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Gig economy, nuovi diritti per i lavoratori

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Il testo del Parlamento europeo garantisce diritti minimi per chi svolge un'occupazione occasionale o a breve termine, come i lavoratori a chiamata, intermittenti, così come tirocinanti e apprendisti
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di Gabriella Lax - Il Parlamento europeo approva un testo che stabilisce nuovi diritti per la gig economy. In sostanza garantisce diritti minimi per chi svolge un'occupazione occasionale o a breve termine, come i lavoratori a chiamata, intermittenti, a voucher, tramite piattaforma, così come i tirocinanti e gli apprendisti retribuiti se lavorano in media almeno tre ore alla settimana e 12 ore su quattro settimane. I lavoratori autonomi sono invece esclusi dalle nuove norme. Il testo è stato adottato con 466 voti favorevoli, 145 contrari e 37 astensioni. Gli Stati membri disporranno di tre anni per implementare le nuove norme.

Gig economy: le novità per i lavoratori a chiamata

Passi avanti in primis per una maggiore trasparenza: i lavoratori dovranno essere informati fin dal primo giorno, come principio generale e, ove giustificato, entro sette giorni, degli aspetti essenziali del loro contratto di lavoro, ossia descrizione delle mansioni, data di inizio, durata, retribuzione, giornata lavorativa standard o orario di riferimento per coloro che hanno orari di lavoro imprevedibili. I lavoratori con contratti a chiamata o con forme analoghe di occupazione beneficeranno: di un livello minimo di prevedibilità, come orari e giorni di riferimento predeterminati; della possibilità di rifiutare, senza conseguenze, un incarico al di fuori dell'orario prestabilito o essere compensati se l'incarico non è annullato in tempo; del divieto per i datori di lavoro di sanzionare i lavoratori che vogliono accettare impieghi con altre imprese, se le nuove mansioni non rientrano nell'orario di lavoro stabilito e di nuove misure nazionali, da stabilire, per prevenire le pratiche abusive, quali dei limiti allo scopo e alla durata del contratto.

Gig economy, periodi di prova e formazione

I periodi di prova non potranno essere superiori a sei mesi o proporzionali alla durata prevista del contratto in caso di lavoro a tempo determinato. Un contratto rinnovato per la stessa funzione non potrà essere definito quale periodo di prova. Infine, il datore di lavoro dovrà fornire gratuitamente una formazione che sarà inclusa nell'orario di lavoro. Quando possibile, tale formazione dovrà essere anche completata entro l'orario di lavoro.

(19/04/2019 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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