Per la Corte di cassazione la lesione del diritto all'autodeterminazione è risarcibile autonomamente ma il paziente deve provare la diversa volontà
cartella clinica con stetoscopio medico

Diritto all'autodeterminazione autonomo ma da provare

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Con l'ordinanza n. 8163/2021 qui sotto allegata, la Corte di cassazione ha ribadito che l'autodeterminazione del paziente è oggetto di un "diritto autonomo e distinto rispetto al diritto alla salute" che trova "fondamento negli artt. 2, 13 e 32 Cost.".

Nonostante ciò, ai fini risarcitori occorre sempre un "giudizio controfattuale su quale sarebbe stata la scelta del paziente ove fosse stato correttamente informato".

Omesso consenso: da cosa discende il danno?

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Per i giudici, l'accertamento della scelta che il paziente avrebbe fatto se fosse stato adeguatamente informato è fondamentale per comprendere l'effettiva origine del danno.

Del resto:

  • di fronte a un consenso senza riserve a un certo intervento da parte del paziente informato, la conseguenza dannosa va imputata esclusivamente alla lesione del diritto alla salute determinata dalla successiva errata esecuzione della prestazione professionale;
  • di fronte al diniego di consenso da parte del paziente informato, il danno biologico scaturente dalla inesatta esecuzione della prestazione sanitaria deve essere riferito sin dall'inizio alla violazione dell'obbligo informativo e concorre alla sequenza causale produttiva della lesione della salute, unitamente all'errore relativo alla prestazione sanitaria, quale danno conseguenza.

Il discostamento dalle indicazioni terapeutiche

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La Corte di cassazione ha ulteriormente specificato che il paziente deve debitamente allegare le conseguenze dannose derivanti dalla lesione del diritto all'autodeterminazione, dato che "il discostamento dalle indicazioni terapeutiche del medico" è una "eventualità non rientrante nell'id quod plerunque accidit".

In ogni caso, tale prova può essere fornita con ogni mezzo e, quindi, anche con il notorio, le massime d'esperienza e le presunzioni.

La posizione di FNMOCEO

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Sulla sentenza si è prontamente espresso il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, che, nel commentarla, ha affermato che la pronuncia n. 8162/2021 "ribadisce, una volta di più, che il consenso informato è fonte di responsabilità professionale per il sanitario che lo raccoglie. E che un'informazione non corretta, incompleta ed omissiva, e priva dei necessari fondamenti in termini di competenze, può generare due diversi tipi di danni: un danno alla salute e un danno da lesione del diritto all'autodeterminazione, distinto dal primo e con ricadute anche patrimoniali. È per questo che l'acquisizione del consenso informato viene, dalla Corte, considerato atto medico: perché suo fondamento sono le necessarie competenze in termini di anamnesi e valutazione dello stato di salute del paziente".

In sostanza, per FNMOCEO, la Corte ha riaffermato "la delicatezza e l'importanza del consenso informato quale atto medico che si correla all'unitarietà del rapporto medico-paziente e che è parte integrante dell'attività professionale a tutela dei diritti costituzionalmente protetti dei cittadini".

Scarica pdf ordinanza Cassazione n. 8163/2021
Vedi anche:
La raccolta di articoli in materia di responsabilità medica
La Guida Legale sulla responsabilità medica
Valeria Zeppilli
Avv. Valeria Zeppilli (profilo e articoli)
Consulenza Legale
E-mail: valeria.zeppilli@gmail.com
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
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