiro del testo e riscrittura attraverso un nuovo ciclo di consultazioni, rappresenta un monito per tutti i legislatori: le riforme della giustizia, per essere efficaci e legittime, devono nascere dal confronto e dalla condivisione con tutti i soggetti che operano nel sistema giudiziario, nel rispetto dei principi costituzionali e delle garanzie fondamentali che caratterizzano lo Stato di diritto.


Erik Stefano Carlo BODDA è avvocato del foro di Torino, già iscritto nei fori di Madrid e Parigi ed abilitato alle difese avanti le Giurisdizioni Superiori.

Ha conseguito il diploma presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali della LUISS e ha operato in Europa, Africa, America latina e Medioriente. È fondatore dello studio legale BODDA & PARTNERS con sedi in Italia e all'estero.

Il Dott. MOHAMED ELBAHI è cittadino italiano di origine marocchina, è cultore delle materie giuridiche del Regno del Marocco e collaboratore di lunga data con l'avvocato BODDA.

© 2025 - Tutti i diritti riservati


Foto: 123rf.com
Altri articoli che potrebbero interessarti:
In evidenza oggi: