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Addio al geoblocking: ecco cosa cambia

Parlamento e Consiglio europeo dicono "basta" geoblocking ossia ai blocchi geografici ingiustificati nel mercato interno
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di Gabriella Lax – Il geoblocking è una pratica discriminatoria che impedisce, senza giusto motivo, di acquistare prodotti online o di accedere a servizi da un sito web che ha la base in un altro Stato membro.

  1. Come si concretizza il geoblocking?
  2. Geoblocking, che cosa cambia?
  3. Casi nei quali permane il geoblocking

Come si concretizza il geoblocking?

Succede che parecchi siti di ecommerce consentono l'acquisto solo ai clienti del proprio Paese. I clienti che cercano globalmente un servizio o un oggetto vengono reindirizzati nel proprio Paese dove poi molti prodotti non sono disponibili. Ci sono poi altri tipi di blocco: alcuni siti online non accettano carte di credito emesse da banche di altri paesi europei; altri negozi invece negano la registrazione agli utenti che hanno un indirizzo fisico in un altro paese.

Per questo Parlamento e Consiglio europeo dicono addio al blocco geografico ingiustificato, e lo fanno con l'adozione del regolamento 2018/302 recante misure volte a impedire i blocchi geografici ingiustificati e altre forme di discriminazione basate sulla nazionalità, sul luogo di residenza o sul luogo di stabilimento dei clienti nell'ambito del mercato interno. Il regolamento è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea il 2 marzo 2018. L'entrata in vigore è prevista dopo 9 mesi dalla pubblicazione.

Geoblocking, che cosa cambia?

La nuova normativa pone un veto al geoblocking che crea disparità di trattamento in base a nazionalità e luogo di residenza. Quindi saranno eliminate le discriminazioni che riguardano: nazionalità dei clienti, luogo di residenza e luogo di stabilimento.

Il Parlamento europeo elimina questo tipo di restrizioni poiché violano l'articolo 20 della direttiva 2006/123/CE sui servizi nel mercato interno; l'articolo chiarisce che che gli Stati membri dovranno assicurare che i prestatori di servizi stabiliti nell'Unione "non trattino in modo diverso i destinatari dei servizi sulla base della loro nazionalità o del loro luogo di residenza".

Chi pone sul mercato beni e servizi dovrà trattare gli acquirenti di altri Paesi come quelli locali, e garantire loro un accesso agli stessi prezzi, prodotti e servizi; i consumatori avranno la possibilità di fare acquisti online su qualsiasi sito dell'Unione europea, senza essere bloccati o reindirizzati ad altri siti; infine, gli acquirenti online avranno un accesso transfrontaliero più agevole a prodotti, prenotazioni alberghiere, noleggio auto, festival musicali o biglietti per parchi di divertimento.

La ratio del provvedimento è la possibilità di incrementare il volume degli affari e di concluderne migliori per i consumatori on line. Da non sottovalutare poi le maggiori opportunità se si guarda dalla prospettiva delle imprese.

Il risultato sperato è l'eliminazione delle discriminazioni in base alla nazionalità dei clienti, al luogo di residenza e allo stabilimento, verso la realizzazione del cosiddetto mercato unico digitale.

Casi nei quali permane il geoblocking

Il divieto di geoblockong non è però previsto per tutti i beni e servizi. Restano esclusi i contenuti digitali protetti da copyright. In questo caso però c'è una clausola che impone alla Commissione europea di valutare entro due anni se il divieto di geoblocking debba essere esteso a tali contenuti. Esclusi anche servizi di trasporto, finanziari, audiovisivi, sanitari e sociali.

(08/06/2018 - Gabriella Lax)
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