Il nuovo procedimento in primo grado delineato dagli emendamenti proposti dal Governo al ddl di riforma del processo civile punta alla riduzione dei tempi dei processi e alla concentrazione delle tempistiche
timbro con parola conclusioni e computer

Riforma processo civile: gli emendamenti del Governo

Gli emendamenti che il Governo si prepara a depositare in Senato in relazione al testo di riforma del processo civile (A.S. 1662, attualmente al vaglio della Commissione Giustizia) delineano un sistema fortemente orientato alla riduzione dei tempi dei processi e alla concentrazione delle tempistiche.
Nel documento trapelato in questi giorni sono previste modificazioni importanti, tra cui la valorizzazione dell'Ufficio del Processo e il potenziamento degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, l'innalzamento della competenza per valore del giudice di pace, l'introduzione di un unico rito per i procedimenti in materia di persone, minorenni, famiglia, la semplificazione del processo sommario di cognizione e modifiche, sempre per "snellire" le procedure, anche per quanto riguarda l'appello e il ricorso in Cassazione.

Atto di citazione e comparsa di risposta

Già nell'atto di citazione, andranno esposti in modo chiaro e specifico i fatti e gli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda (cfr. art. 163, terzo comma, n. 4 c.p.c.) e dovranno essere indicati specificamente, a pena di decadenza, i mezzi di prova dei quali l'attore intende valersi e i documenti che offre in comunicazione. Anche il convenuto, nella comparsa di risposta, dovrò fornire la stessa indicazione e proporre tutte le sue difese, prendendo posizione sui fatti posti dall'attore a fondamento della domanda in modo chiaro e specifico.

Alla prima udienza, le parti avranno già articolato le proprie richieste e opposizioni e il giudice avrà già chiaro l'oggetto della controversia. In tale sede, andrà poi assicurato il diritto dell'attore di replicare, anche proponendo domande ed eccezioni che siano conseguenza delle difese svolte dal convenuto, nonché il diritto di entrambe le parti ad articolare i necessari e conseguenti mezzi istruttori se necessario per effetto dell'attività processuale di controparte

Trattazione e istruzione causa: addio udienza precisazione conclusioni

Particolarmente interessanti sono le novità che l'Esecutivo propone di adottare una volta esaurita la trattazione e istruzione della causa. Si tratta di un modello uniforme (sia per le cause di competenza del giudice monocratico che di quelle di competenza collegiale) che prevede che il giudice, ove abbia disposto la discussione orale della causa ai sensi dell'art. 281-sexies c.p.c., potrà riservare il deposito della sentenza entro un termine fino a 30 giorni dall'udienza di discussione.

Invece, qualora non proceda ai sensi della norma suddetta, fisserà direttamente l'udienza di rimessione della causa in decisione, assegnando:
- un termine fino a 60 giorni prima di tale udienza per il deposito di note scritte di precisazione delle conclusioni (con soppressione dunque dell'udienza ad hoc, specificamente dedicata alla precisazione delle conclusioni);
- un termine fino a 30 e 15 giorni prima dell'udienza fissata per la rimessione della causa in decisione per il deposito delle comparse conclusionali e delle note di replica, salvo che le parti non vi rinuncino espressamente.

All'udienza fissata, il giudice si limiterà a riservare la decisione e provvederà poi al deposito della sentenza nei successivi 30 giorni, questo nelle cause in cui il Tribunale decide in composizione monocratica; il termine sale a 60 giorni nelle cause in cui la decisione è adottata in composizione collegiale.
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Foto: 123rf.com
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