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Agenzie fiscali: ancora incarichi dirigenziali illegittimi

La denuncia della Dirstat sugli incarichi dirigenziali effettuati senza tenere conto delle indicazioni fornite dal ministero delle finanze
agenzia delle entrate fisco

di Gabriella Lax - Ancora conferimenti di incarichi dirigenziali effettuati nel corso degli anni nelle agenzie fiscali senza tener in debito conto delle indicazioni fornite dal ministero delle finanze con regolare nota circolare fin dal 1998. In relazione a questa reiterata violazione interviene Pietro Paolo Boiano, vicesegretario generale della Dirstat (Federazione indipendente di associazioni e di sindacati operanti nel pubblico impiego dei dirigenti) che ricorda come già nel lontano 1998, criteri e modalità da seguire per il conferimento, l'avvicendamento e la revoca di incarichi dirigenziali erano stati oggetto di specifica circolare del 3 febbraio - Prot.68095/1 del Ministero delle Finanze - Direzione generale degli affari generali e del personale. Il provvedimento era indirizzato a tutte le strutture ministeriali nonché agli Organi paralleli al Ministero.

Conferimenti incarichi dirigenziali, criteri ancora inapplicati

L'obiettivo della norma, come chiarisce Boiano, era quello di «assicurare che le nomine avvenissero in assoluta trasparenza e soprattutto che a beneficiarne fossero soggetti in possesso di titoli di merito». In particolare, la circolare faceva leva sull'art. 22 del primo C.C.N.L. sulle posizioni dirigenziali e l'art.12 c.3 del D.L.28.3.1997 n.79, convertito nella Legge n.140 del 28.5.1997, che «fissava i criteri per il conferimento di eventuali reggenze di uffici di livello dirigenziale non generale da assegnare con apposito decreto del Ministro delle Finanze al Personale dei ruoli ad esaurimento. «Vi provvidero i DD.MM. 1910/VI e 1911/VI del 23.12.1997» chiarisce Boiano.

Nonostante siano trascorsi tanti anni dallo scenario che si profilava ad inizio 2000, questi criteri restano inapplicati, tanto che si è arrivati ad un dibattito contenzioso dinanzi alla giustizia amministrativa e da ultimo risolto dalla Corte Costituzionale. Chiude Boiano, con non poco rammarico: «Ma anche la parola definitiva dei giudici costituzionali non è valsa a rimuovere comportamenti non lineari quando non addirittura in aperto contrasto col quadro normativo che regola la materia riguardante la dirigenza. Ciò non vuol dire che la linea di condotta tracciata nell'anno 1998 non potesse essere cambiata. E' pacifico però che non dovesse essere stravolta, anche per non interrompere la continuità di una saggia azione amministrativa da cui non può prescindere il Ministero delle Finanze».

(09/04/2018 - Gabriella Lax)
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