Diffamazione su Facebook se non si prova il furto d'identità
Annamaria Villafrate |

Diffamazione su Facebook se non si prova il furto d'identità

Per la Cassazione è corretta la condanna dell'imputato per il reato di diffamazione se l'imputato si limita a dichiarare il furto della sua identità senza denunciare
Indubbia la riconducibilità dei messaggi offensivi pubblicati su Facebook e indirizzati al Comandante della Polizia Municipale se non è stata fatta denuncia per il furto di identità

Condanna per diffamazione su Facebook

Merita la condanna, anche risarcitoria, per diffamazione l'imputato che contesta l'attribuzione del messaggio pubblicato sul profilo Facebook a se stesso, ma non denuncia alcun furto della propria identità e che indirizza a un Comandante della polizia municipale offese degradanti e accuse di occupare un posto pubblico senza averne titoli e meriti.

Così conclude la Cassazione nella sentenza n. 40309/2022 (sotto allegata).

Messaggi non riconducibili all'imputato e frasi non offensive

Vicenda processuale che inizia quando l'imputato viene condannato per il reato di diffamazione art. 595 c.p commesso in seguito alla pubblicazione di frasi offensive sul suo profilo Facebook nei confronti di un comandante della Polizia Municipale.

In sua difesa l'imputato sostiene che in sede di merito non è stato dimostrato che il messaggio fosse riconducibile a lui. La Corte di Appello in particolare non ha neppure considerato la possibilità che lo stesso imputato potesse essere stato vittima di un furto di identità e che quindi un terzo avere potuto abusare del suo profilo scrivendo il post incriminato.

La Corte ha desunto il mancato abuso del profilo solo perché l'imputato non ha presentato denuncia in tal senso. Discutibile inoltre l'offensività delle frasi che gli sono state contestate e che avrebbero diffamato il destinatario.

Gravi le offese e certa l'attribuzione senza denuncia del furto

La Cassazione però non accoglie il ricorso avanzato ritenendolo inammissibile. Corretta la conclusione della Corte d'Appello sul mancato abuso del profilo da parte di terzi desunta dalla omessa denuncia. Del tutto infondata poi la censura con cui si contesta l'offensività del post, visto che nello stesso si sostiene che il Comandante di Polizia ricopre il suo ruolo senza merito e senza averne i titoli e che lo stesso vale come la farina 00. Offese a cui si aggiunge uno sgradito paragone con le latrine per l'odore sgradevole che emettono da lontano. Indubbia insomma la carica offensiva delle frasi.

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